Manchester by the Sea: il freddo e il mare

Cinema del 19-02-2017
di Niccolò Sandroni

Manchester by the Sea: il freddo e il mare

Il film è uscito nella sale il 16 febbraio ed è fra i candidati ai prossimi Oscar con sei nomination tra cui miglior film, miglior sceneggiatura e miglior regia. La storia raccontata dal regista e sceneggiatore Kenneth Lonergan mostra i diversi modi di affrontare il lutto da parte di un fratello e di un figlio, e di come questo abbia un ruolo nelle loro vite. Casey Affleck veste i panni del fratello Lee, il giovane Lucas Hedges quelli del nipote Patrick. I due protagonisti vivono una vita diametralmente opposta e opposta è anche la loro metabolizzazione della morte. Meritata la candidatura come miglior attore per Casey Affleck, un po’ meno quella come migliore attrice non protagonista per Michelle Williams, presente per pochi minuti nel film.

Lee Chandler è un tipo taciturno, poco dedito al dialogo, chiuso in se stesso per motivi più che leciti, la sua vita scorre senza che possa definirsi vissuta, come se in qualche modo fosse già morto. Lavora a Boston come tuttofare, lontano dalla città in cui è cresciuto (Manchester by the Sea, in Massachusetts) e da dove cerca di stare il più lontano possibile. A volte si beve qualche birra e sfoga la rabbia con risse da bar, vive in un monolocale e non vuole in alcun modo cambiare la sua esistenza. Questo è quello che vuole o almeno questo è quello che crede di meritarsi. Si trova costretto a ritornare nella città natale a causa della morte del fratello, il quale ha lasciato disposto che sia lui ad essere il tutore del figlio. Patrick Chandler è il nipote, un ragazzo di sedici anni con le priorità che si hanno a quella età: amici, ragazze, musica. Il triste evento riporta in contatto zio e nipote dopo che per anni non avevano avuto rapporti. Potrebbe essere un nuovo inizio per Lee ma questa non sembra essere una possibilità per lui. Quella città e quelle persone non sarebbero un nuovo inizio ma un ritorno ad un dolore che cerca inutilmente di cancellare.

Il film ruota intorno al periodo successivo alla morte di una persona cara e a come si devono affrontare queste situazioni. Lee rimane fedele al suo atteggiamento: nessuna confidenza, chiusura totale verso amici, conoscenti ed ex moglie, quindi verso ogni tipo di sentimento che non sia appunto un dolore taciuto al suo interno. Patrick invece ostenta tranquillità, si oppone al cambiamento della sua vita qualsiasi esso sia: la perdita del padre, il trasferimento in un altra città, la decisione di una ragazza anziché due, la vendita di una barca. Il freddo è la seconda componente principale ed è la rappresentazione della solitudine dei personaggi: all’inizio del film vediamo Lee spalare la neve da solo e ricevere la notizia della morte del fratello senza che questo lo scuota più di tanto, il freddo è di nuovo presente rendendo impossibile il funerale per via del terreno troppo secco per essere scavato ed obbligando quindi la salma a rimanere in una cella frigorifera. La costante del freddo-solitudine (dei vivi e dei morti) viene però spezzata dall’elemento catartico: il mare. Nel flusso dei pensieri di Lee durante il film vediamo il mare quale vero momento di felicità e di unione tra lui, il fratello e il nipote negli anni passati e lo ritroveremo poi nel proseguo del racconto come metafora del ricongiungimento. Anche per Patrick il mare è simbolo di felicità: non vuole in alcun modo staccarsi dalla barca appartenuta al padre, vedendo come unica via di fuga dal dolore che cela dentro di sé la possibilità di uscire in mare come un tempo facevano tutti insieme. La vita da sedicenne, con gli interessi che abbiamo sopra ricordato, passano in secondo piano e si mostrano per quello che sono: deboli resistenze al voler affrontare quello che è successo e solo la barca (e quindi il mare) sono lo strumento giusto, o meglio la distrazione giusta, per poter andare avanti.

Come si può ben capire il film tratta di un tema forte e lo fa nel modo più veritiero possibile. Due punti di vista, due modi diversi di approcciarsi ad una triste realtà, senza fronzoli. La storia di un male necessario per alcuni, e di un male non necessario per altri. Abituati a vedere sul grande schermo solo storie “da cinema”, questa può essere l’occasione per vedere qualcosa di diverso. Nessuno vi obbliga a vederlo ed ecco che torniamo a quanto detto poco fa, un male necessario per alcuni, non necessario per altri.

 

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