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De André e Brassens, l'allievo e il maestro

Musica del
di Luca Amodio
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De André e Brassens, l'allievo e il maestro

La Francia concede l'indipendenza a Tunisia e Marocco; nel corso del XX Congresso del PCUS Nikita Kruscev denuncia i crimini di Stalin: è la rocambolesca primavera del ‘56. Intanto, nei caruggi genovesi, in via Trieste 8, il professor De André, di ritorno da uno dei consueti viaggi in Francia, porta ai propri figli due 78 giri di George Brassens, massimo esponente del cantautorato francese. Uno in particolare ne rimane folgorato. Il suo nome è Fabrizio.

Il giovane, che fino ad allora si dilettava modestamente nella musica jazz e country, verrà infatuato dell’artista transalpino tanto da cambiare radicalmente la sua identità musicale seguendo colui che definirà “il maestro di pensiero e vita”.“Mi ha sconvolto la vita. Se ho iniziato a fare questo mestiere è solo merito suo”, Bicio nelle opere dell’artista di Sète scopre se stesso, vede rispecchiata la sua realtà. Nei temi scabrosi e impegnati, nei personaggi umili ed emarginati, Fabrizio trova l’ispirazione per descrivere i caruggi e per concepire tutti i personaggi delle sue future emblematiche ballate.

De Andrè nutre il suo spirito libertario ed anticonformista con la poetica di Brassens. Essa amplifica la sua lotta contro l’intolleranza e la violenza, soprattutto nei confronti dei deboli, coloro che, seppur emarginati e disadattati, godevano della simpatia di Faber. Forte è l’impegno di entrambi nel sociale, nel rivendicare il peso della dignità umana e l'uguaglianza di tutti gli esseri viventi.

I punti di contatto tra i due colleghi non sono finiti. Su binari paralleli, oltre la giustizia sociale e il concetto di Dio e Uomo, viaggia anche la coscienza politica. A seguito dell’incontro - ascoltando la sua musica, leggendo i suoi testi, documentandosi - Faber comincerà ad abbracciare il pensiero anarchico del francese che sposerà definitivamente con lo studio dei testi di Bakunin, Malatesta e Kropotkin. Anarchica sì, ma individuale. “Mi piace il pensiero solitario, detesto il  gregge...il mio individualismo anarchico è una lotta per pensare liberamente, non voglio un gruppo che mi detti legge” ,“per me una persona eccezionale è quella che si interroga di continuo laddove gli altri vanno avanti come pecore”. Le parole di Brassens sono forti ed ispiratrici per il genovese che ne farà uno stile di vita.

Non a caso, quindi, De Andrè, nelle prime produzioni, decide di rendere omaggio al suo maestro traducendo alcune sue canzoni. Versioni lodate anche dallo stesso Brassens, peraltro di origine italiani dalla parte della madre, per la coerente trasposizione rispetto le originali. In questo lavoro sono due le composizioni da citare: “il gorilla” satirica denuncia contro la pena di morte e “Morire per delle idee” perentoria accusa verso le guerre condotte da falsi ideali. Oltre che nelle traduzioni, l’influenza brasseniana è tangibile, seppur più implicitamente, anche in altre liriche dell'allievo. Viceversa, saranno vari gli aspetti deandreani, titoli e temi, che il francese assorbirà negli anni.

Nel 1969 Faber si trova a Parigi. Negli stessi giorni Brassens si esibisce nella capitale francese. I due possono finalmente incontrarsi. Invece no: “Ho sempre  evitato di conoscerlo di persona. Mi serviva troppo tenermelo come mito. Se questo mito, conoscendolo, fosse crollato mi sarebbe crollato il mondo. Sicchè ho preferito immaginarlo soltanto attraverso le sue canzoni". Un’intuizione probabilmente corretta. Difatti, se il francese nelle sue canzoni appariva così energico e, talvolta, allegro, in realtà, era un gran timido dal carattere aspro e complesso.

Quanto detto non deve far alludere ad un’emulazione unidirezionale di De Andrè nei confronti del francese. Nei fatti, il legame tra i due artisti fu una relazione, basata su una condivisione di ideali comuni, proficua e simbiotica. Entrambi, nelle loro opere, riuscirono a raccordare armonicamente poesia e musica concependo un frutto denso di significati: un modello concreto di poesia contemporanea, un’eredità indispensabile per tutta la musica d’autore a venire. 

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