Damien Hirst: arte e architettura si fondono

Arte del 13-07-2017
di Michela Neri

Damien Hirst: arte e architettura si fondono

Questa volta colgo l'occasione per parlare di allestimento museale.

Ci troviamo sempre nel campo dell'arte e dell'architettura, forse proprio nel museo più che altrove le due si incrociano, si accolgono e si rispettano a vicenda, potremmo quasi affermare che l'una non può prescindere dall'altra: compito dell'arte è esprimere se stessa al pubblico, compito dell'architettura e del design è trovare il mezzo affinché tale arte possa essere comunicata nel modo migliore, come l'autore l'ha pensata e voluta.

Non a caso dietro un' apparentemente semplice esposizione museale c'è un lungo lavoro, frutto di una stretta collaborazione tra artista, architetto, curatore della mostra, direttore del museo, oltre a tecnici e addetti che prendono parte alla riuscita dell'evento. Si instaura uno stretto rapporto tra contenuto (in questo caso l'opera d'arte) e contenitore (il museo come opera architettonica). Il più delle volte il caso italiano consta di strutture museali che già si trovano in loco. Si tratta di edifici storici, restaurati e ristrutturati per far spazio alle nuove esigenze espositive prediligendo una libertà di configurazione, dunque dinamicità e adattabilità ad ogni nuova mostra che viene ospitata.

L'intervento consiste nello studiare a priori la disposizione degli oggetti nello spazio. Per far fronte a determinate esigenze, tale spazio può essere modificato, e dunque modellato, attraverso per esempio pannelli in cartongesso, strutture metalliche o elementi plastici che permettono di scandire i percorsi. Per l'oggetto da esporre si ricerca dunque l'angolazione migliore, l' illuminazione che ne risalti le caratteristiche, e in certi casi dei supporti il più possibile invisibili.

In una mostra non esiste solo l' oggetto in sé, ma c'è l' oggetto inserito in un luogo, e a seconda di tale luogo, l'oggetto comunica un certo significato. Tutto è pensato con criterio, di modo che l' oggetto e il luogo in cui esso è inserito dialoghino tra loro e diventino quasi un' opera d'arte unica. A seconda dell'organizzazione dello spazio, della scelta dei colori, o di certi materiali e supporti piuttosto che altri, si avrà un'esposizione più o meno divulgativa e persuasiva.

A questo proposito vorrei parlarvi di una mostra che recentemente ho avuto l'opportunità di visitare, dove il connubio tra arte e architettura è a mio parere davvero ben riuscito, curato in maniera quasi maniacale da meravigliare lo spettatore e da comunicare il messaggio dell'artista forte e chiaro.

L'esposizione è intitolata “Treasures from the Wrek and Unbelievable” e la sua realizzazione ha richiesto lunghi e duri anni di lavoro. Si tratta dell'artista inglese Damien Hirst che, dopo un'assenza di quasi 10 anni dal panorama artistico mondiale, è tornato sulla scena scegliendo l'Italia, precisamente Venezia. Le sue opere riguardano principalmente sculture e installazioni, ma anche dipinti e disegni, attraverso cui analizza costantemente la relazione tra vita e morte, arte e bellezza, scienza e religione.

Qui sceglie gli abissi: l'artista ci racconta la storia della nave ‘Unbelievable’ (Apistos in greco antico) naufragata nell'oceano indiano tra I e il II secolo d.C. di cui se ne ritrova il carico abbondante ed estremamente prezioso, trattandosi di una collezione privata destinata ad un antico tempio in oriente per il Dio Sole. La collezione è formata da numerosissimi reperti estremamente dettagliati. Narrano storie mitologiche traslate al tempo moderno, dunque un riferimento al passato ma anche al presente. La scelta del tema che viene raccontato e il modo in cui questo viene plasmato danno vita ad un'opera di grande effetto e di una sofisticata bellezza. Chi sarà più attento riconoscerà alcuni personaggi famosi nei volti di certe sculture.

Senz'altro la scelta del materiale fa la differenza: si incontra bronzo e rame, ma anche cristallo, oro, argento, marmo, giada e tante altre pietre molto preziose. Stupiscono le dimensioni: si passa da piccoli oggetti di bigiotteria in oro, a sculture di medio calibro su supporti rigidi, fino alla gigantesca e prospettica scultura umana nella corte interna di Palazzo Grassi. In parallelo sono installate fotografie subacquee del finto ritrovamento.

L' esposizione occupa due sedi veneziane di rilevante importanza, l'antico Palazzo Grassi, e il centro d'arte contemporanea a Punta della Dogana. All'interno del complesso di Punta della Dogana, recentemente ristrutturato dal famoso architetto giapponese Tadao Ando, troviamo per la maggior parte sculture di media e grande dimensione, che si integrano perfettamente con l'architettura dell'edificio. Ogni opera, sostenuta da un basamento in granito, è inserita in una certa sala, e volutamente accompagnata da altre sculture. Niente è lasciato al caso.

A Palazzo Grassi troviamo per lo più fantastiche opere di dimensione minore, inserite in teche estremamente moderne: vetro antiriflesso, appoggi in fini lamine metalliche e fonti illuminazione puntuale nascosta. I supporti degli oggetti all' interno di tali vetrine sono stati modellati uno ad uno su misura da un fabbro, con l'intento di renderli quasi invisibili per far apparire gli oggetti come sospesi nel vuoto.

La mostra è racconto continuo di notevole fascino, un percorso immaginario tra gli abissi alla scoperta della storia. Un'esperienza che va vissuta in prima persona!

Non voglio dunque aggiungere altro se non il consiglio di recarvi a visitarla, avete tempo fino al 3 Dicembre. Non ve ne pentirete!

 

photo by Irene Fanizza

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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