Ciak si stampa: i film da vedere sul giornalismo

Cinema del 20-11-2017
di Niccolò Sandroni

Ciak si stampa: i film da vedere sul giornalismo

Giornalismo e cinema, un rapporto duraturo, avvincente e vincente. Numerose sono le pellicole che hanno raccontato questo connubio analizzando le varie sfaccettature della vita frenetica del giornalista. Ce n’è per tutti i gusti, tuttavia solo alcuni film hanno davvero lasciato un segno. Questa professione è una delle più importanti perché non solo è paladina del diritto di cronaca e quindi della libertà di manifestazione del proprio pensiero, ma anche perché attraverso di essa si arriva a raccontare (quasi sempre) la verità facendo emergere soprusi altrimenti taciuti e impuniti. Un’attività d’inchiesta che si pone a fianco di quella delle forze di polizia, con cui spesso collabora ma con la quale si pone anche in contrasto. Facciamo il punto della situazione riportando alcuni film che meritano di essere visti (e rivisti) su questo argomento.

Il primo - e sicuramente più importante - film da cui iniziare è Tutti gli uomini del presidente. Il film è del 1979 e racconta lo scandalo del Watergate che ha portato all’impeachment e quindi alle dimissioni del Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, unico caso nella storia statunitense. Protagonisti sono due giovani attori che hanno fatto la storia del cinema, Robert Redford e Dustin Hoffman, entrambi vestono i panni di cronisti del Washington Post. I due riescono a fare squadra, Redford è quello che va a caccia della notizia ed è in contatto con l'informatore che indica la pista da seguire. Hoffman è quello che rende leggibile il pezzo e “martella” i testimoni. È famosa la fonte di Robert Redford, “gola profonda”, la quale comunica con il protagonista in un garage buio, senza mai farsi vedere in faccia. Il film pone in evidenza due aspetti molti importanti di questa professione: la modalità con cui arrivare alla verità e la salvaguardia della propria fonte. Il fine di cui al primo punto lo si può ottenere con la dovuta calma, non tutto e subito, ma per gradi, altrimenti si rischia di vedere sfuggire l’obiettivo. Il secondo punto è invece la conditio sine qua non per l'obiettivo del primo: se la fonte non si sente al sicuro potrebbe temere per la propria incolumità (soprattutto in vicende così delicate) e avere dei ripensamenti. L’importanza delle fonti è centrale anche in altri due film più recenti, sempre del genere giornalistico ma nella sua variante televisiva (più precisamente riferita al famoso programma 60 minutes della CBS): Insider - Dietro la verità di Michael Mann (con Al Pacino e Russel Crowe) e Truth - Il prezzo della verità (con Cate Blanchett e ancora Robert Redford).

Cronisti d’assalto è un film del 1994 diretto da Ron Howard, con protagonista Michael Keaton. Il film riporta la giornata frenetica, pazza, senza pause, della redazione di un quotidiano di New York. Il protagonista, caporedattore del New York Sun, mette al primo posto della sua vita il lavoro. La moglie/collega incinta, a pochi giorni dal parto, non lo distoglie minimamente dall’esigenze lavorative. La sua esistenza ruota intorno alle necessità del giornale, cioè la notizia più importante (e vera) prima degli altri, unico modo per poter colmare il gap con i quotidiani della città e sentirsi davvero vivo. Un’agitazione che non viene vista come malessere, ma come una frenesia stimolante, dimostrato anche dalla bevanda che beve continuamente Keaton: lattine su lattine di Coca-Cola. Se vuoi essere sempre sul pezzo devi mettere in conto alcuni sacrifici, questa è la vita che ti sei scelto e non ne puoi fare a meno. Una dipendenza. (Per capire un po' di che personaggio stiamo parlando guardate questo video.)

Assicurati sempre della verità di ciò che riporti, se questo ti interessa, è ovvio. Su questo argomento due sono i film che rappresentano i diversi interessi: il primo è Diritto di cronaca del 1981 di Sidney Pollack con Paul Newman, il secondo è Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio con Gianmaria Volonté. Il film di Sidney Pollack mostra come non ci si debba fermare alle apparenze in questo lavoro, infatti il personaggio di Paul Newman, figlio e nipote di gangster di Miami, svolge la sua regolare attività di importatore senza nuocere a nessuno e senza avere legami con la malavita. Eppure, la famiglia che non si è scelto sarà il motivo per il quale viene aperta un’inchiesta nei suoi confronti, senza saperlo e venendone a conoscenza proprio dalle pagine del giornale locale. Sfruttando la logica contorta della fuga di notizie, che non sempre conduce alla verità, si prenderà le sue soddisfazioni. Il secondo film citato, invece, racconta l’interesse di un giornale borghese a non riportare la realtà dei fatti in modo imparziale, bensì orientare l’opinione pubblica per scopi elettorali. Ambientato nella Milano degli anni ’70, dilaniata dalle proteste politiche sia di destra che di sinistra, mostra quella che viene definita la “strategia della tensione” con l’uso strumentale dell’omicidio di una giovane ragazza solo per condizionare le imminenti elezioni. Curioso il nome del quotidiano: “Il Giornale”, testata giornalistica che ancora non esisteva e che sarebbe stata fondata da Indro Montanelli nel 1974. Merita di essere riportata anche una frase dello spregiudicato caporedattore, interpretato da Gianmaria Volonté, la quale esprime perfettamente le intenzioni del quotidiano: “Goebbels diceva nei suoi diari che le masse sono molto più primitive di quanto possiamo immaginare. La propaganda quindi dev'essere essenzialmente semplice, basata sulla tecnica della ripetizione, tecnica peraltro modernissima, mandata avanti dalle grandi agenzie pubblicitarie americane. Unique selling proposition – unica proposta di vendita”.

Serve un forte volontà per svolgere questo lavoro, si deve essere spinti da una grande curiosità e questo risulta evidente nel film Zodiac, di David Fincher. In questo caso il protagonista non è il classico giornalista, ma pur sempre un componente di una redazione, nello specifico un vignettista, interpretato da Jake Gyllenhaal. La storia raccontata è realmente accaduta e riguarda una serie di misteriosi omicidi avvenuti negli anni ’70. Di riflesso sono coinvolti anche i giornali, non soltanto sotto l’aspetto della narrazione dei fatti e della ricerca del colpevole, ma anche perché il killer invia alle redazioni lettere con indizi circa il suo operato.

Il più recente film che tratta di giornalismo d’inchiesta è Il caso Spotlight, del 2015, che ha vinto il premio Oscar per il miglior film, tra i cui protagonisti figura ancora Michael Keaton. In questo film ci sono racchiusi elementi già noti, come la necessità di fare squadra per svolgere indagini pericolose e delicate (come già ci ha insegnato Tutti gli uomini del presidente ma anche Truth) e di come sia importante delirare i contorni di una vicenda, raggiungendo il nocciolo fondamentale della verità: non accontentarsi del “pesce piccolo” pur di uscire con una storia, ma attendere il momento giusto per avere in pugno tutti i soggetti coinvolti (anche questo in Tutti gli uomini del presidente).

Come è chiaro, visto che si tratta di una professione adrenalinica, il genere cinematografico sarà prevalentemente thriller. Ciononostante, se volete rimanere nel macro tema dell’editoria, ci sono altri due titoli che si spostano verso il genere sentimentale e che possono alternare la visione dei precedenti film: 30 anni in un secondo se volete commuovervi per una storia d’amore tra Jennifer Garner e Mark Ruffalo (con annesso incredibile viaggio nel tempo) oppure Abbasso l’amore se volete vedere una commedia irriverente ambientata negli anni ’60 con protagonisti Ewan McGregor e Renée Zellweger.

Il rapporto tra cinema e giornalismo procede a gonfie vele, il genere non è ancora saturo. Per l’inizio del prossimo anno è prevista l’uscita di un altro film, diretto da Steven Spielberg con Tom Hanks e Maryl Streep dal titolo: The Post. Le rotative non accennano a fermarsi.

 

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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