E se l'intelligenza artificiale (AI) di computer o robot fosse utilizzata per l'apprendimento nell'insegnamento?

Salute e Bellezza del 05-12-2017
di Elisa Marcheselli

E se l'intelligenza artificiale (AI) di computer o robot fosse utilizzata per l'apprendimento nell'insegnamento?

All’Ateneo di Bologna il robot Bepper ha dimostrato che lo sviluppo tecnologico consente già oggi ad una “macchina” di insegnare. Il robot ha svolto una lezione ai manager rispondendo in inglese, a varie domande. Si sta aprendo sempre di più lo scenario dell' AI nel supportare efficacemente l’apprendimento anche a scuola.

L'Artificial Intelligence in Education (AIEd) è stata studiata indagandone gli effetti dell' apprendimento in aule scolastiche e accademiche e nei posti di lavoro. AIEd è stata sviluppata con caratteristiche interdisciplinari facendo riferimento alle scienze dell’educazione, alla psicologia, alle neuroscienze, alla linguistica, alla sociologia e all’antropologia per promuovere lo sviluppo di ambienti di apprendimento flessibili, inclusivi, personalizzati e soprattutto efficaci. Inoltre gli apprendimenti“immersivi” fondati sulla realtà virtuale saranno l' argamente utilizzati sia nel contesto d’aula, che nei momenti di studio a casa, oltre che nell’accompagnamento dell’apprendimento nell’intero arco della vita. Tutto questo porterà ad una vera e propria rivoluzione del mondo scolastico, creando format di insegnamento sempre più personalizzati e specifici in base alle caratteristiche del soggetto. Tutto ciò comporta anche l'aggiornamento delle competenze digitali degli insegnanti. La centralità della formazione degli insegnanti, ormai diventata strutturale nella nostra scuola con la legge 13 luglio 2015, n. 107, viene confermata nei documenti OCSE come essenziale per il cambiamento epocale di cui, nel prossimo futuro, saremo testimoni. La ricerca OCSE segnala, contestualmente, l’urgenza di un significativo miglioramento della preparazione scolastica.Stiamo assistendo alla trasformazione della scuola basata da prima su concetti e abilità, e da ora in poi a scuola che dovrebbe sviluppare contestualmente le competenze degli studenti. La riforma degli esami conclusivi di entrambe le scuola secondarie (di primo e di secondo grado) previste dal Decreto Legislativo 13 aprile 2017 , n. 62, ha come parola chiave la parola “competenze” .

Ancora è necessario un impegno e una riflessione con conseguenti sperimentazioni nell'operatività per sviluppare tale obbiettivo. In primis andranno testate all'esame di stato le competenze digitali per la scuola secondaria di secondo grado.Una riflessione a parte merita anche il dato importante che ci sottolinea l'OCSE: oltre allo sviluppo delle competenze individuali (digitali e non solo) degli studenti è anche urgente occuparsi del tema del collaborative problem solving che come evidenziato dal rapporto OCSE PISA 2015 Results Collaborative problem solving fotografa un’Italia “in sofferenza”. La ricerca Ocse indica infatti che, anche se gli studenti italiani dicono di apprezzare il lavoro in team, dimostrano poi scarsa propensione ad interagire con altri “condividendo sforzi e conoscenze per giungere al risultato”. L’Italia è ventiseiesima (su 32 Paesi analizzati) con solo 478 punti mentre la media Ocse è di 500 punti.

Questi dati indirettamente ci rimandano alla correlazione con tutti i comportamenti antisociali che i ragazzi possono manifestare negli ambiti scolastici, proprio perché vige una cultura competitiva e individualista a discapito di una cultura cooperativa e collaborativa. La cultura empatica, del lavoro in team è fondamentale  per smorzare i comportamenti violenti attualmente di grande allarmismo come il bullismo e il cyberbullismo. Quindi formare al lavoro in squadra a mio avviso è una di quelle competenze che andrebbe significativamente sviluppata nelle nostre scuole.

www.elisamarcheselli.it

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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