Life - Non oltrepassare il limite: un film già visto

Cinema del 30-03-2017
di Niccolò Sandroni

Life - Non oltrepassare il limite: un film già visto

Nel firmamento dei film a tema spazio Life non brilla di luce propria bensì riflessa da altri corpi celesti, in particolare da Alien.

Il film è diretto da Daniel Espinosa, già regista di Safe House e Child 44, qui però alla sua prima esperienza in ambito fantascientifico. Gli interpreti principali sono i noti Jake Gyllenhaal e Ryan Reynolds e la meno nota Rebecca Ferguson, vista di recente ne “La ragazza del treno”.

Life racconta le vicende di un gruppo di astronauti e scienziati, i quali, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, studiano una forma di vita proveniente da Marte ed iniziano ad avere i primi riscontri con essa. La pellicola inizia in modo irriverente grazie a Ryan Reynolds - che sembra essere ancora nei panni di Deadpool - bilanciato però da un serioso e distaccato Jake Gyllenhaal. Purtroppo, come fanno presagire le battute di spirito, la disgrazia è dietro l’angolo ed ecco che il simpatico alieno soprannominato affettuosamente Calvin diventa un pericolosissimo nemico.

Calvin passa dal livello cellulare fino ad assumere le sembianze di una manta, cresce in brevissimo tempo sia di massa che di intelligenza ed inizia a seminare il terrore nella Stazione Spaziale Internazionale. Lo stillicidio ha inizio e gli umani sono portati a scelte drastiche per salvarsi, ma soprattutto per evitare che questo essere arrivi sulla Terra mettendo in pericolo la sopravvivenza della specie. Ovviamente Calvin non ha nessuna intenzione di morire, perché, proprio come l’uomo, ha in sé uno spirito di sopravvivenza che lo porta a resistere alle più estreme condizioni: ecco spiegato il titolo. Mentre, la seconda parte del titolo nella sua versione italiana ci spiega un’altra cosa: se, come si dice, la paura è in ciò che non si conosce un motivo c’è.

Nel complesso il film è gradevole ma non convince del tutto, facciamo alcune precisazioni. Ha una buona dose di adrenalina, Rebecca Ferguson e Jake Gyllenhaal tengono egregiamente la scena, la visione dello spazio e della stazione spaziale è ben fatta avvicinandosi (ma non troppo) alla perfezione di Gravity che vinse un Oscar per i migliori effetti speciali, appunto. I difetti del film sono però evidenti: la trama è facilmente intuibile, oltre che poco innovativa a causa dei continui “omaggi”, più o meno evidenti, ad altri film del genere. Nello specifico è davvero innegabile la somiglianza con l’Alien di Ridley Scott ed i suoi sequel, non solo per la storia di un alieno che, inizialmente sottovalutato, procede a sterminare l’equipaggio, ma anche per le singole scene che hanno reso famosi quei film. Due esempi tra tutti: l’utilizzo del lanciafiamme come strumento per contrastare l’alieno, la celeberrima scena del face-to-face dell’alieno con la protagonista Ellen Ripley, nel terzo capitolo della saga diretto da David Fincher.

La narrazione del film vuole arrivare il prima possibile alla fase cruenta e ansiogena del racconto senza però rinunciare alla parte spensierata dell’inizio. La storia non ha problemi di durata (103 minuti) ma di utilizzo del tempo a disposizione, si ricorda che il sopracitato Gravity con i suoi 90 minuti riesce perfettamente a trasmettere una forte paura senza bisogno di preamboli e divagazioni.
Per quanto riguarda il contenuto pare evidente che la trama e le parole dei personaggi - attraverso il confronto tra l’alieno, l’uomo e le loro esistenze - tentano con tutte le forze di far emergere un elemento filosofico che purtroppo si percepisce a malapena. L’unico concetto che può risultare è quello di homo homini lupus, quindi la battaglia tra gli uomini al fine di sopravvivere, massima che vede d’accordo anche l’alieno. Tuttavia non è una base abbastanza solida su cui reggere il film.

Per come è girato e per quello che vuole raccontare, Life vorrebbe essere una sintesi tra Alien e Gravity ma fallisce nel suo intento. Se partiamo quindi dall’assunto che Life non vuole dare alcun insegnamento, ma vuole essere solo un thriller ambientato nello spazio, allora possiamo usare una metafora calcistica e dire che il film si salva in calcio d’angolo.
In conclusione una piccola curiosità: vagando su internet si possono trovare alcune considerazioni interessanti tra le quali una, non accreditata, che ipotizza Life come un prequel della storia di Venom, famosa nemesi di Spiderman.

 

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