Come svoltare la giornata con 6 euro

Mete del 03-03-2017
di Agnese Nocenti

Come svoltare la giornata con 6 euro

Vi capita mai di avere una settimana in cui va tutto storto e la ciliegina sulla torta vi arriva nel weekend? Ecco: era sabato mattina e mi ero alzata presto per arrivare puntuale ad un appuntamento importante saltato proprio nel momento in cui mi sono presentata. Sono uscita dall’edificio abbattuta, con lo stress che mi pesava sulle spalle come un cappotto troppo grande, e mi stavo avviando verso la macchina con il pedaggio già pagato per due ore. Mentre camminavo irritata, pensando ai due euro che stavo regalando all’Atam, ho alzato la testa e ho letto: Museo Archeologico “Gaio Cilnio Mecenate”.

Presente quando una forza sconosciuta vi attira verso qualcosa o qualcuno e non potete fare altro che assecondarla? Ecco, a me è successo davanti a quella scritta. Ci ero passata davanti tante volte e ogni volta mi dicevo: «Sono di Arezzo, che diamine, possibile che non mi ricordi nemmeno cosa ci sia dentro quel museo?». La prima e unica volta in cui l'ho visitato è stata alle elementari, ma non ho grandi ricordi dell'evento: ero troppo presa a civettare col ragazzino che mi piaceva (ricevendo da lui qualche amorevole pugno sulla spalla) per ascoltare la guida o osservare alcunché. Ebbene, entrare e pagare il biglietto - solamente 6 euro, costa di più un aperitivo - è stato tutt'uno.

Via via che mi inoltravo nelle stanze, era come aprire uno scrigno rimasto chiuso per secoli in una soffitta e trovarvi dentro mille tesori di cui nemmeno sospettavo l'esistenza.

Il museo, nato nel 1823, ha sede in un ex-convento degli olivetani, a sua volta costruito su parte dei resti dell'anfiteatro romano, e ospita i reperti provenienti dalle collezioni delle maggiori famiglie aretine (i Bacci, i Funghini, etc.) o degli studiosi nostrani come l'archeologo Gian Francesco Gamurrini. In pratica, passeggiando nei due piani di cui si compone il museo, ho attraversato quasi diecimila anni di Storia, il tutto in un’oretta scarsa. Una roba che i due figli di Adamo e le due figlie di Eva de "Le Cronache di Narnia" non se la sognano neppure.

Scendendo le scale del Tempo, ho trovato in una stanza quella che si può considerare, con le dovute licenze, la più antica fotografia: la crisografia di un togato del tardo medioevo. Tanto bella e delicata da farti rimanere a fissarla col fiato sospeso per paura che possa tremare e rompersi, anche se protetta da uno spesso vetro. Pensate che al mondo ne esistono solo dieci esemplari!

Avete mai visto un cratere con dei cuoricini nelle volute? Bene, io sì, qualche stanza più in là: è firmato Euphronios, che diversi secoli fa era il Manolo Blahnik dei vasi. Sì, dalle nostre parti viveva gente tanto ricca e illustre da poter permettersi cotanta bellezza.

Eh no, i discendenti degli etruschi non si facevano canzonare: prendete Mecenate. Gaio Cilnio Mecenate. Sì, quello che ha dato nome al Museo, ad un parcheggio e ad un istituto di Arezzo; quello del mecenatismo, per il resto del mondo. Lui era della gens Cilnia, antica e nobile famiglia etrusca.

Li aveva stregati tutti, il nostro Gaio: da Augusto, che lo definiva laser Arretinorum, a Virgilio, che gli dedicò le Georgiche, a Orazio (suo grandissimo amico, che gli dedicò, tra le altre cose, le Satire), fino all'ultimo romano, che, grazie a lui, vedeva Augusto come un agnellino immacolato, il padre amorevole del mos maiorum e della pax. Fu Mecenate che tessé la trama ideologica intorno alla figura di Augusto. Da buon etrusco conoscitore di anime, sapeva che il controllo della cultura e dell'opinione pubblica era la lacca che rendeva l'imperatore brillante ed inattaccabile. Nelle varie epoche successive i potenti e i ricconi hanno seguito il suo esempio: papi, re, regine, banchieri,…la lista è lunga. Ma di che ci sorprendiamo? In Mecenate scorreva il sangue di gente che padroneggiava la tecnica della granulazione: tante minuscole sferette d'oro fissate - ancora oggi non si sa bene come - ad altro oro.

I braccialetti conservati al museo sfavillano ancora oggi misteriosi, insieme al diadema di sottilissime foglie d'oro e alle ampolle di finissimo vetro iridescente. Occhieggiano da dietro le teche, impenetrabili come il loro segreto, come lo sguardo degli etruschi raffigurati nelle terrecotte e nei dipinti, accanto al vasellame che ha fatto di Arezzo, per diversi secoli, la Parigi della moda vascolare. Servizi di piatti, anfore, crateri... ci sono stanze piene di capolavori con decorazioni interne, esterne, di una finezza ammaliante. Buccheri, ceramica rossa (detta propriamente “aretina”), decorazioni à la barbotine... mi immagino le signore che facevano a gara per avere il pezzo migliore nella propria casa.

Un'altra cosa che mi ha colpito è stata l'immensa quantità di statuette di bronzo che ospita il museo: guerrieri, fanciulle, animali, oggettini, splendidamente modellati nel metallo, con dovizia di particolari, destinati ad essere gettati nelle acque. Ebbene sì, gran parte di essi era una sorta di "ex-voto" da affidare alle acque sacre, come il Lago degli Idoli nel monte Falterona. Se alcune di queste statuette danno mostra di sé al British Museum, al Louvre e all’Ermitage, beh, il plauso va agli artisti etruschi, che dopo millenni riescono ancora ad impressionare.

Ma i tesori del museo non finiscono qui: non mancano le spade e gli elmi, né i corredi funebri. I più toccanti sono quelli delle fanciulle: ninnoli, giocattoli, finissimi aghi d’osso per cucire, anellini d’oro piccoli piccoli, adatti per i ditini di chi se n’è andato nell’oltretomba troppo presto, e non ha potuto civettare con un ragazzino e ricevere da lui degli amorevoli pugni sulla spalla. 

Info: http://www.museistataliarezzo.it/museo-archeologico-gaio-cilnio

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere. 



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