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Mantova svelata

Mete del
di Agnese Nocenti
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Mantova svelata

«Mantua...», e l’ombra, tutta in sé romita,
surse ver’ lui del loco ove pria stava,
dicendo: «O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava.

Questi versi del VI canto del Purgatorio hanno avuto poca fortuna, perché si trovano subito prima della famosa terzina dell’Ahi serva Italia, di dolore ostello… Eppure racchiudono una gemma rara: Dante nella Divina Commedia passa in rassegna tutti i moti dell’animo umano, tuttavia si sofferma raramente sull’affetto, un sentimento che ha la lunghezza d’onda di un sussurro e non è fatto per essere declamato, e proprio da questo trae la sua forza incredibile. È tanto piccolo che entra dentro uno sguardo, una parola, un abbraccio, ma sfida la gravezza delle altre terzine di questo poema monumentale.
Dante e Virgilio sono ai piedi del monte del Purgatorio e, come fanno tutti i turisti che si rispettino, chiedono indicazioni al primo che trovano; peccato che scelgano proprio una delle anime più spocchiose di tutto l’aldilà: Sordello da Goito, nobile decaduto e poeta che andava fortissimo ai tempi di Dante, perché aveva fatto furore in Provenza, la terra dei trovatori. Questo infatti li guarda altero e non risponde, poi, continuando a infischiarsene della buona educazione, chiede loro da dove vengano. E qui accade il miracolo: non appena sente Virgilio rispondere: «Mantova», Sordello gli si getta tra le braccia, perché anche lui è mantovano. Ecco il potere dell’affetto: sta tutto dentro una terzina semisconosciuta, ma ha il potere di far scorrere un brivido sulla schiena a chi legge, più di tutto “Il cinque maggio”.

Non bisogna sottovalutare ciò che è sottovalutato, insomma.

Se tipo voleste visitare Mantova, non limitatevi a fare una puntatina alla “casa di Rigoletto” (che tra l’altro non è autentica, dato che il librettista del “Rigoletto” di Verdi si è ispirato al testo teatrale “Le roi s’amuse” di Victor Hugo, in cui Triboulet è tutto meno che mantovano). O a tambureggiare nella Sala dei Giganti di Palazzo Te come Jovanotti nel video de “L’ombelico del mondo”. O a fare la fila per entrare nel Palazzo Ducale e vedere la Camera degli Sposi.
Andate piuttosto a visitare la casa di chi l’ha dipinta, la Camera degli Sposi: è in via Giovanni Acerbi, 47. Se non la trovate subito, non temete: chiedete pure informazioni, Sordello è un’eccezione, i mantovani sono molto gentili e ospitali. Non vi svelo niente, ma il pezzo forte della casa non è l’esterno, ma l’interno, o, meglio, il cortile interno: diciamo che qui il Mantegna ha fatto la quadratura del cerchio.
Avete mai sentito parlare di scheletri che si abbracciano? Nel Museo Archeologico di Mantova, ricavato da un’ala del Palazzo Ducale, riposano nel loro sonno eterno gli “Amanti di Valdaro”: un uomo e una donna del Neolitico che sono stati tumulati con braccia e gambe allacciate tra loro. Romeo e Giulietta, scansatevi proprio.
Parlando di bellezze sussurrate, non è male nemmeno fare una capatina a Palazzo d’Arco, dimora dell’omonima nobile famiglia trentina, la cui ultima erede Giovanna (sì, esatto: Giovanna d’Arco, poveretta) ha disposto per testamento che tutto, compreso l’incantevole giardino interno, le innumerevoli opere d’arte, la fornitissima biblioteca, sia mantenuto intatto per allietare gli occhi dei visitatori.
Poco lontano si trova il Teatro Bibiena, un gioiellino di velluto rosa antico e legno beige; fu scelto da Leopold Mozart come tappa della tournée italiana del quattordicenne figliol prodigio Wolfgang Amadeus, e ne rimase estasiato, tanto che scrisse alla moglie: in vita mia non ho visto nulla di più bello di questo tipo.
«Puah, turisti», avrebbe commentato Sordello.

Per info: http://www.turismo.mantova.it/

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.