L’Esma, una storia anche italiana

Curiosità del 01-05-2017
di Benedetta Bisaccioni

L’Esma, una storia anche italiana

La Escuela de Mecánica de la Armada, conosciuta con la sigla di Esma, nasce come scuola per la formazione degli ufficiali della marina di Buenos Aires. Una caserma che, tra il 1976 e il 1983,  divenne uno dei più grandi lager della dittatura argentina del generale  Jorge Rafael Videla, salito al governo con un colpo di stato, agevolato dalla crisi di potere ed economica del paese. Il cosiddetto  “ Processo di riorganizzazione nazionale”, nome con cui si definì la dittatura militare, pose in essere molteplici crimini contro l’umanità per eliminare i propri oppositori. Come per ogni regime autoritario, quello che spaventa maggiormente è la libertà di pensiero e la cultura; questo spiega perché i principali ricercati fossero giovani e studenti universitari che verranno ricordati come le vittime delle “ guerra sporca”.  

L’Esma divenne un centro di detenzione illegale, in cui passarono più di 5000 detenuti. Questi venivano tenuti distesi sul pavimento e bendati per tutto il giorno in maniera che non avessero idea di dove si trovassero; si muovevano, inoltre,  solo per recarsi scortati in bagno oppure per andare nelle stanze adibite alle torture. Molti di questi,  dopo una visita medica, venivano selezionati per poi esser sedati e caricati su un aereo che li gettava all’altezza del Rio de Plata, così che nessuno potesse ritrovare i corpi. 

L’Esma non fu soltanto un luogo di torture e genocidio, ma i militari sfruttarono l’intelligenza e le conoscenze dei detenuti per i propri interessi.  Infatti furono istituiti gruppi di lavoro adibiti alla falsificazione di documenti, passaporti  (tra cui quello di Licio Gelli) e soprattutto alla modifica di atti di proprietà così che i militari, oltre a eliminare fisicamente i nemici, ne guadagnassero anche economicamente. In particolare,  vi era un gruppo, per dire di intelligence, preposto allo studio di quotidiani, perché gli oppositori vi inserivano dei codici lessicali per scambiarsi informazioni.

Nel centro di detenzione furono trattenute moltissime donne in stato interessante  che partorirono durante quel periodo; i bambini venivano dati alle famiglie vicine al regime e le madri uccise. Per questo che,  ancora oggi, ogni giovedi mattina in Plaza de Mayo, le abuelas (le nonne) si radunano per manifestare e  per continuare a cercare  i propri figli  e i propri nipoti.

Per quanto la vicenda argentina possa sembrarci lontana, molti desaparecidos erano di origine italiana. Nel 2007, infatti, si è concluso a Roma il processo Esma con la condanna all’ergastolo dei 5 gerarchi del centro di detenzione (il capitano Jorge Eduardo Acosta, comandante del Servizio Informazioni, Alfredo Astiz, comandante di uno dei gruppi di sequestratori e torturatori, il capitano Jorge Raúl Vildoza, comandante dell'Esma, il prefetto navale Héctor Febres, responsabile del destino dei bambini nati dalle prigioniere sequestrate in stato di gravidanza e il contrammiraglio Jorge Vañek, comandante delle operazioni navali). Il processo in questione è stato mostrato in televisione dalla trasmissione “Un giorno in pretura” e facilmente ritrovabile sul sito della Rai.  

Attualmente la caserma è divenuta il Museo della Memoria che ho avuto la fortuna di visitare. L’aspetto incredibile della vicenda è che la caserma si trova in un quartiere centrale di Buenos Aires e i  crimini avvenivano sotto gli occhi di tutti, ma per anni nessuno se ne era accorto. La visita del Museo termina in una stanza vuota, dove ti  siedi per terra e vengono proiettate sulle pareti le vicende processuali, i numeri delle vittime e le persone ancora disperse.  Alla fine,  la guida del Museo mi ha chiesto soltanto una cosa: di parlare dell’Esma e di non dimenticare quello che avevo visto li. L’articolo è il mio modo di mantenere la promessa perché,  in fondo, il ricordo è la prima forma di Resistenza.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



POTREBBERO INTERESSARTI