Ubi - sindacati, la nota di Fabi sugli incontri

Attualità del 15-07-2017
di Barbara Perissi

Ubi - sindacati,  la nota di Fabi sugli incontri

Prosegue a Bergamo l’impegnativo confronto fra il Gruppo UBI e i rappresentanti sindacali, sulla revisione del Piano industriale. E’ una trattativa che si protrarrà sino ad ottobre e che prevede molte tappe di avvicinamento, prima di un testo finale.Tra i vari argomenti, la chiusura di quaranta filiali scarse in Banca Etruria - delle quali tre nella nostra provincia – andrà valutata, per comprenderne l’impatto sull’occupazione, dopo aver visto il dimensionamento dei nuovi modelli di filiale e la contestuale presenza di filiali di altre banche del Gruppo UBI.C’è ancora l’incognita del campus di Via Calamandrei, del futuro di tutto il personale che ci lavora a vario titolo. A tal proposito, confidiamo in uffici decentrati della macro area di Roma e anche in sezioni locali di lavorazioni altrimenti accentrate presso la direzione UBI; inoltre, vorremmo presto sapere qualcosa di più sui progetti legati a UBI Sistemi e Servizi, società del Gruppo UBI presente con sette sedi sia nel nord che nel sud Italia, e che dovrebbe andare a reperire un centinaio di lavoratori di BancaEtruria. L’esigenza di una virtuosa gestione delle risorse umane, si deve accompagnare con la valorizzazione delle alte professionalità presenti nella nostra banca. Certo, resta il rammarico per aver perso la sede della macro area territoriale, soprattutto perché avrebbe potuto assorbire sino ad un centinaio di lavoratori. Purtroppo, al di là di lodevoli singole iniziative, forse è mancato uno sforzo comune, un vero lavoro di squadra territoriale - in parallelo con l’attività dei sindacati - un “idem sentire” della società aretina, per garantirci questo importante presidio territoriale; tanto da chiedersi se la mat l’abbiamo persa o se invece non siamo mai stati in gara. Non si può escludere poi, che possano aver giocato a nostro sfavore anche altri elementi, estranei alle mere logiche di progetto industriale. Noi della FABI, da un punto di vista diverso da quello del presidente di Confindustria Sud Toscana, pensiamo che la lunga storia di BancaEtruria va ad innestarsi in quella di un grande Gruppo bancario, che ha anch’esso radici popolari e che è ancora in costruzione; noi lavoratori vogliamo contribuire a questa costruzione, portandoci la nostra storia e quella dei colleghi che ci hanno preceduto. Certo, il marchio sparirà, come è scomparso quello di altre banche locali che via via nel passato sono entrate in Etruria, ma nulla del buono fatto si cancellerà; la “UBI aretina” continuerà a servire il territorio, assieme a tutte le altre banche presenti nella provincia.A proposito di Etruria, l’ex premier Matteo Renzi scrive – in merito al decreto del 22 novembre 2015 che portò alla “risoluzione” delle quattro banche – che si rammarica per aver lasciato alla sola Banca d’Italia la gestione del dossier banche, ma che invece avrebbe dovuto occuparsene lui in maniera diversa. Se l’ex premier ha in programma la presentazione anche ad Arezzo del suo libro, non sarebbe male se ci facesse capire meglio cosa e perché è successo quella domenica sera.Non entriamo nel merito nei rapporti fra Governo e l’Istituto centrale, però notiamo come, prima di Renzi, abbiano espresso forti dubbi o pentimenti sul quel provvedimento lì: la Consob, la Banca d’Italia, l’ABI e il ministero dell’economia; tutti, quando ormai era tardi.Noi della FABI, che il decreto di “risoluzione” lo abbiamo conosciuto ovviamente a cose fatte, e che sin da subito abbiamo detto le stesse cose ora affermate da personalità molto più autorevoli, lanciamo un avviso ai naviganti: talvolta, ascoltare anche la voce dei bancari, non farebbe male.

 

Comunicato stampa 




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