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Animals: la società secondo i Pink Floyd

Musica del
di Federico Nicchi
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Animals: la società secondo i Pink Floyd

Nel pieno del periodo che ha caratterizzato l’esplosione della cultura punk, il 23 gennaio del 1977 uscì “Animals” il decimo album in studio della band britannica Pink Floyd. Opera che va a concludere la trilogia non dichiarata composta dall’enigmatico “The Dark Side of the Moon” uscito nel 1973 in cui i quattro membri della band, alla ricerca del lato oscuro della luna, si interrogano sul senso della vita e della morte; seguito da “Wish You Were Here”, disco del 1975 in cui vengono presi in considerazione due diversi pensieri: da una parte si riflette circa l’ipocrisia e l’avidità di cui la macchina musicale si nutre, le majors discografiche vengono fortemente accusate di sfruttare il talento dei musicisti per sopravvivere; dall’altra parte viene rievocata una vecchia conoscenza della band, colui che con i suoi testi surreali e la sua musica spaziale ha dato il suo contributo per rendere i Floyd un’unica memorabile gigantesca band, il diamante pazzo Syd Barret.

“Animals” fu definito un disco politico, una feroce lotta al capitalismo. Ispirato liberamente al romanzo “Animal Farm” dello scrittore George Orwell, i testi riflettono circa la natura dell’uomo sottolineandone la spietatezza, la crudeltà, il dispotismo e l’ingenuità dell’umanità, suddividendo la stessa nelle tre classi sociali: i cani che con la loro aggressività e ferocia simboleggiano i rappresentanti della legge, i maiali ovvero la classe dei potenti, i politici, i tiranni che comandano su tutto e tutti ed infine le pecore, il popolo, quella mandria di ingenui e sprovveduti, soggetti alle angherie delle altre due classi ma che ben presto, rendendosi conto della propria posizione e stanchi di tali oppressioni, si ribelleranno ai loro sfruttatori, assumendo loro stessi il ruolo di sfruttatori nei confronti di altre pecore questo perché è proprio nella natura delle pecore, l’essere sottomessi.

Pigs on the Wing, Pt. 1 e Pt. 2 rappresentano rispettivamente il brano di apertura e il brano di chiusura dell’opera, due pezzi in cui la penna “Watersiana” vuole marcare nella prima parte l’importanza della relazione umana, l’inutilità dell’indifferenza in quanto quest’ultima genera esclusivamente un ulteriore ostacolo alla libertà, un punto di forza alle limitazioni umane e quanto siamo facile mira dei porci con le ali. La parte due abbatte le barriere dell’indifferenza ed è una dichiarazione in merito all’amore reciproco che rappresenta un riparo ed una costante protezione dalle insidie della società, dalle insidie dei porci con le ali. Il tutto è definito da una melodia allegra e breve che vede lo storico bassista Roger Waters riporre il basso nella sua custodia ed imbracciare una chitarra acustica. Un’unica composizione in cui Waters si lascia ispirare e dedica all’allora moglie Carolyne Christie, anche se non direttamente esplicitata. La tecnica applicata, utilizzando due brani completamente uguali per melodia ma che differiscono per contenuto, fu ripresa dal disco precedente “Wish You Were Here” dall’immensa “Shine On You Crazy Diamond”.

Tra i due brani è racchiuso il vero senso dell’intera opera. In ordine: Dogs, Pigs (Three Different Ones) e Sheep; sono i brani che descrivo appunto le tre classi in cui l’umanità è suddivisa.

Dogs o, in origine, You Gotta Be Crazy, brano che doveva essere contenuto nel disco “Wish You Were Here”, definisce la classe alla quale appartengono i cani, gli arrivisti, coloro che cercano in ogni modo di elevare la propria posizione sociale sia per interesse di tipo economico che di prestigio personale. I cani sono coloro che sono in grado di scegliere una preda facile da assoggettare, ai quali garantire un sorriso rassicurante falso ed infine, silenziosamente e furtivamente, al momento in cui vengono voltate le spalle, sono disposti ad affondare, senza alcun timore e con bestialità, il coltello. Ma la fine dei cani è già stata preannunciata, trascinati e schiacciati dalla pietra delle colpe, moriranno di cancro in completa solitudine. Un brano lungo ben 17 minuti in cui è racchiuso un dei più bei assoli di chitarra eseguiti da Gilmour, che dopo i primi accordi di chitarra acustica e le strofe dallo stesso cantate dallo stesso, è seguita dal memorabile assolo anticipato dall’inquietante latrato dei cani, per poi concludere il brano con la voce di Waters adatta nel descrivere l’atroce fine che gli stessi faranno.

Il fulcro del disco non può che essere il brano che descrive la classe sociale più potente, la punta della piramide della società, i forti, i politici, i porci. In Pigs (Three Different Ones) la categoria dei maiali è distinta in tre tipologie, descritte nelle tre strofe in cui è suddiviso il testo del brano. Pigs (Three Different Ones) è un testo coraggio, un testo che non conosce censura, un testo fortemente anti-sistema in cui Waters ne ha per tutti. Il “big man, pig man” della prima strofa sarebbe riferito all’esponente del partito laburista nonché Primo Ministro all’epoca: James Callaghan. La crisi economica in cui la Gran Bretagna era immersa si espande a macchia d’olio favorendo la manifestazione di episodi xenofobi, il consenso al fronte nazionale ed un orientamento aggressivo, il tutto riassunto dalla personalità del futuro primo ministro, successore dello stesso Callaghan, Margaret Thatcher. La seconda strofa si apre con “bus stop rat bag, you fucked up old hag”, “borsa di topo da fermata dell’autobus, fottuta vecchia strega”, espressioni dedicate all’Iron Lady, figura particolarmente odiata da Waters il quale le renderà “omaggio” anche nel disco “The Final Cut” condannando aspramente la sua politica pro-guerra delle Falkland e rinchiudendola nella “Fletcher Memorial Home”, la casa di cura per re e tiranni incurabili, per coloro che distruggono le vite altrui. Nella terza ed ultima strofa è esplicitato il riferimento a Mary Whitehouse, attivista che combatte per i valori di moralità e decenza dettati dal credo nella religione cristiana, definita un “old house proud town mouse”, “topo di città orgoglioso della sua vecchia casa”. Accanita promotrice di fanatiche campagne censorie radiofoniche, più volte la Whitehouse tentò di bandire le musiche “sataniche” dei Pink Floyd in quanto colpevoli di incoraggiare a valori e modelli decadenti. Ad un testo così importante e ad alto impatto non può che essere associata una melodia altrettanto significativa. Geniale è il modo in cui Gilmour impiega la talk box, traducendo i suoni che la sua chitarra emette in grugniti di porci durante l’assolo.

Allo scalino più basso della gerarchia sociale si trova il popolo, metaforicamente rappresentato dalle pecore; Sheep è il brano che chiude l’anello. Anche Sheep a cui era stato assegnato originariamente il titolo Raving and Drooling, insieme a Dogs, doveva essere contenuto nel disco “Wish You Were Here”. Il belare del gregge di pecore accompagnato da uno dei più armoniosi assoli di tastiera di Richard Wright aprono il brano. La mandria di pecore docile ed addomesticata necessita della presenza di un leader, della presenza di quelle figure, i cani e i porci, che le garantiscano sicurezza e protezione. Nel testo del brano sono riportati riferimenti religiosi, in particolare viene recitata, da parte di un roadie utilizzando un vocoder, una versione rivisitata del Salmo 23: “Il Signore è il mio pastore”; in cui la figura di Dio assume le sembianze di un macellaio che accudisce le proprie pecore con lo scopo finale di farne costolette d’agnello. Solitamente il compito di recitare il salmo durante i live spettava al batterista Nick Mason e non sempre la reazione del pubblico era completamente positiva e dunque spesso si trovava soggetto ad offese. Al termine del salmo, le pecore rendendosi conto dell’imminente pericolo, si rivoltano ai cani e si avventano ai loro colli, sbranandoli ed uccidendo così i loro sfruttatori. Assuefatte dal potere, alcune pecore si sostituiscono ai cani ed intimano le altre pecore di “rimanere nelle loro case e fare ciò che viene detto loro” rimarcando dunque la natura di sottomissione delle pecore. E nella conclusione del brano viene celebrato il trionfo delle pecore, in una festa irreale, ritornando alla gerarchia di partenza, come se nulla fosse accaduto.

 

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