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Una decisione che lascia senza parole

Editoriale del
di Luigi Alberto Alberti
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Una decisione che lascia senza parole

Fa discutere la Giustizia. Anche ad Arezzo. Confessiamo di non essere rimasti indifferenti alla decisione di accogliere l'istanza della difesa per il giovane Giacomo Ciriello che è stato spedito in una casa famiglia a Prato dopo appena tre mesi di carcere, dove la lettura di testi di filosofia e fisica era diventato il passatempo preferito. E' vero che lo scopo prioritario resta quella del recupero della persona che ha commesso un delitto. Ma resta da capire come e quando uno deve espiare le sue colpe in questo mondo, visto che stiamo parlando di un soggetto che con una freddezza impressionante, ha ucciso il padre con una colpo di fucile nel pianerottolo di casa. I fatti sono questi. Tutto quello che c'è dietro, fa parte di un altro discorso che è materia per avvocati, psicologi, psicoterapeuti e quant'altro. Quella decisione non l'abbiamo ben compresa, ma se la finalità resta quella del recupero di un 18enne, accettiamo anche questa sfida. Ma quello che è accaduto alla Corte di Appello di Firenze per il caso del 21 gennaio 2016, culminato con l'uccisione di madre e figlia in una fredda notte a San Leo, ha veramente dell'incredibile. I giudici fiorentini hanno dimezzato la condanna del Tribunale di Arezzo. Il signor Danut se la caverà e non è da escludere che con altri benefici, tra poco tempo, potrà uscire dalle mura del carcere. La Giustizia è questa? A quanto pare, sembra di sì. Poi non ci meravigliamo se il grado di indignazione arriva a livelli impensabili. Ad Arezzo è stato superato il limite.