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Etienne de la Boètie - ''Discorso sulla servitù volontaria'' - ...A chi accarezza le proprie catene''...

Letture e Poesie del
di Politeia Arezzo
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Etienne de la Boètie - ''Discorso sulla servitù volontaria'' - ...A chi accarezza le proprie catene''...

Etienne è stato un politico, giurista, filosofo francese del XVI secolo: celebre è la sua amicizia con Michel de Montaigne, con cui si ritroverà a svolgere l’incarico di consigliere del Parlamento di Bordeaux, in un momento travagliato per la storia francese in quanto dilagavano disordini politici e scontri religiosi, dovuti al diffondersi della riforma protestante. Diverrà nel corso di quegli avvenimenti uno dei referenti di spicco della politica di conciliazione religiosa. Si ammala di peste il 14 agosto 1563  e il 18 agosto Etienne muore tra le braccia dell’amico Montaigne, che scriverà nell’opera “ De l’Amitiè” :“ se paragono tutta la mia vita rimanente a questi quattro anni che egli mi ha regalato, essa non è altro che fumo, null’altro che una notte oscura e noiosa. Gli stessi piaceri che mi si offrono, invece che consolarmi raddoppiano il rimpianto della sua perdita “.Il discorso fu composto, secondo gli ultimi studi, nel periodo dell’università, cioè attorno ai 22 anni. Secondo Montaigne il discorso sarebbe stato addirittura precedente, intorno ai 18 anni. Il pamphlet circolò clandestinamente fino al 1567, anno della pubblicazione con il titolo di  “il contro uno” . 

Etienne affronta da giovanissimo studente di giurisprudenza il problema che renderà l’opera un classico, in quanto travalica le epoche e avanza le domande radicali a cui il futuro, in cui noi viviamo, non ha ancora saputo rispondere : ‘’come è possibile che tanti uomini , tanti borghi, tante città, tante nazioni sopportino talvolta un Tiranno solo, che non ha forza se  non quella che loro gli danno, che ha il potere di danneggiarli unicamente in quanto essi vogliono sopportarlo, che non potrebbe far loro alcun male se essi non preferissero subirlo invece che contrastarlo’’ L’autore opera un rovesciamento nell’ analisi del rapporto tra il potere e i suoi sudditi: lo sguardo critico tradizionalmente si scaglia sull’oppressione che si abbatte sulle vittime innocenti, non ponendo l’attenzione sul modo in cui le vittime stesse possono essere conniventi con il potere stesso. L’obiettivo è dimostrare come l’asservimento del popolo non possa essere ottenuto solo con lo strumento della forza brutale, ma richieda sempre, entro certi limiti, un consenso da parte degli asserviti.

Esistono, secondo Etienne, tre tipologie di Tiranni :  gli uni ottengono il regno attraverso l’elezione del popolo, gli altri con la forza delle armi e gli altri ancora con la successione ereditaria. Chi lo ha acquisito per diritto di guerra si comporta ”in modo da rendere evidente che si trovano in terra conquistata”.Coloro che nascono sovrani non sono di solito molto migliori anzi, “essendo nati e nutriti in seno alla tirannia, succhiano con il latte la natura del tiranno, e considerano i popoli che sono loro sottomessi, come servi ereditari, e secondo la loro indole di avari o prodighi come sono, considereranno il regno come loro proprietà’’. ‘’Chi ha ricevuto il potere dello Stato dal popolo supera di solito gli altri tiranni in ogni genere di vizio e perfino crudeltà, non trovando altri mezzi per garantire la nuova tirannia, ed estendere le servitù, ed allontanare talmente i loro sudditi dalla libertà che, per quanto vivo,  gliene si possa far perdere il ricordo.” L’autore infine afferma : “e così a dire il vero, vedo come vi sia tra loro qualche differenza, ma non tale da rendere preferibile l’uno o l’altro : poiché essi arrivano al trono per vie diverse ma il loro modo di regnare è pressoché identico. Quelli eletti dal popolo lo trattano come un toro da domare. I conquistatori come una preda.I  successori pensano di farne i propri schiavi naturali”. Etienne individua le cause che spingono gli uomini a servire il potere, a porsi in una condizione di mansueta soggezione, insomma la volontà dell’autore è quella di analizzare i motivi che spingono il popolo a “ leccare la mano che lo frusta”.  

L’ ABITUDINE : Le prime persone cadono sotto la servitù perché sconfitti o costretti dalla forza, ma coloro che vengono dopo servono senza rimpianto, in quanto sono stati cresciuti e allevati come servi. Essi si accontentano di vivere nella medesima condizione in cui sono nati: ‘’l’abitudine che in ogni campo esercita un enorme potere su di noi, non ha in nessun altro campo una forza così grande come nell’insegnarci la servitù’’. L’uomo che nasce in condizione di servitù si abitua di conseguenza al proprio stato, considerandolo immutabile, statico, immodificabile, così come una legge imperativa della natura. Etienne non è del medesimo avviso, ritenendo che la condizione di servitù derivi principalmente dall’educazione. L’uomo nasce, secondo lui, libero: “ noi siamo tutti naturalmente liberi poiché siamo tutti uguali ; e a nessuno puo’ saltare in mente che la natura, che ci ha fatti tutti uguali, abbia reso qualcuno servo”. Accade però,a chi non si prende cura della propria natura, che l’abitudine lo plasmi secondo i propri dogmi :‘’ i germi del bene che la natura deposita in noi sono così fragili e minuti da non poter resistere al minimo impedimento proveniente da una educazione ad essi contraria.  Coltivarli è cosa assai più difficile che snaturali, corromperli e farli degenerare’’.  Per noi, uomini del XXI secolo, queste parole ricordano la celeberrima e altrettanto inquietante frase di Margaret Thatcher :‘’There is no alternative’’.  Essa, oggi come allora,  appare come constatazione dell’ordine naturale del modo di produzione, contro cui nulla può l’uomo del popolo, quando invece è il risultato di scelte tipicamente umane. Come Etienne ci dimostra già nel XVI secolo, far credere al popolo che alcune circostanze siano frutto di una inevitabile e irredimibile legge naturale, è lo strumento più efficace per obbligare il pensiero degli uomini nel loro orizzonte storico, oggi per consacrare  sistema capitalistico come eterno presente. 

ABBRUTIMENTO :  L’abbrutimento dell’uomo si manifesta innanzitutto costringendolo nell’ignoranza, nel privarlo degli strumenti che gli sono necessari non solo alla comprensione della propria condizione, ma anche alla progettazione della liberazione della sua vita e di quella degli altri uomini. Scrive Etienne ‘’ i libri e l’istruzione più di ogni altra cosa spingono ad odiare la tirannide’’. Chi è libero nello Spirito non può voler essere servo nella Materia. Ma il mezzo attraverso cui il potere perviene a questo risultato è il romano “Panem et circenses’’: l’esempio che viene fatto da Etienne è quello di Ciro che conquista la Lidia, non saccheggiando la città, ma costruendo bordelli, taverne, sale da gioco e autorizzando i cittadini a servirsene.  ‘’Teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori, bestie feroci dipinti e consimili droghe erano per i popoli antichi l’esca della servitù, il prezzo della loro libertà … in tal modo i popoli instupiditi e invaghiti da tali passatempi s’abituavano a servire pedissequamente’’. Guy Debord nel 1967  scriverà “La società dello spettacolo”affermando : “ tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione … Lo spettacolo non è un insieme di immagini ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini … Lo spettacolo, compreso nella sua totalità è nello stesso tempo il risultato e il progetto del modo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, la sua decorazione sovrapposta. E’ il cuore dell’irrealismo della società reale. In tutte le sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto di distrazioni, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante … Lo spettacolo è il discorso ininterrotto che l’ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo. E’ l’autoritratto del potere all’epoca della gestione totalitaria delle condizioni di esistenza”. Debord con queste frasi intende dimostrare e mostrare l’analogia tra l’atteggiamento che lo spettatore passivo tiene di fronte allo spettacolo televisivo, ammaliato, persuaso, costretto, il quale poi non riesce nella società a perpetrare altro comportamento se non quello che lo spettacolo suggerisce. Lo spettacolo presuppone l’assenza di dialogo, nel quale l’unica voce che è possibile ascoltare è quella del potere. Lo spettatore sarà quindi tale sul divano e nella vita, consumatore passivo cui spetta di scegliere tra immagini che altri hanno selezionato per lui, cui non spetta di giudicare quale sia vera o falsa, in quanto tutto il reale è dominato da una sola fonte di verità che si personifica con lo stesso potere.  

RELIGIONE :Essa viene utilizzata come scudo da chi comanda, strumento di legittimazione dei soprusi e delle oppressioni commesse a danno del popolo, laddove gli uomini mal sopportano il male fatto loro da un altro uomo. Con questo meccanismo, la causa del male non è più vista come un uomo in carne ed ossa che opera nella storia, bensì come qualcosa di esterno, di metafisico, di non conoscibile. Quotidianamente, noi uomini del XXI secolo, ci sentiamo ripetere gli imperativi inderogabili, del Dio mercato, della Divina finanza, della Santa Europa, a giustificazione delle nefandezze e delle ingiustizie che vengono perpetrate a danno dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, degli stranieri in Occidente. In Oriente le Crociate portate avanti da paesi come gli USA saccheggiano, impoveriscono, distruggono le nazioni, torturano e sterminano popoli, in nome del loro potente interesse, sotto gli occhi indulgenti della maggior parte dei fedeli occidentali. Tutto ciò attribuendo a tali operazioni brutali e inumane, denominazioni come “ bombardamento etico”, “interventismo umanitario” ed “embargo terapeutico”, quindi con degli ossimori “dotati di una surreale assurdità in quanto i bombardamenti, in particolare rivolti contro la popolazione civile e le infrastrutture che rendono possibile una normale vita quotidiana, non sono mai per definizione etici. L’intervento militare, con dichiarati scopi di controllo geopolitico del territorio, non ha nulla a che fare con l’umanità, se non come ipocrita pretesto. Infine l’embargo non è mai terapeutico, non cura mai i mali del corpo e dello spirito, ma è anzi patogeno per sua stessa essenza, fa ammalare e fa morire “ Costanzo Preve. 

GERARCHIA : Il consenso si fonda in ultima analisi nella devozione di massa per la Tirannia determinata dal fatto che a suo modo, la Tirannia è sempre democratica perché consente a ciascuno di farsi Tiranno dell’altro, e su questa pietra edifica la chiesa del proprio consenso. Scrive ‘’ il tiranno sottomette i sudditi gli uni per mezzo degli altri, ed è difeso da quegli stessi da cui, se avessero un qualche valore, dovrebbe guardarsi’’.  Ecco che radiografa la politica nelle sue fibre più strutturali. Cediamo il nostro potere perché possiamo esercitarlo su qualcun altro. “Sono sempre quattro o cinque che mantengono il tiranno, quattro o cinque che gl tengono in schiavitù tutto il paese è sempre stato così … quei sei hanno poi sotto di loro altri seicento approfittatori , che si comportano nei loro riguardi come essi stessi fanno col tiranno. Quei seicento ne hanno sotto di loro seimila cui fanno fare carriera, ai quali fanno avere il governo delle province o il controllo del denaro, affinché essi diano il libero corso alla loro avarizia e crudeltà.  Dopo costoro ne viene una lunga schiera, e chi vorrà divertirsi a sbrigliare questa rete vedrà che non sono seimila, ma centomila, ma milioni che grazie a questa corda sono attaccati al tiranno e si mantengono a essa”. Infine Etienne affida alle parole scritte nel suo libro una speranza e una missione che l’uomo di allora e di oggi dovrebbe seguire per recalcitrare il giogo sotto il quale docilmente vive e soffre : “potreste liberarvi se provaste, non dico a scuotervele di dosso, ma semplicemente a desiderare di farlo. Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi. Non voglio che scacciate il tiranno e lo buttiate giù dal trono. Basta che non lo sosteniate più e lo vedrete crollare a terra per il peso e andare in frantumi come un colosso a cui sia stato tolto un basamento”.     

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere