Le buone erbe: gli strigoli

Natura del 08-04-2017
di Virginia Nistri

Le buone erbe: gli strigoli

È primavera, le giornate si allungano e in mezzo al verde dei prati  spuntano  le erbette spontanee. Se vi capita di uscire a fare una camminata per i viottoli e le stradine che si fanno spazio in mezzo ai campi, state attenti,  sotto i vostri piedi ci potrebbero essere gli strigoli!Proprio così, oggi parliamo degli strigoli.

Questa magnifica erbetta è conosciuta in tutta la Toscana, e Italia, con svariati nomi, tra i quali: erba del cucco, favetta selvatica, fischietti, scriccioli e molti altri. Il suo nome scientifico è Silene vulgaris ed appartiene alla famiglia delle caryophyllaceae.Si dice che il nome Silene, gli sia stato attribuito per la particolare forma che ha il calice del fiore, rigonfio come il ventre del dio Sileno; il nome volgare, strigolo, si riferisce invece allo strigolio che la foglia emette quando viene sfregata tra le dita (caratteristica molto importante per distinguerlo tra le altre erbe).

Si trova in campi incolti, vigneti, oliveti e pascoli ma anche sui ciglioni delle strade.È una pianta erbacea perenne che può raggiungere, quando è in fiore, un’altezza di 70cm circa. Ha una radice fittonante, rizomatosa, che si sviluppa strisciando sul terreno e da cui nascono dei piccoli fusticini che portano ad ogni nodo una fogliolina appiattita, ovale, in posizione eretta. Le foglie si presentano glabre, di un colore verde glauco (verde-azzurro grigiastro caratteristico di piante ricoperte da una patina cerosa) e carnose. Osservando la pianta quindi, noteremo dei gruppetti di foglie che spuntano qua e là in una macchia di terra più o meno sviluppata. Quando l’avete individuata, coglietene una fogliolina e strusciatela tra le dita: se strigola, allora sarete sicuri che si tratta dello strigolo. I fiori, penduli, si sviluppano all’apice del fusto ed hanno una forma a calice, rigonfio con delle nervature verdastre o violacee, alla cui sommità fa capolino la corolla composta da cinque petali bilobati di colore bianco. È una pianta dioica (porta fiori maschili e femminili su piante diverse) o poligama (portante fiori femminili, maschili e ermafroditi sulla stessa). Potrete ammirare i suoi caratteristici fiori tra marzo e agosto in base alla zona in cui la pianta si è sviluppata. Quando i fiori sono secchi, potete coglierli e seminare nel vostro giardino i semi, molto piccoli, a forma di capsula, che si trovano nella parte rigonfia del fiore.

Da febbraio fino a luglio, secondo le zone, è possibile staccarne i germogli e le foglioline. Queste ultime, si possono cogliere fino a quando iniziano a vedersi i primi bocci fiorali.

Lo strigolo, ha un sapore molto deciso, che spicca in maniera quasi inconfondibile rispetto alle altre erbette di campo. Si consumano crudi o cotti, nel secondo caso, lessati, sono ottimi ingredienti per paste e risotti. Aggiungeteli al minestrone, insaporite le frittate o consumateli semplicemente come contorno. Se siete amanti della pasta fatta in casa, triturate le foglioline cotte e usatele come colorante, stupirete i vostri ospiti con delle bellissime e buonissime tagliatelle verdi.Nella medicina popolare, il decotto di strigoli,  trova spazio come rimineralizzante salino, in caso di eccessiva sudorazione.

Cosa aspettate? Mettete ai piedi un paio di scarpe comode, armatevi di sacchetto e coltellino e iniziare la ricerca! 

 

 

 

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere. 




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