Chiedi alla polvere. L'embrione della beat generation

Letture e Poesie del 15-06-2017
di Francesco Germani

Chiedi alla polvere. L'embrione della beat generation

"Chiedi alla polvere… Chiedete alla polvere della strada…"

La polvere della strada, la sabbia del deserto, sono questi gli elementi di sfondo che accompagnano tutto il romanzo, capolavoro del 1939 dell'italo-americano John Fante, probabilmente uno degli autori più ingiustamente sottovalutati dell'intera letteratura americana postmoderna.
Se non fosse stato per il vecchio Charles Bukowski, che lo ammirava a tal punto da riuscire a convincere il suo editore a ripubblicarne l'intera opera (l'introduzione a Chiedi alla polvere è proprio del buon Chinaski), probabilmente di Fante avrebbe memoria solo qualche studioso di letteratura americana, schiacciato nella fama popolare dai vari Kerouac, Ginsberg, Burroughs. Fante era un ragazzo semplice, figlio di poveri immigrati italiani, incurante della guerra che stava scuotendo il mondo, così come della società, fuggito dalla provincia e giunto a Los Angeles per inseguire il sogno di diventare scrittore.
Decide che il modo migliore è guardarsi dentro, spremere le proprie inquietudini e risputarle in un romanzo quasi autobiografico, il cui protagonista insegue lo stesso sogno di scrivere, ma ha un nome diverso, Arturo Bandini. Un nome italiano, come se Fante ci stesse dicendo che solo un idiota potrebbe non capire che il protagonista del romanzo è lo scrittore stesso. Più o meno la stessa cosa che poi farà Bukowski con il sul alter ego fittizio Hank Chinaski.
Ed è proprio necessario che il protagonista e l'autore coincidano, altrimenti sarebbe stato impossibile per un neofita infondere così tanta vita, incredibilmente vera e bruciante, nell'animo del suo personaggio.
Bandini infatti è infuocato di passione, è uno spavaldo che non teme la fame e le rinunce pur di avere ciò che desidera, eppure è anche un codardo, uno che dubita costantemente del proprio talento e che si lascia travolgere da un mare di paure.
Insomma, è tutto e il contrario di tutto, è un super concentrato di idiosincrasie, uno scapestrato pieno di difetti che infondo sono un po' anche quelli di tutti: arrogante, saccente, autocelebrativo, narcisista, ma anche sensibile, appassionato, comprensivo, generoso.
Los Angeles strappata al rigore del deserto fa da sfondo insieme alla polvere, ma è bene precisare che quella di Bandini non è la Los Angeles lussureggiante e pop di Hollywood o Venice Beach. Quella di Bandini è la L.A. che si legge Hell A, Bunker Hill, bassifondi, caffè decadenti, locali notturni, rottami ambulanti e mura di case cadenti. Arturo vi si muove con andatura incerta, vagabonda qua e là insieme ad altre migliaia di anime abbandonate, cercando disperatamente uno straccio di idea per il suo romanzo, senza soldi in tasca, perennemente affamato, eppure spinto avanti da un' inesauribile speranza.
Tutto questo finché una sera, casualmente, incontra in un caffè la bella cameriera messicana Camilla Lopez, da quell'istante la principale fonte di tutte le sue gioie e di tutti i suoi tormenti. Tra di loro ha inizio una specie di buffo balletto schizofrenico, un continuo cercarsi e allontanarsi, amarsi e odiarsi, desiderarsi e subito dopo detestarsi. La storia tra Arturo e Camilla è profondamente vera, trasuda realismo da ogni poro, l'incertezza dettata dalla paura, i sentimenti contrastanti, le montagne russe emozionali che oscillano tra euforia e depressione.
Il tutto è raccontato da Fante con un costante tono umoristico, la sua scrittura scorre veloce, è semplice, leggera ma non banale (forse la cosa più difficile da ottenere quando si scrive) e affila le pagine con tagliente sarcasmo; eppure, occasionalmente, riesce anche a partorire autentica poesia, lamento delicato e sofferente di un amore che è illusione, che tira fuori tanto il meglio quanto il peggio, che rende vulnerabili e quindi spinge ad attaccare per difendersi, per non essere feriti.
Arturo e Camilla ignorano completamente il funzionamento dei sentimenti, non che qualcuno abbia il manuale di istruzioni, ma loro sbagliano tutto quello che possono sbagliare. Sbagliano i tempi, sbagliano i modi; vanno alla cieca e di conseguenza non fanno altro che uscire di strada e trovarsi nella polvere. Tra i due il più imprevedibile è certamente lo scrittore folle e disperato che ama lei ma va a letto con un'altra, che vorrebbe farle complimenti e invece sputa fuori antipatiche sentenze, che brucia i suoi primi guadagni per dei vestiti nuovi ma poi li butta perché si sente a suo agio con quelli strappati e vecchi, che vorrebbe fare il duro con alcool e droghe, ma poi si rifugia a pregare Dio in preda al panico per i sensi di colpa. Le cose si complicano quando entra in scena il suo rivale, il barista Sammy, del quale Camilla si innamora, scatenando la sua gelosia.
E' una storia fondamentalmente semplice, classica , eppure in pochi avrebbero saputo raccontarla così bene com'è riuscito a fare John Fante: mescolando vivacità e umorismo con profondità e introspezione, con un intreccio di parole insieme divertente e drammatico.
In Chiedi alla polvere sono già contenuti in fase embrionale tutti gli elementi della scrittura beat: l'energia febbrile e la filosofia di vita bruciata delle pagine di Kerouac, il mondo di alcool, sesso e disperazione delle folli storie di Bukowski; c'è già tutto, ma nello stesso tempo non c'è ancora niente, perché la grande differenza tra Fante e i successivi autori beat è che lui non si prende mai troppo sul serio! Fante è incredibilmente bravo a smorzare le sue bestemmie e grida di dolore in una risata irriverente; e pur parlando di polvere, la tanta polvere delle strade d' America che sporca, soffoca e seppellisce i sogni, non riesce a rinunciare del tutto a un barlume di speranza, a quella luminosa sensazione di vita e di libertà che solo la gioventù ci può dare.

"Polvere in bocca, polvere nell'anima, via dalla gente polverosa e verso il verde oceano, via con una ragazza vestita di verde fino a Long Beach…"

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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