Le Guerrilla Girls reinventano il femminismo

Curiosità del 10-03-2017
di Benedetta Bisaccioni

Le Guerrilla Girls reinventano il femminismo

È da poco trascorso l’otto marzo, la famosa festa della donna. Al di là della valutazioni in merito alla tristezza di aver ancora bisogno di una giornata per il cosiddetto gentil sesso e a dispetto della millantata parità tra i sessi, quest’anno l’otto marzo (rinominato Lotto Marzo) ha portato moltissime donne a scendere nelle piazze a manifestare contro la violenza di genere, per i propri diritti sia in ambito lavorativo sia nella mera dignità di essere donna e  come tale, libera di autodeterminarsi.Il primo sciopero femminista di 24 ore, organizzato da diverse realtà del sindacalismo di base, porta lo slogan “Nonunadimeno”, alludendo al movimento contro il femminicidio (Ni una menos) sorto in Argentina già dal 2015.

La manifestazione ha coinvolto sia il settore pubblico sia quello privato, lasciando ampio margine di scelta alle donne sulle modalità di sciopero ( sciopero in bianco, astensione, vestendosi con i colori della manifestazione, il nero e fucsia) e svolgendosi in diverse città italiane come Roma e Bologna, fino  a raggiungere piazze di 49 Paesi.

In armonia con la giornata di mercoledì,  ho deciso di focalizzare l’argomento dell’articolo su un movimento femminista che pone l’accetto su un altro ambito, che forse pochi sanno essere scenario di discriminazioni sessiste,  anche in Italia.

Nell’aprile del 2015 sono tornata per la mia sesta volta a Madrid con la scusa di rivedere dei cari amici dell’Erasmus. La metà di questi  sono artisti, così mi portano a vedere il Matadero, ex mattatoio comunale, riqualificato come centro culturale ed intrattenimento. Un  posto poco conosciuto rispetto al Prado o al Reìna Sofia, ma davvero speciale.  In quel periodo il centro ospitava la mostra sulle “Guerrilla girls”. Le "Guerrilla Girls” è un gruppo anonimo femminista, composto da artiste, che combattono la discriminazione e il razzismo nel mondo dell’arte. Le Guerrilla denunciano la mancanza di determinati gruppi sociali all’interno delle gallerie, dei principali musei mondiali e soprattutto la forte sproporzione tra il numero delle opere esposte di artisti uomini rispetto a quelle delle donne. Le artiste mantengono il proprio anonimato indossando una maschera di scimmia durante le interviste, le esibizioni pubbliche e presentandosi con uno pseudonimo dedicato ad un’artista morta. Uno dei poster più famoso ed emblematico raffigura una donna nuda,  che indossa una maschera da scimmia, con la frase “ Le donne devono essere nude per entrare nel Met (Metropolitan) museo?”; riportando, inoltre, le statistiche: infatti soltanto il 5% degli artisti esposti sono donne, ma paradossalmente l’85% dei nudi raffigurati nelle opere sono  corpi femminili.

Il gruppo nasce nel 1985 a New York e, durante i primi anni, si limita ad affiggere nelle strade manifesti politici di denuncia sulla discriminazione tra i sessi. Negli anni il numero delle Guerrilla è aumentato esponenzialmente; sono quasi 55 artiste, da scrittici a pittrici, in tutto il mondo e anche le performances hanno assunto le forme più diverse: sono state circa 100 le proiezioni pubbliche, hanno pubblicato una serie di libri e hanno allestito mostre sul tema in numerose città tra cui New York, Madrid, Bilbao, Los Angeles, Shangai.

Inoltre, le Guerrilla attualmente rivolgono lo sguardo a tutti gli ambiti artistici, dal cinema (in particolare, ad Hollywood), al teatro, ai video musicali, sottolineando come la mentalità maschilista propria dei musei, sia presente in qualsiasi realtà artistica e non soltanto. Personalmente trovo particolarmente interessante la scelta delle combattenti di utilizzare l’humor  come linguaggio dei propri manifesti, toccando così un tema delicato, ma in maniera estremamente intelligente.Io credo che in Italia ci sia lo stesso problema; tuttavia che ne manchi la consapevolezza. Penso, infatti, che ci siamo abituati a vedere in televisione donne che utilizzano la propria immagine e la propria nudità per lavorare. Probabilmente è facile retorica, ma sono fortemente convinta che spesso la responsabilità di questa forma mentis, palese nel mondo televisivo e non soltanto, sia delle donne stesse che la permettono.

Pertanto, vorrei concludere l’articolo con la dichiarazione di Mariam Mafai, la quale in occasione del 8 Marzo del 2011, augurava a tutte le donne una corsa pulita: “Corri, bambina, corri..., tu che hai buona la testa, le gambe e il cuore. Corri senza rallentare davanti agli ostacoli, alla stanchezza, alla nostalgia (che pure talvolta ti coglie) del tempo della lentezza e della protezione. Corri per arrivare dove avevi deciso, per soddisfare il tuo sogno e la tua ambizione. La modestia, la rinuncia alle proprie ambizioni, se pure riuscirono, segretamente, a nutrirle, fu il connotato delle donne delle generazioni che ti hanno preceduto, donne educate alla modestia e alla rassegnazione, a mettersi al servizio dell'ambizione del maschio della famiglia, fosse il marito, il fratello, il figlio. Tu sei diversa, tu hai deciso di arrivare dove ti sei proposta.

Tra le donne che oggi hanno successo, molte portano nomi illustri. Hanno successo, dunque, per diritto ereditario. Tu non hai un nome illustre, né una famiglia importante alle spalle, ma hai buona la testa, le gambe e il cuore. E hai diritto a correre, e ad arrivare prima se la corsa non sarà truccata. Noi, della generazione che è venuta prima di te, una generazione che si è impegnata nella corsa, che spesso ha vinto, che più spesso ha perso, ti daremo una mano, se ce la chiederai. Ma tu devi sapere che hai diritto a una corsa non truccata, che hai diritto al successo.”

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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