Wonder Woman: la forza è femmina

Cinema del 02-06-2017
di Niccolò Sandroni

Wonder Woman: la forza è femmina

Wonder Woman non è un film da sottovalutare. Era dai tempi di Michelle Pfeiffer nelle vesti di Catwoman nel secondo Batman di Tim Burton che non si vedeva una così azzeccata scelta dell’attrice per il ruolo dell’eroina e Gal Gadot incarna perfettamente lo spirito e l’estetica della regina delle Amazzoni.
Gal Gadot - il cui nome sembra già quello di un supereroe - è la degna erede del ruolo che fu di Lynda Carter nella serie tv su Wonder Woman, ma non si ferma a questo: infatti l’attrice e modella israeliana riesce a rendere il personaggio “suo” con lo sguardo corrugato durante il conflitto e la grande eleganza durante il dialogo.

Il film di Patty Jenkis porta per la prima volta al cinema la storia di Wonder Woman e va ad inserire un nuovo elemento nel puzzle dell’universo DC comics, iniziato con Man of Steel nel 2013. Ad essere esatti non è proprio la primissima volta che Wonder Woman compare nel grande schermo, infatti è brevemente apparsa lo scorso anno nel film Batman V Superman, ma non abbiamo avuto modo di sapere molto sul personaggio. Ci pensa allora il film interamente dedicato a lei il quale ripercorre la sua storia dall’adolescenza fino alla consacrazione in battaglia, prima ancora che fosse presentata al mondo come Wonder Woman, infatti nel film viene chiamata Diana Prince. Come tutti i film del genere anche questo inizia con una parte in cui viene spiegato come vengono acquisiti/affinati i poteri che contraddistinguono il supereroe di turno. La location è l’isola di Themyscira regno delle amazzoni e l’addestramento è curato niente meno che da Robin Wright, il risultato quindi non può che essere ottimo.

Il periodo storico di riferimento è la prima guerra mondiale e la chiamata alle armi di Diana non è per combattere il Kaiser Guglielmo II ma per sconfiggere il nemico per antonomasia delle amazzoni: il dio della guerra Ares. Sì, perché Wonder Woman oltre ad essere un manifesto del femminismo (senza sforzarsi più di tanto a riguardo) è anche un trait d’union tra divinità dell’antica Grecia ed i supereroi contemporanei. Diana si allontana così per la prima volta dalla terra natia e decide di entrare in guerra a fianco degli inglesi per combattere il suo nemico, convinta che dietro la sete di guerra dei tedeschi ci sia il perfido Ares. Quindi: se in Captain American - Il primo Vendicatore la seconda guerra mondiale la vincono gli americani e in Watchmen, sempre gli americani, vincono in Vietman grazie al Dottor Manhattan ed al Comico, ovviamente in Wonder Woman saranno gli inglesi a vincere il conflitto. Lo scontro tra il bene (e a tratti l’ingenuità) di Diana e il male di Ares sarà il primo vero banco di prova della nostra paladina.

Il film riesce in due compiti difficili: presentarci un personaggio che non aveva ancora avuto un film a sé dedicato facendoci appassionare alla protagonista, fare un convincente passo in avanti verso il film della Justice Legue che uscirà il prossimo novembre. Le ultime esperienze cinematografiche della DC Comics, infatti, hanno suscitato qualche perplessità sui racconti e sui personaggi, ma in questo caso le critiche (sempre ben accette) dovranno essere di sicuro meno pesanti. Nota di merito va in particolare alla colonna sonora di Hans Zimmer e Junkie XL i quali realizzano un “grido” di battaglia che calza a pennello per la protagonista.

Ovviamente sono lontani i tempi della DC Comics made in Christopher Nolan dove il film sul supereroe non era solo un racconto di costumi e armi ma anche una bella dose di morale. Tuttavia, bisogna segnalare un’evoluzione non solo rispetto ai recenti film della suddetta casa di produzione ma anche verso il supereroe versione femminile, basti pensare al fiasco che fu il Catwoman di Halle Barry oppure alla trasposizione in serie tv della storia di Supergirl.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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