Caro diario, il passato non è una terra straniera

Mete del 19-06-2017
di Lucia Cini

Caro diario, il passato non è una terra straniera

Bologna, 20 marzo 2016

 

Caro diario, oggi ho realizzato uno dei miei piccoli, e davvero strani, sogni.

Anni liceali. Era di sera. Forse inizio primavera. Magari per caso, o magari no, mi ritrovai a leggere tante storie e a guardare un documentario: uno di quelli che poi non ti fa prendere sonno, che ti cambia nel profondo pur ancora non potendolo sapere. La pelle si accappona, il respiro si fa tremulo e singhiozzante. Nel 1980, il 27 giugno, Giuliana S. viene accompagnata dai nonni all’aeroporto di Bologna. Ha undici anni e una bellissima pagella tra le mani, di cui è così fiera da non vedere l’ora di abbracciare il suo papà per mostrargliela ed esserne felice assieme a lui. Per fiondarsi tra le braccia di papà Roberto, Giuliana deve arrivare a Palermo, lì dove egli abita e dove lei stessa si trasferirà. E’ un’estate importante, una nuova vita in avvenire per lei e per suo padre. E’ un volo importante, Giuliana viaggia da sola. I nonni che la salutano e si commuovono, che la accompagnano stringendole le mani e dandole gli ultimi baci, le ultime carezze al cordone d’imbarco: arrivano le hostess, è tempo di andare. Giuliana entra in aereo, si mette seduta: è coccolata come a casa, tra caldi sorrisi e premure materne. L’aereo si prepara al decollo, ancora è giorno fuori (sono quasi le 20.08), ci sono tante persone a bordo: giovani, famiglie, signori anziani, fidanzati, innamorati. Giuliana sarà emozionatissima: stringe forte forte la sua bambola.                                                                            

Caro diario, ti sembrerà impossibile ma ho qui davanti un libricino, e tra le varie foto, c’è anche quella della bambola di Giuliana. Il libricino l’ho trovato qui a Bologna, in via di Saliceto 3/22. Ci sono le foto di tutti gli oggetti personali appartenuti ai passeggeri del volo IH870, mai atterrato a Palermo, mai arrivato a destinazione. I collegamenti del DC9 coi radar di controllo si interruppero dopo le 20.56. L’aereo scompare: nessuna più traccia dalla terraferma. A notte fonda si avvista una chiazza oleosa tra Ponza e Ustica, segue il rinvenimento di oggetti e corpi umani; di questi ne sono recuperati soltanto trentotto.

Quello di Giuliana è rimasto nel blu profondo del mare. Diario caro, non starò ad angustiarti con le vicende di quello che è stato l’iter investigativo più “grandioso” e costoso della storia della Repubblica Italiana. Non voglio farti indignare né diventare  furioso di rabbia. Non ne vale proprio la pena sai, perché a trentasei anni di distanza i parenti delle vittime e l’Italia tutta non hanno ancora in mano i nomi dei responsabili. Voglio invece parlarti del Museo per la Memoria di Ustica, qui a Bologna in via di Saliceto dal 2007. L’ingresso è gratuito, non vi sono cifre capaci di restituire ciò che è stato strappato via.  Dentro la sala i resti del relitto ricostruito, inabissatisi a 3700m di profondità ed estratti tra il 1987 e il 1991, e l’opera di installazione permanente pensata e creata dall’artista francese Christian Boltanski.  Intorno al velivolo ottantuno specchi neri - tanti quante le vittime - dai quali parte un coro continuo di voci trasmesse dagli altoparlanti. “Non vedo l’ora di arrivare, amore mio”, “Ci vediamo a cena a casa allora”, “Avrò spento le luci di casa?”. Frasi e frammenti di parole “qualunque” che si sovrappongono creando un’atmosfera surreale, durante la quale il mio cuore ha smesso, credo, di palpitare: è un’emozione violentemente gelida, che trafigge e rende inermi, paralizzati. Dal soffitto scendono altrettante lampadine, ottantuno, che si accendono e si spengono lentamente, come se seguissero il ritmo di un battito cardiaco, quasi fosse un respiro simbiotico e collettivo, tra noi e loro. Tra noi, Giuliana e tutti gli altri.  Nove scatole nere, poste vicino ai resti, contengono gli effetti personali delle vittime: come se fossero ancora dentro ai loro bagagli, restano lontani dagli sguardi altrui, protetti e custoditi. Caro diario, questa sera ho pianto come la prima volta che immaginai Giuliana con la sua bambola stretta a sé, gli occhi sognanti che sorridono al cielo sempre più rossastro. Da qui, da questo Museo, ne sono convinta, dovrebbero passarci tutti.

Che il passato, ricorda, non è una terra straniera.  

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.            




POTREBBERO INTERESSARTI