Ode al ruolo del portiere

Sportivamente del 16-09-2017
di Andrea Iacobelli

Ode al ruolo del portiere

Finiti i compiti era l'ora di andare al parchetto, ci si trovava in 12, campo da calcio fantomatico con gli zaini a fare da porta, un fuori laterale praticamente inesistente e si componevano le squadre. I due capitani erano i più forti, o al massimo uno era il più forte e l'altro era quello che aveva portato il pallone. E bu-ttia-mo-le-giù. Si piazzavano i primi dieci calciatori e poi in fondo rimanevano loro, quelli decisamente meno adatti, di solito i ragazzini più in carne, che obbligatoriamente andavano in porta. Logico: corrono meno, saranno meno impegnati e influiranno meno sul risultato.

Fosse così semplice spiegare il ruolo del portiere, probabilmente il più complesso e difficile fra quelli che vediamo negli stadi la domenica. Il portiere, di norma, è l'unico giocatore in campo che sa di non poter segnare, limitando il raggio d'azione alla sua metà campo. Certo i vari Rogerio Ceni o Chilavert hanno avuto in dote da Madre Natura un piedino alla Maradona sui calci piazzati, costringendo i colleghi avversari a raccogliere il pallone in fondo al sacco; ci sono stati estremi difensori come Amelia o Rampulla che si sono reinventati arieti d'area di rigore nei minuti di recupero, ma sono eccezioni che confermano la regola: il massimo che un portiere può fare è mantenere la sua rete inviolata. In un gioco in cui lo scopo finale è quello di segnare, il portiere è colui che non fa gol. È il ruolo dalla logica opposta. Tu segni, io paro. Tu giochi coi piedi, io gioco con le mani. Tu corri, io sto fermo. Si pensa che chi fa il portiere non fatichi, perché è un ruolo in cui la corsa non è fondamentale. Niente di più sbagliato.

Dal punto di vista atletico il lavoro svolto dal numero 1 è di una caratura diversa. Vero, si corre meno, ma si deve avere un'esplosività fuori dal comune. Il portiere è potenza, muscolarità. Mentre i dieci compagni hanno una preparazione prettamente podistica, l'estremo difensore fonde la forza della pesistica con le acrobazie del corpo libero. Senza mai aver paura di provare dolore. Il dolore fisico è una componente strutturale di questo ruolo: ogni tuffo a terra è un trauma, soprattutto nei terreni da gioco dilettantistici. Borsite e lividi diventano così compagni di una vita per il portiere, ma lui (o lei) è troppo concentrato sul pallone per accorgersene. Già, il pallone, l'unico vero avversario dell'estremo difensore. Ogni volo, ogni sforzo e ogni pensiero sono focalizzati sulla palla, la maledetta che non deve oltrepassare la rete. Un pensiero che logora, esaurendo ogni energia mentale.

La mente è infatti un altro dei cardini del portiere. Non solo per quanto riguarda l'attenzione alla palla, ma anche per equilibrio e personalità. L'estremo difensore deve comandare, è l'unico che può vedere tutto il campo ed ogni mossa dell'avversario. Ha il compito di dare sicurezza ai compagni, spavaldo, come se urlasse ai suoi difensori “Tranquilli, voi eseguite il vostro compito, al resto ci penso io”. Il portiere sa che nessuno gli riconoscerà i dovuti meriti. Ad ogni gol subito la critica affermerà “Certo però anche il portiere..”, quasi fosse una sentenza d'assoluzione per il resto della squadra. Con il passare degli anni nessuno ricorderà gli interventi più importanti, ma avrà l'elenco delle “papere” commesse. Se in una partita compie quattro miracoli, ma ha la sfortuna di incappare in un erroraccio, di quelli che costano una sconfitta, state sicuri che a distanza di qualche anno al portiere verrà rinfacciato solo il gol subito, addossandogli tutta la colpa, e tanti cari saluti ai quattro miracoli. Ma questo il n. 1 lo sa, e si mette in gioco lo stesso, perché le spalle di un portiere sono larghe, sostenute da una vena di pazzia, unica nel calcio.

Ma questo ruolo è molto altro, impossibile da racchiudere in un articolo. È rabbia, nervosismo che esplode, istintività, reattività, sacrificio. Tutto mescolato in quella posizione tanto bistrattata e difficile da concepire. Tutte doti che però rendono il portiere un eroe, uno di quegli eroi silenziosi e rumorosi allo stesso tempo. Quei personaggi che si amano e si odiano all'interno di uno spogliatoio. Viva i portieri, eterni difensori dei compagni. Viva i portieri, eterei bambini che non vogliono correre. Viva i portieri, viva quei Batman senza mantello, ma con una porta da proteggere.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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