Scabbia, i casi iniziano ad essere troppi

Editoriale del 19-04-2017
di Luigi Alberto Alberti

Scabbia, i casi iniziano ad essere troppi

Tutta colpa di un acaro. Ma qui non si tratta di polvere sui cuscini perchè il problema è ben più serio. In pochi giorni apprendiamo che la scabbia è tornata a fare parlare di sè ad Arezzo. Prima in una scuola primaria, nella frazione di San Leo,  e poi addirittura all'ospedale san Donato. Parliamoci chiaro, non vogliamo fare allarmismi. A quelli ci pensa Report quando parla di vaccini. Ma sarà il caso di chiedere delle spiegazioni. Di scabbia chi scrive ne ebbe conoscenza, 34 anni fa,  ai tempi del servizio militare. Normale che dove ci sono tante persone in uno spazio promiscuo come può essere una caserma, ci possano essere fenomeni di questo tipo. Nel dopoguerra e nei primi anni '50, era facile fare i conti con sgradevoli situazioni di questo tipo. Ma oggi, in un contesto di diverso tipo, dove l'igiene dovrebbe essere al primo posto, sapere che esistono focolai di scabbia, lo troviano raccapricciante e preoccupante. Ci auguriamo che chi di dovere faccia le sua parte e si ponga dei quesiti che ogni cittadino normale in questo momento fa nella sua testa. Perchè accade tutto questo? La crisi ha abbassato i livelli di igiene? Si è perso il senso della civica convivenza? Il servizio di pulizia e igiene pubblica accusa delle carenze? Già è ricomparsa la Tbc in delle realtà che credevano fosse del tutto debellata. Ora i casi di scabbia. Basta e avanza per stare preoccupati. Ci sembra legittimo. E non si dica che facciamo allarmismo. Dicano quello che si deve fare e soprattutto mettano sul chi va là i cittadini. Siamo nel 2017 e francamente questa non ce la aspettavamo.



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