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Museo Diocesano Fashion Week

Mete del
di Agnese Nocenti
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Museo Diocesano Fashion Week

London Fashion Week, 1 marzo 1996. Alexander McQueen presenta la sua collezione autunno/inverno, creata con pochi soldi (lo stilista all’epoca era ancora semisconosciuto). La passerella è a forma di croce, sulla front row siedono alcuni scheletri, svolazzi di organo si alternano a rumore di missili e di spari, faretti posizionati ad arte creano giochi di luce e ombra. Le modelle indossano creazioni che lasciano intravedere molta pelle, c’è chi sfila con indosso una corona di spine e chi con un crocifisso lungo il naso; il tutto in una chiesa non sconsacrata di East London, la barocca Christ Church Spitalfields. L’effetto provocatorio è assicurato: il mondo della moda si “accorge” di questo stilista visionario.

C’è una cosa, guardando quella sfilata, di cui ci si accorge solo alla fine: il fil rouge che unisce la moda con la religione. O, meglio, con l’arte in funzione della religione: il creare lo stupore in chi guarda, prendendolo per le viscere ed occupandogli la mente, anche solo per pochi attimi. Un esempio famoso può essere il Giudizio Universale di Michelangelo, o anche il Cristo velato di Sanmartino, ... Ma ci credereste che nel perduto Duomo Vecchio di Arezzo c’era un crocifisso con un panneggio a cuoricini? C’era, c’era: adesso è custodito nella prima stanza del Museo Diocesano, di fronte al Duomo “Nuovo”.
Tornando al Giudizio Universale, del dream team che ha decorato la Cappella Sistina faceva parte anche Bartolomeo della Gatta, un artista poliedrico (era pittore, architetto, musicista, miniatore) oltre che monaco pacato e moderato, tanto per smentire lo stereotipo dell’artista dannato. Al Museo Diocesano fanno mostra di sé alcune sue opere, tra cui il suo San Girolamo penitente, dipinto così bene che quasi senti male per lui.
Ma il malessere dura poco, perché salendo le scale si entra nel Manierismo: le stanze di rappresentanza del vescovo sono un trionfo di serpentinate e grottesche, storie dell’Antico e Nuovo Testamento, Allegorie, ritratti, paesaggi. Se Coco Chanel nella sua dimora al 31 di rue Cambon ha marchiato con le proprie cifre qualche suppellettile, il vescovo Pietro Usimbardi l’avrebbe sbaragliata ben 300 anni prima: il suo nome fiammeggia dorato sullo stipite di ogni porta.
«La mode se démode, le style jamais».

Per info: 

http://www.diocesiarezzo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=310&Itemid=252

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.