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Quando Montanelli disse no a Berlusconi in nome del giornalismo

Curiosità del
di Luca Amodio
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Quando Montanelli disse no a Berlusconi in nome del giornalismo

L’inchiesta Mani pulite travolge il Paese, la mafia torna ad alzare il tiro con stragi ed attentati, con il referendum del ‘93 viene approvato il Mattarellum: è l’epilogo della Prima Repubblica. Intanto, nella sua villa di Arcore, Silvio Berlusconi pianifica il suo ingresso in politica.Tutto pare pronto. Invece no. Il Cavaliere non aveva fatto i conti con Indro Montanelli.

Nel Gennaio del 1994, due mesi prima della discesa in campo, Berlusconi bussa all’ufficio  amministrativo de “Il Giornale” e rivolgendosi, all’insaputa di Montanelli, ai redattori li avverte che, se ambivano una maggiore retribuzione ed ulteriori mezzi tecnologici, devono supportare la sua battaglia politica. Il risultato? Trentacinque, poi divenute cinquantacinque, lettere di dimissioni.Montanelli, sempre stato diffidente riguardo un’eventuale entrata in politica del Cavaliere, abbandona il ruolo di direttore.

De facto i patti erano chiari. Quando Berlusconi comprò, nel 1977,  parte delle azioni de “Il Giornale” Montanelli, sottoscrivendo il contratto, gli raccomandò: “Tu sei il proprietario, io il padrone...io veramente la  vocazione del servitore non ce l’ho”. Un patto scrupolosamente osservato da ambedue le parti. Difatti, durante le sue visite, il Cavaliere si fermava sempre al secondo piano, quello dell’ufficio amministrativo. Il terzo, quello del Direttore non era di sua competenza. La teoria dei due Soli pareva rispettata. Tantochè, Montanelli non mancò di elogi: “Silvio Berlusconi è il miglior padrone che potessi desiderare di avere. Sa perché? Perché ha capito immediatamente che non poteva darmi ordini. E non l'ha fatto.

Successivamente il giornalista toscano conosce, colui che definirà, il Secondo Berlusconi. L’uomo politico che il maestro accuserà per i metodi scorretti e volgari che, nell’inverno del ‘94, porteranno al divorzio. Montanelli, in un’intervista  rilasciata ad Alain Elkann  motiverà il suo addio asseverando: “non è che voglio mettermi al servizio tuo (rivolgendosi a Berlusconi), io non voglio mettermi al servizio”.Ciononostante Montanelli rifiuterà sempre di essere etichettato quale incoerente. Ribadirà sempre di aver conosciuto due Berlusconi, completamente antitetici: l’imprenditore privato e il personaggio politico. Anche Marco Travaglio, all’epoca nella redazione de “Il Giornale”, difenderà  a spada tratta Montanelli denunciando Berlusconi di aver importato i propri spregiudicati metodi aziendali nel campo della politica.

Secondo il  filosofo e saggista Diego Fusaro oggi, salvo rare e preziose eccezioni, non v’è vero giornalismo: solo cani da guardia, con guinzagli più o meno lunghi. Infatti, affinché non si venga catapultati nella distopica visione orwelliana, il vero giornalismo non deve ammettere nè padroni nè servitori. Nel 1994 Indro Montanelli mostra al mondo cosa significa essere giornalisti, cosa significa essere uomini.

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