Il Castello Sforzesco - Milano

Mete del 09-09-2017
di Fabiana Peruzzi

Il Castello Sforzesco - Milano

Dopo l'articolo sul Duomo (vedi qui) ho deciso di parlare dell'altro simbolo di Milano: il Castello Sforzesco.

In realtà il vero nome di questa costruzione è Castello di Porta Giovia perché la costruzione iniziale, una piccola fortezza fatta erigere da Galeazzo II Visconti nel 1389, inglobò l'omonima porta romana facente parte, a quel tempo, delle mura medievali e chiamata così in onore di Diocleziano Giovio, imperatore romano d'occidente al tempo in cui Milano era la capitale dell'Impero. Il nome attuale risale ai primi del Novecento, dopo il restauro storico eseguito a fine Ottocento dall'architetto Luca Beltrami.

Ma perché se la costruzione iniziale è di Galeazzo II Visconti si decise di chiamarlo Castello Sforzesco? La spiegazione è semplice: il castello Visconteo venne raso al suolo alla morte di Filippo Maria, ultimo duca Visconti di Milano (1412-1447) e il castello su cui Beltrami ha fatto i lavori era quello fatto costruire da Francesco Sforza tre anni dopo la morte del duca.

Ma andiamo in ordine: Filippo Maria non era ben amato dai milanesi e quando passò a miglior vita, come segno "di affetto", i cittadini ne distrussero il castello e proclamarono la Repubblica Ambrosiana affidando il controllo dell'esercito a Francesco Sforza, capitano di ventura delle truppe viscontee che nel frattempo si era sposato Bianca Maria Visconti - unica erede legittimi di Filippo Maria. Appena entrato a Milano (1450), Francesco firmò un atto di dedizione alla città in cui prometteva di non riedificare il Castello di Porta Giovia; sei mesi dopo convinse i milanesi della necessità di edificare una dimora di carattere difensivo e partirono così i lavori per la costruzione del Castello Sforzesco.

Se pur pensato come Castello (e quindi come reggia), in realtà venne progettato con tutte le caratteristiche di una fortezza: il livello di ingegneria bellica toccato in questa costruzione è altissimo, basti pensare ai due torrioni cilindrici che danno verso la città. Entrambi hanno un una muratura piena spessa 7,5 metri e bugne a punta di diamante pensate per attutire i colpi delle armi da fuoco.

Caratterististica è la Torre del Filarete progettata nel 1452 dall'Architetto rinascimentale Antonio Averulino, detto appunto "il Filarete". Quella che vediamo adesso non è però la torre originale, saltata in aria nel 1521 per lo scoppio della polvere da sparo che qui vi era custodita - l'esplosione provocò la morte di 150 soldati e del castellano ma l'edificio, fortunatamente, rimase difendibile - ma quella ricostruita a fine Ottocento da Luca Beltrami.

L'architetto milanese cercò di ridisegnarla sulla base delle testimonianze visive più note e accreditate: le incisioni dell'Abbazia di Chiaravalle e della Cascina Pozzo Bonelli, ispirandosi anche alla Torre di Vigevano del Bramante. Non sapendo come fosse all'interno, lasciò la torre cava: è infatti l'unica parte non visitabile del castello. Inaugurata nel 1905, venne dedicata a re Umberto I, ucciso a Monza nel 1900.  

In generale, il Castello Sforzesco, con il suo perimetro di circa 800 metri è uno dei castelli più grandi d'Europa: il Cortile delle Armi, pensato per le esercitazioni militari, è grande quasi quanto un campo da calcio.

E chissà come doveva apparire splendente nel Gennaio 1491 in occasione dei festeggiamenti del matrimonio tra Ludovico il Moro e Beatrice d'Este...Si racconta di  drappi decorati appoggiati alle merlate, bandiere colorate mosse dal vento, pergolati in legno per gli ospiti chiamati ad assistere alla tre giorni di tornei e, soprattutto, si ricordano i fantasiosi costumi disegnati, per l'occasione, niente di meno che da Leonardo da Vinci...

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere



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