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Nelle esibizioni live OSAKA FLU significa famiglia

Musica del
di Lorenzo Diozzi
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Nelle esibizioni live OSAKA FLU significa famiglia

Tra gli articoli di questo blog è presente una intervista che ho realizzato in passato al gruppo aretino OSAKA FLU con la quale ci siamo confrontati su temi musicali, sulla tradizione e sulle innovazioni del web (che trovate QUI). Lo scambio di opinioni che abbiamo avuto mi ha permesso di conoscere meglio questo trio e il loro brillante modo di concepire la musica. Tuttavia, rileggendo le silenziose parole scritte delle domande e delle risposte dell’intervista, sentivo di non essere riuscito a cogliere davvero a fondo l’essenza del gruppo, sentivo che qualcosa continuava a sfuggirmi. Questa sensazione, di aver dialogato solamente a metà, deve aver colto anche gli OSAKA FLU, i quali però, per mia fortuna, conoscevano bene il modo per sciogliere quest’enigma.

La soluzione al problema si è presentata, dopo poco tempo, in occasione della esibizione del gruppo presso il Velvet Underground di Castiglion Fiorentino, sacro tempio e baccanale della musica nel nostro territorio. Michele, batterista, poliglotta e cicatrici degli OSAKA FLU, mi ha invitato ad andare a godermi lo spettacolo, senza specificare null’altro, senza proclami ma con grande calore, esattamente come nello stile del gruppo. La sera del concerto, inaspettatamente, i tasselli del puzzle si sono ordinati e mi hanno svelato cosa mi fosse sino a quel momento sfuggito. L’elemento essenziale per comprendere l’essenza della band infatti non poteva essere espresso a parole, come avevo provato a fare nell’intervista, ma richiedeva l’esperienza catartica e coinvolgente di un live ben suonato. Gli OSAKA FLU infatti sono soprattutto questo, voglia di stare insieme, dal vivo, sudare, bere e gridare cori improvvisati con il pubblico. Non ero riuscito a dare un volto alla band fino a quando non li ho visti sul palco, non ero riuscito a comprendere la genuina grinta del gruppo fino a quando non ho visto in che modo facciano cantare gli strumenti. Dal concerto è emerso l’invito a praticare la quotidiana ribellione, semplice ma potente. Tale invito si trova nei testi e nella musica della band ma in modo particolare si è palesato quando, nel silenzio degli strumenti, è stato coraggiosamente sollevato un cartellone con sopra inciso un rivoluzionario messaggio, la scritta “baciatevi”.

Nella incredibile era digitale c’è la pretesa da parte dell’ascoltatore di voler azzerare le distanze con la band ascoltando i brani in modo virtuale, senza ingombranti supporti fisici, senza spendere, senza aspettare. Il live degli OSAKA FLU mi ha invece insegnato che le distanze con una band si azzerano nell’esibizione live, prestando la propria birra al chitarrista, salendo sul palco a cantare, ("comprando i CD", aggiungerebbero i membri della band), e gridando i cori delle canzoni. A proposito dei cori, non dimenticherò mai quando, una volta finito il concerto, tra le labirintiche strade deserte di Castiglion Fiorentino, si sentivano risuonare nella notte le grida degli spettatori che tornando a casa ancora intonavano i brani degli OSAKA FLU.

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