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Perchè il 25 Aprile bisogna cantare Bella Ciao

Editoriale del
di Luigi Alberti
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Perchè il 25 Aprile bisogna cantare Bella Ciao

Oltre la retorica nel segno del rispetto e del riscatto. La Storia prima di tutto. Il 25 Aprile resta una data simbolo, lo spartiacque tra democrazia e dittatura, tra Fascismo e Antifascismo. E' vero l'immagine dei cadaveri a testa giù di Mussolini e dei suoi gerarchi rappresenta una immagine truce, un gesto forte che pose la parola fine alla tirannia che ebbe il consenso popolare perchè il Regime fino al 1940, fino a quel 10 giugno, giorno in cui venne consegnata la lettera della dichiarazione di guerra agli ambasciatori di Francia e Gran Bretagna, era popolarissimo, se non amato, adulato. Tutto si ruppe quando arrivo' la guerra, i bombardamenti, la tragedia dell'Armir, l'8 settembre, l'invasione dei nazisti, la creazione di quello stato fantoccio che rispondeva al nome di Repubblica Sociale. Furono gli anni della Guerra civile e del risveglio della coscienza democratica. Chi non si era mai arreso torno' a fare politica, nacque il Cln e con quello spirito potè essere costruita l'idea del nuovo stato democratico. C'era stata la carta di Camaldoli a porre le basi di quella che poi divenne il 1 gennaio 1948 la Costituzione, poi la guerra partigiana che vide impegnate in prima fila donne e uomini che si ribellarono al quadro aveva aveva portato il paese nel baratro. C'era anche chi opto' di restare con i fascisti, i giovani di Salo'. Erano tanti. Scelsero la parte sbagliata, perchè in quel momento l'Onore andava difeso lottando contro i tedeschi, contro l'invasore che aveva umiliato quella coscienza nazionale, quella dignità che era frutto di una storia bimillenaria. Dipingere la Resistenza come un derby tra comunisti e fascisti è un luogo comune che per certi aspetti ha fatto giuoco a qualcuno. La Resistenza è stato un momento di riscatto che ha portato a quel 25 Aprile che non può essere considerata una festa divisiva. Poi che dopo ci siano state pagine tutte da chiarire è un'altra storia e diamo atto a Pansa di avere avuto il coraggio di aprire una pagina di storia scomoda (L'eccidio di Porzus su tutti). Ma la Resistenza è quella dei Fratelli Cervi, è quella del mitico comandante Bisagno, della brigata Cremona, di Gino Bartali che nascondeva i documenti per salvare gli ebrei sfuggendo alle angherie della banda Carità, delle stragi da Marzabotto a Civitella per arrivare alle Fosse Ardeatine. La Resistenza sono le 4 giornate di Napoli, i martiri di Cefalonia, l'ingresso dei partigiani ad Arezzo prima degli Alleati, l'abbraccio dei fratelli Valentini davanti al Sagrato del Duomo. Ecco perchè andava suonata a Poggio del Sole Bella Ciao. Prendiamolo come incidente di percorso....