La lingua italiana: il nostro passato e il nostro futuro

Comunicazione del 01-06-2017
di Emanuele Trovato

La lingua italiana: il nostro passato e il nostro futuro

“Un popolo comincia a corrompersi quando si corrompe la sua grammatica e la sua lingua” direbbe oggi Octavio Paz, poeta e saggista americano. E prendendo alla lettera le sue parole, come possiamo considerare la lingua italiana al giorno d’oggi? Lingua di degrado o semplicemente lingua di evoluzione?

La storia della lingua italiana è stata, sino al ’900, la storia di una lingua scritta fatta esclusivamente di libri. Poi tutto è cambiato. La trasformazione del Paese a livello politico, economico e sociale è stata rilevante e profonda, con relative conseguenze sulla lingua nazionale che da lingua di libri è diventata, seppur tardivamente, lingua parlata da oltre il 90% degli italiani. L'unificazione politica ha portato quindi alla necessità di ricorrere a un'unica lingua comune per comunicare con gli altri, soprattutto a causa dei fenomeni migratori. Dante stesso contribuì a creare con la Commedia un modello linguistico unificante, imitato poi in tutta Italia. Ma l’Italia comunque è stata e rimane un paese tipicamente multilingue. Oggi come oggi oltre il 30% della popolazione usa abitualmente un dialetto, in casa e sui luoghi di lavoro; il 5% di immigrati, persone provenienti da paesi di tutto il mondo, hanno portato qui la loro lingua e una simile percentuale di parlanti alloglotti, quali tedeschi, francesi e tanti altri, formano le minoranze storiche presenti sul nostro territorio da diversi secoli.

L’italiano è, come tutte le altre lingue del mondo, un importante bene culturale. Nel suo lessico e anche nella sua stessa grammatica, si può cogliere la storia delle persone che di generazione in generazione hanno abitato questa penisola, dei contatti che esse hanno avuto con altri popoli e altre culture. L’italiano è una lingua che è stata influenzata per secoli dal latino e vi sono tracce nella sua grammatica; anche i gallicismi sono molto presenti a causa di un rapporto instauratosi sin dal Medioevo con la Francia.

Oggi la lingua italiana deve affrontare nuove sfide a causa della globalizzazione, della concorrenza di altre lingue, ma la sfida più importante resta senz’altro quella del multilinguismo. L’Europa stessa considera il multilinguismo elemento fondante della propria identità e si sta adoperando affinché ogni stato europeo tuteli la propria lingua e ne diffonda la conoscenza all'interno e all'esterno dei propri confini e promuova, soprattutto attraverso la scuola, il plurilinguismo individuale, richiedendo a ciascuno dei suoi cittadini la conoscenza di almeno tre lingue europee. La sfida del multilinguismo europeo è una sfida di pace, o meglio, un’opportunità per tutti i nostri popoli.

Le lingue, come il passato ma anche il presente ci insegnano, possono separare drasticamente i popoli diventando strumenti di rifiuto nei confronti del diverso, ma sono anche capaci di unire popoli differenti se vengono considerate come espedienti a cui ricorrere per instaurare il giusto dialogo tra interlocutori . Per quanto riguarda l’italiano odierno, si possono individuare quattro varietà d’italiano: l’italiano “standard”, quello della tradizione scritta e adatto agli usi formali e tecnici; l’italiano “dell’uso medio”, presente nella comunicazione spontanea colta, nei testi d’informazione e in una larga parte della narrativa; l’italiano “regionale”, proprio dei parlanti che conservano il loro tratto dialettale e infine l’italiano “popolare”, quello delle persone di bassa istruzione.

In breve... una lingua nasce, cambia e si rinnova, e anche l’italiano lo fa grazie ai neologismi inventati dai giovani o portati nel linguaggio comune dai grandi cambiamenti, come quello innescato da Internet. L’italiano di oggi è sempre più attento alle modalità orali e alle diverse possibilità di espressione. Si tratta, pertanto, di una lingua “malleabile, flessibile”, che utilizza spesso neologismi, espressioni regionali o costruzioni particolari.

E qual è il motivo di una così assidua presenza di neologismi? La risposta più semplice è che essi servono. È necessario dare un nuovo significato, come dice il linguista svizzero Saussure, ovvero un concetto, qualcosa insomma che prima non c’era e che quindi ha bisogno di un nome. Si possono creare parole nuove per gioco e, non a caso, sono proprio i linguaggi giovanili a dar vita ai neologismi.

Ma che dire di questo slang… arricchisce la lingua? I linguaggi giovanili sono delle varietà particolari perché sono di transizione tra l’età infantile e l’età adolescenziale e, in questo senso, servono moltissimo per autodefinirsi in questa fase particolare della vita. Anche internet ha cambiato il modo di comunicare, non solo per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, ma anche le stesse espressioni prese in prestito dal web modificano la maniera di approcciarsi e di interfacciarsi l’uno con l’altro.

L’italiano rimane comunque una lingua colta e ricercata, molto stimolante per un pubblico straniero che si interessa all’Italia per motivi di studio, di lavoro o per curiosità. Mai come ora l’italiano e l’immagine dell’Italia hanno avuto successo: nel mondo sono circa 200 milioni le persone che parlano, studiano o vorrebbero imparare la nostra lingua. Quest’ultima descrive peraltro ciò che l’Italia è ora: un Paese che è andato sempre più evolvendosi, che sta cambiando e che non è più come ieri: un paese, insomma, fatto di lati positivi e di contraddizioni ma che interessa e affascina turisti di tutto il mondo!

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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