Video saved the radio star

Comunicazione del 12-03-2017
di Nicola Casucci

Video saved the radio star

Se, parlando di musica, viene pronunciata la parola “Thriller”, sarà inevitabile che, oltre al ritornello della canzone, saltino alla mente le immagini di un giovane Michael Jackson in versione zombie che balla in strada con altri morti viventi. Allo stesso modo, accennare a “Like a Virgin” richiama  immediatamente alla memoria Madonna che si agita in gondola per i canali di Venezia, mentre  è facile associare “Bohemian Rhapsody” alle faccione dei quattro Queen che cantano le parti di opera della celebre canzone.

Da questi piccoli esempi risulta evidente come il videoclip abbia ricoperto (e ricopra tutt’oggi) un ruolo fondamentale nella promozione della musica e nella definizione dell’identità di un artista. L’aspetto visivo non è un “di più” rispetto alla canzone, ma concorre in modo importante alla sua diffusione e al suo successo.

L’esplosione del videoclip avviene con la nascita di Mtv, ad inizio anni ottanta, inaugurata beffardamente con la trasmissione del videoclip di “Video killed the radio star” dei Buggles. Nei successivi vent’anni il successo di questa forma di comunicazione è cresciuto in maniera esponenziale, tanto da richiamare l’attenzione di molti registi cinematografici, interessati a cimentarsi in questo ibrido tra pubblicità e film breve. Nel nuovo millennio, con la diffusione globale di internet, il videoclip ha gradualmente abbandonato il medium televisivo per trovare nuova linfa vitale nel web: nel 2005 nasce infatti YouTube, piattaforma di condivisione e visualizzazione video, che dà alle immagini in movimento un canale di circolazione privilegiato. Col passare degli anni il videoclip ha quindi vissuto una continua evoluzione, che lo ha portato in una zona sempre più di confine: da un lato prodotto pubblicitario, costruito per promuovere nuova musica e per dare visibilità agli artisti, con lo scopo ultimo della commercializzazione; dall’altro lato, invece, prodotto artistico di per sé, vicino al cortometraggio, con una trama da raccontare ed una voglia di comunicare direttamente con lo spettatore, pur rimanendo legato a doppio filo con la musica.

Nel nostro paese, se ci allontaniamo dal classico (e poco stimolante) videoclip promozionale con l’artista che canta la propria canzone guardando fisso in macchina, il sottobosco musicale offre molti spunti interessanti: a fianco di una folta schiera di musicisti esistono, infatti, altrettanti registi capaci di trasformare una canzone in un racconto breve di forte impatto. Tra i nomi storici, i più riconosciuti sono sicuramente Francesco Fei, Cosimo Alemà ed Alex Infascelli, tutti con liste di collaborazioni lunghe e variegate, alle quali hanno aggiunto frequenti incursioni nel mondo del cinema.

Andando un po’ più in profondità, troviamo Luca Lumaca, fotografo e pubblicitario, che si dedica dal 2001 alla produzione di videoclip musicali. Vincitore di numerosi premi grazie ai suoi lavori, presentati anche in svariate mostre italiane ed europee, è forse uno dei più conosciuti ed influenti videomaker del panorama indipendente italiano. Partendo dal forte interesse per l’animazione in tutte le sue forme, ogni videoclip risulta essere un mondo differente, colorato e deformato, a volte fuori dallo spazio e dal tempo, in cui i personaggi raccontano una storia guidati dalla canzone. L’ultimo lavoro, in ordine di tempo, è il videoclip per “Semplicemente” dei Bluvertigo, in cui una marea di piccoli cubetti di plastilina colorata si anima per raccontare la canzone e mostrarci i componenti della band.

Un altro nome noto negli ambienti sotterranei della musica alternativa italiana è quello del misterioso collettivo Sterven Jønger, caratterizzato da un amore per il fuoco (sia esso d’artificio oppure semplice fiamma) e per le atmosfere scure. Le scene di playback classico sono immortalate in luoghi simbolici che rimandano alle identità degli artisti, mischiate con animazioni e un montaggio veloce che tiene il tempo delle canzoni che racconta. In questo senso è interessante il lavoro per “Alì” degli Amor Fou, che racchiude molti marchi di fabbrica che Sterven Jønger ha poi sviluppato nel corso degli anni in molti altri lavori.

Un altro autore da tenere d’occhio è Tomas Marcuzzi in arte Uolli, nato come grafico pubblicitario e poi dedicatosi all’animazione “fatta a mano”, nel vero senso della parola: molti suoi lavori sono infatti in bilico tra reale ed immaginario, infarciti di effetti visivi e costruzioni creati appositamente da Uolli per accompagnare lo spettatore dentro la storia della canzone. Un bell’esempio è il videoclip realizzato per “Mambo Reazionario” di Brunori Sas, in cui le parole della canzone compaiono all’interno di una rivista man mano che questa viene sfogliata, tra ritagli, collage ed animazioni fatti ad-hoc per seguire la narrazione del testo.

Molti altri meriterebbero menzione, ma questo articolo si ferma qui, proponendo un gioco. Di seguito ci sono tre link ad altrettanti videoclip: il gioco consiste nel premere play e guardare il video per intero una prima volta, col volume a zero. Prova a immaginare: che tipo di musica sta suonando? Che tipo di artista sta suonando? Ora premi nuovamente play, stavolta col volume attivo: se la canzone che senti adesso assomiglia a quella che ti eri immaginato/a, il videoclip ha centrato nel segno.

E questo è ciò che voleva raccontare questo articolo, senza troppi giri di parole.

A) Drink to me - “Future days”, diretto da Luca Lumaca || B) Cosmetic - “La linea si scrive da sola”, diretto da Sterven Jønger || C) Yombe - “SDIMS”, diretto da Uolli

[P.S.: questo piccolo gioco finale funziona bene anche se già conosci la canzone che sta suonando. Guardando un (buon) video in mute puoi cogliere dettagli dell’immaginario visivo dell’artista che potresti aver tralasciato finora.]

 

#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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