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C'è anche chi ha paura del proprio ombelico

Salute e Bellezza del
di Elisa Marcheselli
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C'è anche chi ha paura del proprio ombelico

Possono esistere tante fobie quanti sono i punti di vista e le percezioni delle persone. Le fobie sembrano davvero infinite e possono essere davvero stravaganti.

C’è chi scappa alla vista delle zampe dei volatili, chi non riesce a guardare un ombelico senza tremare (omfalofobia), chi ha il terrore degli uomini calvi, chi ha un’avversione assoluta per gli aghi di qualunque sorta, chi ha timore del Papa, dei colori, dei suoni, delle parole lunghe, o chi ha la fobia del formaggio o del burro d’arachidi per un’irragionevole timore che si attacchi al palato.

 Le fobie specifiche più diffuse riguardano: gli animali (serpenti, insetti, topi ma anche cani o gatti); e le situazioni in cui ci si può trovare come i luoghi chiusi, i ponti, l’altitudine (acrofobia) o gli elementi naturali come l’acqua. Sono molte le forme di fobia, più o meno scientificamente fondate, alle quali ciascuno di noi può andare incontro.  Ad oggi non esiste una causa certa e sicura di come nascono le fobie e le ansie dentro di noi, ma è chiaro il concetto che più che ricercare una causa specifica è più corretto parlare di molteplici fattori (ambientali, genetici, situazionali, educativi) che possono far insorgere tale problematica.

I disturbi d’ansia, sono la patologia psichica più frequente: si stima che almeno il 5 per cento delle persone soffra di ansia persistente nel corso della vita e le donne hanno un rischio doppio rispetto agli uomini di svilupparla. Due ansiosi cronici su tre spesso soffrono anche di un altro disturbo fra fobia sociale, fobie specifiche o attacchi di panico e i giovanissimi non ne sono immuni.

Le fobie specifiche possono comparire anche attorno ai sette, otto anni —un esempio sono la paura del buio, degli spazi chiusi o di certi alimenti o animali. Anche il disturbo d’ansia sociale è precoce: in genere si sviluppa durante l’adolescenza e lo stesso vale per l’agorafobia (paura degli spazi aperti o affollati). In alcuni casi le fobie specifiche si attenuano o risolvono crescendo, ma in generale senza intervento non si guarisce. Purtroppo molti impiegano anni prima di capire che i malesseri provati in alcune situazioni, sono associati ad un disturbo d’ansia.

Ricordiamoci che da pochi anni l’evoluzione digitale ha portato con se una nuova forma di fobia la “nomofobia” letteralmente la paura da disconnessione, la paura ossessiva di non essere raggiungibile al cellullare.

È importante sottolineare la differenza sostanziale tra ansia e un episodio di attacco di panico. Quest’ultimo si caratterizza per la sua breve durata, e per gli intensi sentimenti di paura, angoscia e ansia, che si manifestano in assenza di un reale pericolo. La persona in questo stato ha paura di morire o di perdere il controllo o di impazzire. Secondo recenti statistiche, ne soffre circa il 3,5% della popolazione mondiale, per un totale di quasi dieci milioni di italiani. Un individuo su tre avrebbe sperimentato, nel corso della propria vita, almeno un episodio di ansia sotto forma di attacco di panico.Ansia, panico, angoscia, fobia sono stati emotivi che fanno capo ad una sensazione di base: la paura.

Essa ci salva la vita e ci protegge ma in questi casi diventa disfunzionale creando malessere e disagio, sofferenza e dolore psichico. Secondo il rapporto Istat del 2017 sono due milioni e mezzo gli italiani che soffrono di disturbi d’ansia, mentre l’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (OsMed) dell’Aifa ha registrato che la spesa per i derivati benzodiazepinici ansiolitici ha raggiunto nel 2008 i 377,2 milioni di euro.

Il consiglio è sempre di rivolgersi il prima possibile ad esperti che possano aiutare a risolvere il problema in un lasso di tempo breve, per garantire una qualità della vita migliore aiutando la persona ad abbandonare i tipici evitamenti e controlli sulla realtà che tale forma patologica può creare, rendendo una vita faticosa e limitata.

www.elisamarcheselli.it

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.