Principesse o guerrierie? Entrambe

Curiosità del 04-06-2017
di Benedetta Bisaccioni

Principesse o guerrierie? Entrambe

Sono anni che con una cara amica scherziamo su inventare una favola moderna, in cui la principessa non ha bisogno di essere salvata, perché lo sa fare da sola.

La trama si ispira a una specie di Cenerentola, la quale, però costruisce l’impero delle ditte di pulizie, diventando più ricca del principe. Tanto, in fondo, le calzamaglie non aiutano il sex appeal. Tuttavia,  negli anni, crescendo, le consapevolezze cambiano. Cambia il mito della donna, a cui aspirare e quella da diventare per  una futura figlia. Cresciamo tutte con l’immagine di essere il sesso debole. Nasciamo già, quindi,  con deficit iniziale e un conseguente obbligo: quello di fortificarsi. Questo perché, soprattutto nell’opinione della altre ragazze,  si tende a condannare quella che non sa stare da sola, che sacrifica se stessa, i propri interessi  magari per il ragazzo. Una tipa debole.  È arrivato il momento di ammetterlo: il mito della donna forte è una cavolata. Prospettare l’alternativa tra la principessa che aspetta di essere salvata e la guerriera che  si risolve da sola, diciamolo, è una cagata colossale. In generale, trovo sbagliato condannare la debolezza, come fosse un aspetto di cui vergognarsi.

Se avessi mai una figlia, le direi di imparare ad essere indipendente,  ma di saper anche metter da parte la propria indipendenza, quando ne vale la pena. Le direi che anche i principi hanno bisogno di essere salvati e che nessuno si merita di essere la toppa della vita di un’altra persona. Le consiglierei di rendersi felice da sola, ma di sapere condividere la felicità. Le raccomanderei di  non partire con l’idea che se le cose vanno male, è per forza colpa dell’altro, perché anche le principesse hanno dei difetti e possono sbagliare; come all’opposto, di non torturarsi, dandosi responsabilità che non esistono, perché i principi non sono perfetti , possono cadere da cavallo e che, spesso, il principe non nasce tale, ma ha bisogno di tempo per diventarlo o di vincere la paura. Le direi che conoscere se stessi è doloroso, che l’introspezione è un continuo puntellare ferite e crearne di nuove,  ma, al contempo, è fondamentale per capire se stessi e l’interazione con gli altri. Le direi di saper essere forte, ma che è un suo diritto poter essere debole, perché, se, infondo, il principe  è quello giusto,  capisce che i momenti di vulnerabilità sono i doni più preziosi. I sorrisi si regalano più facilmente che le lacrime. Le direi di scendere dal trono e corteggiare il principe, se e come fa lui, perché, poverino, non deve fare tutto da solo; di fare serenate, scrivere lettere d’amore e comprare rose. Mi raccomanderei di non fare la stronza, che è facile, ma di essere una che ci tiene, anche quando la farà sentire stupida, perché è un atto di coraggio. Le direi, ancora, che in una società che divide principesse deboli e guerriere, lei può essere entrambe. Le direi di imparare a salvarsi da sola, ma anche di lasciare che siano gli altri a farlo, perché non c’è niente di male. Anzi, forse, è più difficile.Le leggerò Cenerentola tradizionale e le racconterò che nella realtà non esistono principi e principesse, ma persone, diverse e complesse; che la vita non è una favola,  bensì  fatta di tante storie, non tutte con il “per sempre felici e contenti”, ma potenzialmente indimenticabili. E, che , alla fine, continuare a crederci, resta l’unico per sempre che le auguro. 

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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