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Maltempo, Consorzio bonifica:

Cronaca del
di Maddalena Pieroni
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Maltempo, Consorzio bonifica:

Un tavolo tecnico per studiare interventi strutturali capaci di mitigare il rischio idraulico che tiene in ostaggio la Valdichiana. Autorità idraulica, Comuni e Consorzio, insieme, per elaborare una ricetta capace di mettere in sicurezza il vasto territorio interessato da un reticolo fragile e delicato. A proporlo è la Presidente dell’ente Serena Stefani che, da giorni, segue da vicino l’attività della struttura consortile nel territorio, coordinati dall’Ing. Serena Ciofini e dal geologo Dott Michele Gobbini, impegnati, insieme ai dirigenti ed i tecnici del Genio Civile Valdarno Superiore, nell’attività di controllo e monitoraggio delle situazioni di rischio.“In Valdichiana scorrono corsi d’acqua a regime torrentizio caratterizzati da pendenze modeste. In caso di precipitazioni importanti, in passato, avevano la possibilità di espandersi naturalmente in ampi spazi aperti, senza creare danni e disagi. Adesso invece, si trovano intrappolati tra ponti e tombamenti; stretti tra case, strade e fabbriche. Quando si registrano fenomeni meteorologici imprevisti, repentini e consistenti, come quelli che hanno investito la zona in questi giorni, la reazione è sempre la stessa: i corsi d’acqua del fondo valle si riempiono, il reticolo minore va in tilt, le aree più basse si allagano e, quando anche i canali principali vanno in piena e il livello nel canale Maestro sale, la situazione di “stallo” si prolunga anche per giorni, le sponde e gli argini si saturano e le opere rischiano di franare”, spiega l’ingegner Serena Ciofini, responsabile del Servizio Difesa Idrogeologica del Consorzio 2 Alto Valdarno. “E’ chiaro – aggiunge – che l’attenta e puntuale manutenzione ordinaria del reticolo di gestione, effettuata ogni anno dall’ente, può mitigare il rischio, ma non può scongiurare i disagi e i danni che si ripetono con ricorrente puntualità in un reticolo che mediamente ha una capacità di contenimento in termini di “tempi di ritorno” non superiore a qualche anno, quando oggi sulle nuove progettazioni viene richiesto il contenimento delle piene con almeno un tempo di ritorno duecentennale. Per questo servono interventi strutturali, che, partendo dalla valutazione attenta del sistema e della sua trasformazione nel tempo, riescano a trovare soluzioni adeguate a criticità conclamate”.