Ultimo agg. 1 ora e 18 minuti fa

La storia della camicia, il pilastro dell'eleganza

Curiosità del
di Luca Amodio
591

La storia della camicia, il pilastro dell'eleganza

In cotone o in lino, a righe o a quadretti, alla francese o all’italiana, la camicia è sicuramente il simbolo per eccellenza dello stile e dell’eleganza. L’ abbigliamento classico, non può, infatti, prescindere dalla camicia, ingrediente inderogabile nel proprio guardaroba, fondamentale sia nel mondo del lavoro ma, anche, in tutti i contesti dove sia richiesta una certa formalità. La camicia, dietro il suo nome, vanta una lunga storia e tradizione che ha accompagnato l’uomo fin dalla sua nascita evolvendosi dalla propria forma più primitiva fino le attuali sfumature  innovative ed estrose. Vediamo quindi di ripercorrere la storia di questo splendido capo.

La camicia, seppur non intesa come oggi, esiste, nelle sue varie forme, sin dall’età antica in tutte le culture. L’embrione più semplice e primitivo della camicia corrisponde a due teli rettangolari di tessuto cuciti tra loro lateralmente e sulle spalle, da portare rigorosamente sotto la tunica. Un esempio di questa tipologia è rappresentato dalla tunica interior, in lino o in cotone naturale, in auge nella Roma del III secolo d.C. Questo primo archetipo della camicia, documentato in Europa sino all’anno 1000, era caratterizzato da una forma a “T”: maniche tagliate in modo da avere un  corpo unico di tessuto e con una lunghezza che raggiungeva circa metà avambraccio.

Soltanto con la guerra santa i Crociati importarono in Europa il “camis”, un capo utilizzato dai Persiani il quale suggerirà l’idea definitiva della camicia con le maniche tagliate separatamente, cucite al corpo lungo i fianchi, e con scollatura tonda aperta sino al petto. Nella cultura medievale, oltre ad essere utilizzata come indumento atto a separare il corpo nudo dagli indumenti di tessuto pesante ergo formare una barriera contro le epidermidi poco pulite, la camicia, viene indossata durante il bagno comune tra uomini e donne, prassi sistematica sino al rinascimento. Proprio ricordando l’uso intimo con cui è stata concepita la camicia, vige la regola del galateo di non togliersi la giacca, in presenza di una donna, in quanto segno di maleducazione e poca grazia. Nei “panni toscani”, nel basso Medioevo, prosegue l’evoluzione della camicia affrontando la differenziazione in funzione dei sessi dove, negli inventari delle famiglie altolocate toscane del XV sec., le camicie femminili risultano addirittura più costose e ricercate rispetto quelle maschili. Le camicie medievali, vengono confezionate nelle case attraverso tessuto di lino, i preziosi pannilini, in tela sottile e trasparente ed ornate poi da ricami in filo d’oro, d’argento e di seta.

Nel Rinascimento, come testimoniano i ritratti coevi, cresce la fama della camicia in termini di qualità del tessuto e degli ornamenti diventando velocemente un vero e proprio status symbol della mise degli ambienti altolocati della società.La camicia, da indumento intimo, inizia quindi ad affacciarsi al di fuori degli abiti lasciando intravedere, dapprima, un sottile listello bianco e, poi, espandendosi una vera e propria arricciatura orlata di pizzi. In tal contesto, forte impulso viene dato dalla moda spagnola dalla Gorgiera, lavorata a nido d’ape o a ruota di mulino, destinata a diffondersi capillarmente in tutta Europa divenendo sinonimo di potere ed opulenza.

Con la nuova tendenza del Seicento, i voluminosi colli a ruota si afflosciano ma rimangono ampi e ricchi di intagli e ricami per distendersi sulle spalle. Il maestoso collo bianco, rigorosamente nero in Olanda, attribuisce alla figura un lineamento più snello e ne arrotonda la linea. Re Sole, alla corte di Versailles, diventa arbitro della moda francese ed europea introducendo nuovi elementi formali, volants, ruches, gale, falbalas, nella ricca camicia barocca caratterizzata dalla sfarzosità dei suoi pizzi e jabot, simbolo dei salotti letterali. Fu proprio durante il Barocco che la camicia venne consacrata soprattutto grazie all’invenzione della cravatta, nata quale una semplice striscia di lino bianco che girava intorno al collo per poi cadere sul torace. Regina dell’età dei lumi è sicuramente la camicia bianca divenuta emblema monopolio del Secondo Stato, ovvero di coloro che godevano del privilegio di “non sporcarsi le mani” intaccando il colore del proprio capo. Da prerogativa esclusiva dei ceti privilegiati, con la Rivoluzione Francese l’uso della camicia bianca si va polarizzando divenendo capo di uso comune che, seppur in cotone grezzo, ampia ed aperta sul petto con colletto a listello, veste i Sanculotti sulle barricate di Parigi all’indomani del 14 Luglio. Invece, nel periodo neoclassico la camicia, peculiarità dell’abbigliamento femminile, ripropone il modello romano-greco e viene indossata come capo unico per inneggiare alla libertà del corpo.

L'Ottocento, teatro della definitiva e perentoria ascesa della classe Borghese, circoscritto nel settore della moda, è sinonimo di codifica dei pilastri dell'eleganza che vede nella camicia il punto più sensibile. Seppur la  protagonista rimanga ancora la classica camicia in fine batista bianca, nella seconda metà del secolo, si affermano anche le camicie colorate, in principio, di mansione esclusivamente diurna. L’eco del mito dell’eleganza ottocentesco venne amplificato anche dagli intellettuali dell’epoca portavoci del estetismo, quali D’Annunzio, Oscar Wilde e, primo fra tutti Lord Brummel che coniò il termine dandy come sinonimo di ostentazione di eleganza e di ossequio esagerato alla moda. Nell’era contemporanea, sotto l’influenza dello sport, fecero il loro ingresso nella moda le camicie dal collo floscio ed attaccato e della camicia sportiva portata senza giacca, spesso in flanella e in jeans. Quest’ultima, seppur facendo il proprio debutto quale camicia di lavoro, venne poi adottata dai giovani come segno di protesta. Inoltre, durante la Jazz age, fa il suo debutto la camicia button down,  distinta dal collo fermato da due bottoncini, ancora oggi in voga, soprattutto negli USA. La camicia perde definitivamente la sua origine nobiliare ed inizia a diffondersi, nelle sue varianti, analiticamente anche nei ceti più umili fino alla classe operaia che adotterà la camicia a quadri o a maniche corte. Ma, la camicia assume nel tempo addirittura un significato politico: i garibaldini scelsero di vestire le camicie rosse, viceversa, quelle nere vennero indossate dai fascisti e, infine, le brune prerogativa dei nazisti.

Da icona di agiatezza o elevatezza culturale, a simbolo politico o etichetta di un determinato ceto sociale la camicia ha quindi accompagnato, nel corso della storia, l’uomo fin dalla sua origine ricoprendo qualvolta ruoli densi di significato. Arrivando ai giorni nostri, la camicia è ampiamente diffusa, soprattutto tra le nuove generazioni, nella sua componente più casual e informale oscurando, forse tradendo, la sua origine di capo elegante.  Può sorgere quindi spontanea una domanda:  regresso o progresso? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.