Quel pensiero che gira nella mente di un cavallo di razza della politica aretina

Editoriale del 21-01-2018
di Luigi Alberti
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Quel pensiero che gira nella mente di un cavallo di razza della politica aretina

Dietro quel rifiuto c'è un vecchio sogno. Tito Barbini da anni aveva lasciato il palcoscenico della politica locale dopo il suo addio all'incarico in Regione per avere esaurito il mandato. Ci aveva provato nel '99, ma gli venne preferita Monica Bettoni nella corsa a Palazzo Cavallo. Corsa che poi venne vinta ancora una volta da Luigi Lucherini. Poi la sindacatura Fanfani, che  non è stata mai di suo gradimento, anche perchè Barbini credeva di avere i numeri e la storia politica per poter rappresentare la coalizione di sinistra-centro in direzione di Piazza Libertà. Voleva le primarie, ma alla fine il Partito Democratico scelse per il Nipotissimo, vecchio avversario nella Prima Repubblica quando Fanfani jr. era nella Dc e lui nel Pci. Non fu mai tenero con l'avvocato nel corso della sua amministrazione. E in più occasioni fece partire dei fendenti che allargarono il solco tra lui e il gruppo dirigente di Piazza Sant'Agostino. Passano gli anni e Barbini si da ai viaggi. Scrive libri. Anche molto belli. Poi la rinnovata passione per la politica dopo la rilettura del suo passato politico prima di militante e poi di dirigente e successivamente di amministratore. Adesso la scelta di campo per una sinistra diversa, l'uscita dal Pd che forse non lo aveva mai convinto. Era certa la sua candidatura al Senato per Liberi e Uguali. Ha fatto un passo indietro. Ma ha dichiarato di voler riprovare a costruire una alleanza per quello scranno che da 15 anni gira intorno ai suoi pensieri. Giusto chiedersi se ci sia ancora lo spazio o la possibilità. In fondo il voto del 4 marzo può dare indicazioni anche in questo senso.



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