Nuova drammaturgia teatrale - intervista a Vincenzo Manna

Arte del 11-02-2017
di Chiara Renzi

Nuova drammaturgia teatrale - intervista a Vincenzo Manna

In occasione della residenza artistica a Kilowatt Festival del suo ultimo spettacolo Cani, di cui è autore e regista,  ho intervistato Vincenzo Manna.

Lo spettacolo, ancora in fase si studio, tratta un tema molto attuale: racconta di due soldati a guardia di un passaggio di frontiera. Una postazione di alta montagna al confine tra due paesi differenti per etnia e religione. 

Il testo è inserito nell'antologia New Writing Italia. Dieci pezzi non facili di teatro (Editoria&Spettacolo, 2010).

Come è nato il tuo spettacolo Cani?

Cani nasce dalla scrittura intorno a un tema molto frequentato, per non dire abusato, come la guerra. L’occasione è un premio di drammaturgia (Premio Borrello), dedicato ad un giornalista/reporter morto durante il conflitto della ex-Jugoslavia. Non avevo mai scritto di guerra, né avevo mai fatto qualcosa di “civile”. Questo era quello che il bando chiedeva. Ed è venuto fuori Cani, un testo che, però, non rimanda a nessuna guerra in particolare, non è collocabile nello spazio e nel tempo, e parla semmai della guerra che un uomo, in condizioni estreme di abbandono (Cani racconta la storia di due soldati di leva in una postazione di alta montagna), può fare contro se stesso e i suoi “simili”. 

Oltre ad essere l’autore sei anche il regista dello spettacolo: come vivi, dalla fase di creazione drammaturgica alla messa in scena, questo doppio ruolo? 

Malissimo. E’ un triplo salto mortale. Per me è molto più facile lavorare su testi scritti da altri autori. Quando, però, sono costretta a lavorare su cose scritte da me, lo shock è sempre notevole. Primo non ricordo quasi nulla dei testi che ho scritto. Poi passo tutto il tempo a dire Che avrò voluto dire qui? E questa battuta? Passo la maggior parte del tempo a cercare di capire e non tradire me stesso. L’atto della scrittura è per me più puro, più libero. La regia è tutto un grande compromesso con gli attori, la produzione, i teatri, il pubblico. Ovviamente è un’opinione personale.

Che rapporto hai con i tuoi attori? 

Amore ed odio. Amore per la loro umanità, la fonte da cui attingo tutto il mio teatro. Odio per i loro limiti e idiosincrasie che devi imparare a conoscere. Il grosso del lavoro è togliere blocchi, chiarire fraintendimenti, trovare un linguaggio comune. Credo che sia molto difficile comunicare. Comunicare veramente. 

Il fatto di essere tu stesso un attore pensi che possa essere un valore aggiunto al tuo ruolo da regista?

Per fortuna mi sono ravveduto ed ho smesso di fare l’attore. Ho avuto esperienze sia nella prosa che nel teatro di ricerca. Mi trovo molto più a mio agio nel teatro performativo e qualche volta penso di tornare a lavorarci ma, per ora, rimane solo un pensiero. Di sicuro è un valore aggiunto come è un valore aggiunto lavorare con attori che abbiano anche esperienze di regia e di scrittura. E’ più facile capirsi, comunicare. Si torna sempre là.

Cosa pensi della scena teatrale italiana contemporanea?

Percepisco un enorme fatica. Faticano gli attori, i registi, i produttori… E’ un momento di passaggio, ne sono consapevole, ma le condizioni lavorative si stanno sedimentando su un livello medio basso che influisce in modo nefasto sui risultati. Ci sono alcune eccezioni, alcune compagnie, alcune realtà periferiche… Ma una città come Roma, ad esempio, non produce più “buon teatro”, né tradizionale né di ricerca. La situazione del Teatro di Roma è piuttosto deprimente. Vedere il Teatro India in stato di semi abbandono è esemplare. Così come la sorte del Teatro Valle. 

Qual è lo spettacolo di teatro più bello che hai visto?

Il Faust di E. Nekrosius, una meraviglia per gli occhi e per l’anima. Ho studiato regia alla Silvio D’Amico ma quello spettacolo non l’ho visto solo da semplice spettatore. E’ stata la mia scuola di regia, un corso accelerato di tecnica e bellezza.

Cani testo e regia di Vincenzo Manna con Federico Brugnone, Aram Kian, Zoe Zolferino con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio, Florian Metateatro, CapoTrave/KilowattVincenzo.

Manna è autore e regista, sceneggiatore e traduttore. Numerosi i riconoscimenti ottenuti finora, tra cui il Premio SIAE come miglior nuovo autore italiano al 53° Festival dei Due Mondi di Spoleto. Tra i suoi lavori: "Fari nella nebbia", finalista 50° Premio Riccione, menzione speciale della giuria; "Hansel e Gretel" Premio Scenario Infanzia 2011; "Giulio Cesare", traduzione per lo spettacolo ospitato nel festival GlobetoGlobe di Londra 2012.

 

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