Il ’68 , l’Hip Hop e la rivoluzione in Italia

Musica del 17-04-2017
di Emanuele Trovato

Il ’68 , l’Hip Hop e la rivoluzione in Italia

L’Italia rivoluzionaria passa anche attraverso la musica Hip Hop. Nei prossimi mesi saremo tutti chiamati a un esercizio di memoria, incomberà il mezzo secolo dal Sessantotto, il magma  primordiale che ha dato origine a ciò che siamo diventati ora e che accomuna tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Cina. Stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione musicale, l'“hip hop all'italiana” sta entrando nelle nostre case, nel bene e nel male, con le sue eccezioni positive e negative, con i suoi messaggi e slogan, come ogni “movimento” si porta dietro. 

In questo periodo di forti discussioni, più mediatiche che di concetto, e dunque di sostanza, il mondo della musica sta sfornando testi che molte persone ignorano: poesia contemporanea, storia contemporanea che passa attraverso parole e musica. L’hip hop in questo periodo è sulla bocca di molti, o almeno sulla “bacheca” di tutti, negli show e attraverso i canali televisivi: finalmente è mainstream! Ma in pochi vanno alla ricerca  del significato dell’hip hop, o meglio della sua origine. 

Grazie ai recenti contributi di scrittori, imprenditori e storici della musica, (Paola Zukar, Enrico Bisi, Fabio Bernabei per esempio), possiamo ricostruire meglio la sua derivazione e soprattutto il suo fine ultimo: “il riscatto della società e la libertà d’espressione, una fotografia della realtà”. Purtroppo l’“hip hop all'italiana” è fatto di ritornelli, amore e storie tristi, ma dietro al termine stesso si cela anche la parte più nuda e cruda di quella società italiana costituita da persone che condividono la stessa quotidianità (il 42,75 % della popolazione Italiana dai 15 ai 64 anni è inattiva o disoccupata. Dati Istat Dic.2016).

L’hip hop ha la capacità di esercitare una critica permanente nei confronti della realtà esistente. L’hip hop parla tante lingue, mette in pratica tante arti e si fa portatore di un messaggio rivoluzionario: “aprite gli occhi e le orecchie!”. Credo che ognuno di noi vorrebbe conoscere tutte le lingue del mondo, padroneggiare l'arte della pittura, suonare , cantare o basterebbe semplicemente crearsi il proprio posto utile all'interno della società lavorando ma soprattutto cercando di essere in armonia in primis con se stessi e poi con gli altri. 

La musica di una volta differisce senz’altro da quella di oggi. Fu proprio la musica del passato a portare Luigi Tenco a spararsi a San Remo, nel1967,  e a spingere Fabrizio De André a cantare alla povera gente e alle puttane con la simpatia degli chansonnier francesi. Gli stessi Lucio Battisti e Celentano erano rivoluzionari; lo stile hip hop era insito in ognuno di loro, questo credo. Pensate che la canzone “Azzurro” scritta da Conte, portata poi al successo da Adriano Celentano, fu il primo “inno” operaio in un corteo agli albori del ’68 a Genova.

Canzoni e cantanti rivoluzionari per l’epoca o semplici artisti? Come in America tempo fa, l’hip hop si svilupperà anche da noi, ma in Italia avrà solo bisogno di trovare il suo spazio, perché è necessario “sgomitare “ per trovare un posto nel nostro paese. Non dimentichiamo però che l’hip hop parte dal basso verso l’alto e anche l'arte in genere è così, il resto conta poco, e non è una questione di arte commerciale o arte gratuita, si tratta piuttosto di riconoscere il merito dell’artista in ciò che fa, tecnicamente e lavorativamente parlando! Ma quest’ultimo crea o distrugge? Mi spiego meglio: eleva la società fingendosi “ridistributore di ricchezza, inteso nel termine più esteso, o pensa al mero guadagno e rendiconto personale?

“Cosa non faremo per le banconote Chi le vince chi semplicemente le riscuote Ho visto un re che le bruciava, un povero le rubava, un tipo le arrotolava dentro ad un motel” (Bassi Maestro) La rivoluzione passerà anche attraverso questo genere musicale, sinonimo di fatica e duro lavoro, sempre se verrà capito da molti. Il linguaggio della musica è semplice ed è anche il più antico ed efficace, basta solo ascoltare e comprendere, come del resto tutte le cose.Esistono canzoni che parlano di città come Arezzo, Milano, Genova ecc., tutte con temi comuni: la famiglia, gli amici, il lavoro, la povertà, la ricchezza, la droga, la musica, l’amore ecc., ma ci sono canzoni che raccontano in maniera reale ciò che ci circonda, altre che inducono semplicemente alla riflessione e altre ancora che…sembrano non avere un senso… “Sono quelli che di sabato lavano automobili ,che alla sera sfrecciano tra l'asfalto e i pargoli, medi come i ceti cui appartengono, terra-terra come i missili cui assomigliano” (F.Hi-nrg Mc) Come nel ’68, anche oggi è ricorrente il tema della violenza “che fu uno, nonostante la voglia di gioia, degli elementi di una fase di quegli anni che non possono essere ricordati o riletti come un’equazione diretta sugli anni del terrorismo”. Tutt’oggi è presente ed è necessario combatterla, non incentivarla. “Il mondo non è razzista a meno che non sia moro, Non è classista a meno che non sia senza lavoro, Non è sessista a meno che non sia un uomo, La giustizia è uguale per tutti quelli uguali fra loro“ (Club Dogo) Siamo inondati da contenuti, da messaggi, da informazioni che riceviamo ed elaboriamo; è quindi importante saper scegliere, saper decidere ciò che è o non è meritevole del nostro tempo.L’invito è quello di ricercare sempre la fonte della vostra musica, delle vostre informazioni, analizzando i testi, le parole e il contesto nel quale vengono scritte o dette. Questa è già una rivoluzione! Analizzate, siate critici a 360°, non abbiate fretta di giudicare, costruitevi piuttosto una solida opinione (che non è da pochi!) e agite esattamente come agirebbe un bambino: con lo stesso desiderio e curiosità di sapere, dimenticando il proprio giudizio in merito. Ascoltate buona musica, imparate a comprenderla fino in fondo e fate di essa un concetto o meglio un’interpretazione soggettiva, perché la musica, come la scrittura, è da sempre rivoluzionaria.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.    




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