I segreti di Gnicche nel libro di Enzo Gradassi

Attualità del 04-12-2017
di Luigi Alberti

I segreti di Gnicche nel libro di Enzo Gradassi

Chi era realmente Federigo Bobini detto “Gnicche” e perché aveva quel soprannome?Era davvero una specie di Robin Hood nostrano, che “rubava ai ricchi per dare ai poveri” come ha tramandato la tradizione? Per la prima volta possiamo apprendere il racconto dei suoi veri misfatti attraverso le fonti ufficiali: atti giudiziari, verbali delle forze dell’ordine, testimonianze rese ai magistrati del tempo. E per la prima volta conosciamo le parole con le quali lui stesso, nel corso di molti interrogatori resi ai magistrati, si difese dalle diverse accuse che gli venivano mosse. “Sopracchiamato Gnicche” non è un romanzo, ma il puntuale racconto delle vicende del fuorilegge aretino che ha sullo sfondo la città e la campagna del suo tempo, ricorrendo solo a documenti ufficiali. Il libro contiene molte curiosità e documenti inediti ed affronta le ragioni dell’origine e della persistenza del mito di “Gnicche” nella tradizione popolare aretina, per restituirlo in una dimensione reale, a partire dal suo albero genealogico e dai suoi primissimi reati. Niente di ciò che di fantasioso è stato tramandato per quasi 150 anni e, dunque, niente di ciò che si può trovare in rete digitando il suo nome in un motore di ricerca.Il racconto consente di fare la conoscenza dei suoi complici occasionali e dei suoi avversari, dei suoi vizi e dei suoi amori, dei minimi dettagli delle rapine e degli omicidi che commise, del modo in cui venne arrestato e di come evase; dei luoghi dove si nascose e di chi gli procurò una complice ospitalità. L’epilogo della sua vita è raccontato in tutte le versioni che vennero fornite dopo la sua morte e di come vennero individuati e catturati i suoi occasionali compagni per porre fine ad una stagione di criminalità diffusa.L’appuntamento per la presentazione del volume è al Circolo Artistico di Arezzo, Corso Italia 108, Giovedì 7 dicembre alle ore 17. Con l’autore interverranno Massimo Baioni dell’Università di Siena e Guido Albucci, direttore di Radio Italia 5.




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