Il choker: dalla ghigliottina alla passerella

Moda del 29-05-2017
di Linda Alunno

Il choker: dalla ghigliottina alla passerella

Basta guardarci intorno per vedere ragazze che indossano collarini (“choker”) di ogni tipo: una stretta striscia di velluto, un collare di cuoio con un O-Ring d’argento e una fibbia. C’è qualcosa di intrinsecamente provocatorio e macabro in ciascuna versione, anche se è interamente ricoperto di pietre preziose. Le sue origini risalgono al 18° secolo, dopo il Regno del Terrore, quando in Francia, i giovani parenti dei nemici della Rivoluzione, che erano stati decapitati sulle ghigliottine, tenevano feste quasi orgiastiche e balli per esorcizzare il trauma di vedere i propri parenti ghigliottinati. Un gesto tra il commemorativo e la protesta che poi ha perso, almeno in parte il proprio senso originario. Anna Bolena, nel suo ritratto ufficiale più famoso appare mentre indossa una serie di perle intorno al collo con una grande B che afferma coraggiosamente la sua identità. Poco dopo che il ritratto fu completato, fu decapitata con e accuse di stregoneria e adulterio. Più di 450 anni dopo Courtney Love in Old Age cantava: “Someone please tell Anne Boleyn chokers are back in again” . Il testo, che è la cover di una canzone dei Nirvana immagina il ritorno della collana di Anna Bolena come segno di una sfida femminile senza tempo. Il choker ha sempre significato persecuzioni e potere. In Olympia di Edouard Manet, uno dei dipinti più controversi della storia dell’arte occidentale, la modella, Victorine Meurent, mostra la sua nudità con sguardo fiero. Quando il dipinto ha debuttato al Salone di Parigi del 1865 è stato criticato non tanto per la nudità mostrata, ma per l’umanità della carne e lo sguardo diretto della modella. I choker rappresentavano la prostituzione dell’Europa del tardo 19° secolo e Manet aveva ritratto una donna che la indossava orgogliosamente attorno al collo. Un primo revival ci fu negli anni ’40, testimoniato anche da un’indiscussa icona di stile: Cenerentola. Il cartone uscì nel 1950 e la principessa accompagna il suo abito azzurro con un choker nero.Infine torniamo agni anni ’90 quando la moda del choker si diffuse con la versione tattoo, in plastica, venduta ovunque a pochi euro. Quante di voi ce l’avevano?Ma a renderlo un nuovo simbolo ci aveva già pensato il cinema. Cos’hanno in comune Natalie Portman in Lèon: The Professional, e Uma Thurman come Mia Wallace in Pulp Fiction? Un taglio di capelli, un choker con ciondolo e una parte nei film più cult del decennio. Tratti distintivi? Sexy, fiere, indipendenti, tormentate e drammatiche –tutti aggettivi riconducibili alle tradizioni da cui quest’accessorio proviene.Il choker evoca un mix leggermente pericoloso di sessualità, di potere e di sottomissione. Quale altro accessorio comprende tutto questo?

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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