Come in una macchina del tempo ove tutto scorre

Mete del 29-08-2017
di Lucia Cini

Come in una macchina del tempo ove tutto scorre

Un’oretta d’auto circa dall’ultima città d’Italia, Trieste, per catapultarsi nel verde assoluto e rigenerante della terra slovena. Chissà dall’alto di un elicottero come sarebbe: sparuti, sparutissimi tetti - perlopiù a punta - affiorerebbero in mezzo ai boschi, le montagne e le dolci colline che mai abbandonano i propri sgargianti colori.I polmoni ringraziano. La vista pure. Giunge subito una sensazione totalizzante di quiete e pace, purezza e autenticità. La Madre Terra che si manifesta senza fronzoli, beatamente assorta tra tenute contadine, piccoli villaggi, laghi, grotte e tanti animali scorrazzanti.

Caso più unico che raro che un panorama come questo non si interrompi neppure in prossimità del centro urbano più importante del Paese: la capitale Ljubljana (Lubiana) sorprende lo spettatore concitato nella contemplazione della natura incontaminata sinora incontrata; lo (s)travolge permettendogli di non cambiare sguardo né prospettiva. Il verde resta. Il verde sopravvive. Non c’è rottura. La quiete fa un respiro di sollievo: ci sono le auto e un po’ di traffico certo, ma senza nevrosi e insulti e clacson agguerriti, ci sono palazzi e condomini, ma sempre vi si frappongono piccoli parchi e giardini; ci sono gli abitanti, i cittadini di Lubiana, li incontri mentre passeggiano o percorrono, sulla sella di una bici, le piste ciclabili che attraversano in lungo e in largo tutta la città. Ci sono i tanti giovani di Lubiana e non, molti studenti, molti universitari: chiacchierano, sorridono, si danno appuntamento nelle piazzette, fanno qualche lettura sdraiati su uno di quei tanti prati che colorano il tessuto urbano. Le giornate trascorrono come se ci fosse una macchina del tempo a darci le coordinate giuste: il mercato coperto dell’architetto Jože Ple?nik a incorniciare un tratto del fiume Ljubljanica, il mercato giornaliero all’aperto così animato, pieno di vita e di primizie nella piazza antistante; la torre del Municipio dalla quale ad ogni ora escono due marionette accompagnate da una piccola sinfonia, quasi fosse un carillon a cielo aperto. La salita al Castello: farla a piedi, e non in funicolare, vi varrà la visita del “negozio” più incredibile della città, una manciata di metri quadri totalmente ricolma di spille, cartoline, foto, cimeli, maglie sportive, locandine, bici, pezzi di bici, oggetti e pezzi di oggetti, il tutto rigorosamente autoctono. Fare capolino dal vialetto mattonato durante il percorso di scalata ed iniziare a scorgere Lubiana dall’alto: goderne la bellezza, il candore e le simmetrie, la perfezione architettonica delle chiese, delle piazze e dei ponti. Ritrovarsi sul prato che circonda il Castello, refrigerarsi con le fontane, sdraiarsi e non pensare a nulla. In pratica una formattazione gratuita di mente e corpo. Ecco che è tempo di tornare giù, sulle rive del fiume: i vicoli e le strade tutte sono gremiti, affollati e accoglienti. C’è come un richiamo: impossibile stancarsi dello starsene fuori a passeggio, oziando senza meta, sedersi fuori nei locali - dai piccoli bar ai ristoranti più noti - e sentirsi coccolati dai sorrisi dei camerieri e dei passanti, dal buon cibo e dai promettenti vini. La bellezza non si esaurisce neppure dopo, quando la sera è calata già da diverse ore; le luci che brillano sulle sponde del fiume, l’aria fresca che ritempra, persone di tutte le età e provenienti da tanti angoli del pianeta; concerti che compaiono da un momento all’altro o in uno scenografico susseguirsi di piccole grandi esibizioni sotto il cielo stellato. Musica e musiche divampano nel centro storico, tra folklore e memoria, contemporaneità e nuove tendenze, nuovi linguaggi; un flusso continuo di contaminazioni “metropolitane” che vive nel cuore di Lubiana, rendendola sempre in movimento, sempre attuale eppure conservatrice e mai immemore della propria storia e delle proprie tradizioni.

Avanguardismo. Sperimentazione. Ci sono i parchi, le panchine perfette, i marmi, il Castello, il Triplo Ponte e le statue e di lì a poco, solo qualche passo più in là, un piccolo quartiere moderno e un centro congressuale (incredibile, ed emozionante, la mostra fotografica in corso su Robert Capa), il condominio futuristico di forma triangolare su Hacquetova Ulica e, soprattutto, lo spazio-mondo “periferico” di Metelkova Mesto. Una ex caserma trasformata a partire dagli inizi degli anni ’90, onde evitarne la demolizione, a centro culturale alternativo abitato e creato da artisti e non, giovani e meno giovani, un po’ nottambuli un po’ spiriti liberi. Concerti, club sotterranei, dj set, bar fatiscenti coi soppalchi in legno. Sculture in plastica, psichedelici oggetti appesi, bidoni colorati e strane sedute. Le foto non sono gradite poiché, come cita un cartello, “questo non è uno zoo”. Le pareti degli edifici dismessi divengono una tela in continua trasformazione: graffiti, ritratti, disegni, sprazzi di colore e genialità. Qui forse si viene alla ricerca di qualcosa.

Qui tutto scorre. Panta rei, ipse dixit.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.    



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