Crac BancaEtruria: l'azione di responsabilità e la dormita di Banca d'Italia

Editoriale del 12-10-2017
di Luigi Alberto Alberti

Crac BancaEtruria: l'azione di responsabilità e la dormita di Banca d'Italia

Una banca spolpata. Da errori madornali che hanno portato al collasso dell'istituto bancario storico di Arezzo. La relazione del commissario Giuseppe Santoni è stata una sorta di ghigliottina per un gruppo dirigente che si è alternato dal 2010 in poi nei piani alti di via Calamandrei ad Arezzo, sede di Banca Etruria. La citazione al Tribunale civile di Roma apre il contenzioso più temuto visto che in ballo ci sono tanti soldi, quelli che in teoria gli  ex amministratori devono ridare per il danaro che è stato malgestito. Danaro dei risparmiatori, soldi degli azionisti. Quella relazione ha dato il semaforo verde all'azione di responsabilità resta alla base del processo penale che parte nelle aule del Tribunale di Arezzo e che punta a riunire i filoni della bancarotta. Il ricorso civile quantifica il danno in 520 milioni. 440 per i membri dei consigli d'amministrazione, il resto alla società di revisione, una azienda americana che passava tutto in cavalleria. Nella lista fanno parte anche i direttori generali, la cabina di regia della banca. Il nome di Luca Bronchi è quello più ricorrente perchè il Direttore Generale aveva in mano il motore della macchina e dai suoi imput partivano gli ordini che poi venivano messi in atto dagli stretti collaboratori. Le responsabilità dei componenti dei consigli di amministrazione non sono da meno, visto che hanno approvato atti che hanno portato al fallimento della banca, senza che nessuno alzasse un dito per chiedere conto dei finanziamenti a pioggia che sono stati elargiti (Lo Yacht di Civitavecchia resta l'episodio simbolo del dissesto). Per Santoni si sono trasgredite le più basilari norme della buona amministrazione erogando favori in palese conflitto di interessi. Insomma uno sfascio completo. Nonostante le ispezioni  dell'organo centrale, nonostante tre aumenti di capitale in tre anni compreso un prestito obbligazionario che ebbe un grande successo tra i soci della banca. Santoni poi punta l'indice sul No a Vicenza dopo che era stato suggerito di trovare un partner di elevato standing per salvare la banca. Visto come sono andate le cose nell'istituto veneto non si capisce perchè la relazione insista molto su questo aspetto. In ogni caso resta la stangata. La botta. La certificazione del crollo di un sistema che tutto faceva meno che quello di fare banca. Oltre 67mila persone che hanno posto la loro fiducia sono state ingannate. Per non parlare di quegli obbligazionisti che hanno sottoscritto un patto poi sfumato con il decreto salvabanche. Resta alla fine solo un interrogativo. Santoni è un Commissario Liquidatore di Banca d'Italia. Ma da Palazzo Koch i controlli sono stati tempestivi? Gli ispettori inviati hanno capito quello che facevano. Non bastano le multe comminate per salvare la faccia. Anche Banca d'Italia su tutta questa brutta storia ha dormito, e quando si è accorta del disastro ormai era troppo tardi. 



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