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Martina, traiettoria caduta non compatibile con suicidio, perito sentito in aula

Attualità del
di Barbara Perissi
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Martina, traiettoria caduta non compatibile con suicidio, perito sentito in aula

La dinamica della caduta di Martina Rossi dal sesto piano dell'hotel Sant'Ana di Palma di Maiorca, il 3 agosto 2011, è incompatibile con un suicidio. Lo ha detto il perito del pm Marco Sartini nell'udienza di questa mattina del processo in corso per la morte della studentessa genovese, per la cui morte sono accusati i due giovani aretini Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Martina, ha spiegato il perito Sartini, illustrando i rilievi che ha effettuato sulle foto della polizia scientifica spagnola, è caduta a perpendicolo. “Se si fosse gettata dal balcone – ha detto - o qualcuno l'avesse spinta, la traiettoria avrebbe dovuto essere più arcuata e il punto di impatto più distante rispetto al balcone della camera 609 occupata dai due aretini”. La tesi del perito è quella che ha spinto il Procuratore di Arezzo Roberto Rossi a chiedere ed ottenere il rinvio a giudizio dei due giovani per tentata violenza sessuale e morte come conseguenza di altro reato ma per la prima volta è stata esposta in aula dal consulente. Importante anche il contributo di Marco Di Paolo e Isabella Spinetti, il medico legale e la genetista che effettuarono l'autopsia sul cadavere riesumato. Non sono emerse tracce di Dna dei due imputati, dicono, anche se la salma era in pessime condizioni di conservazione. Di Paolo spiega che le fratture sono tutte compatibili con la caduta, compresa quella alla mandibola che aveva fatto pensare la parte civile a un cazzotto sferrato nel corso dell'ipotetico tentativo di stupro. “Se si fosse trattato di un pugno – ha detto il medico legale - sarebbe stato così violento da far svenire Martina senza darle il tempo di portarsi fino al balcone”.