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EGO e tutto il meglio di Arezzo. Intervista al progetto musicale.

Musica del
di Lorenzo Diozzi
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EGO e tutto il meglio di Arezzo. Intervista al progetto musicale.

Dopo aver intervistato i Calimani, la serie di articoli dedicati alla scena musicale aretina si sposta sul duo musicale EGO.

Diversamente da quello che suggerisce il nome, EGO è tutt’altro che un progetto solista. Due infatti sono i musicisti dietro a questo nome e tante di più sono le persone che lo seguono e infinite sono le emozioni e i paesaggi urbani che vengono cantati. Diego e Filippo nella città di Arezzo sono noti per tanti altri progetti musicali realizzati stando sopra e sotto il palco, nel progetto EGO si incontrano e sintetizzano, senza lasciare al caso né una nota, né una parola.

Esatto, EGO nasce ormai 3 anni fa come progetto solista, guidato da una sadica e personale volontà di riavvicinarmi al rap a modo mio, senza i pregiudizi adolescenziali e soprattutto senza la paura di seguire delle specifiche linee guida dettate da un preciso genere musicale o da una comunità. Ho registrato “Sentimentalismi”, il primo cd autoprodotto, al Centro Onda D’Urto con l’aiuto di Andrea Fumelli, avvalendomi di strumentali trovate in rete; due giorni dopo l’uscita su Youtube, con mio sommo sbigottimento, ho ricevuto un messaggio molto entusiasta da parte di Filippo Milanesi, che già conoscevo come chitarrista degli Hombre Lobo. Da quel messaggio è nata una salda collaborazione fatta di date live, sale prova, nuovi brani e inaspettati interessamenti da parte degli addetti ai lavori. Oggi la EGO crew, oltre me e Filippo, può contare sull’aiuto e sul supporto tecnico, professionale e morale di Marco Romanelli, Lorenzo Nocentini, Arturo Magnanensi con casa base al Rooftop Studio.

La musica rap. Per propria natura, si è espansa fino all’inverosimile. Sperimentazione, contaminazione, indie rap…dove si colloca EGO in tutto questo?

Ricordo sempre con un sorriso sul volto il 2001, anno in cui mi sono avvicinato alla musica rap e di conseguenza alla cultura Hip Hop: eravamo in quattro gatti, la scena italiana era in caduta libera e reperire dischi non era affatto facile, soprattutto in una piccola città come Arezzo. Oggi la situazione si è completamente ribaltata nel bene o nel male, dipende dai punti di vista. Personalmente non mi sento di etichettare EGO, semplicemente non mi interessa e non lo trovo utile, lascio che sia l’ascoltatore a decidere lo scaffale dove infilarci, sempre che ne abbia tempo o voglia. Posso azzardarmi a dire che il rap e la black music sono abbastanza rappresentativi per quello che facciamo, poi se un ritornello o in giro di tastiera risentono più del pop, del rock o della new wave ben venga. Perché risparmiare un ingrediente se ci sta bene?

Ci sono attitudini differenti nel fare musica, c’è chi cerca le luci, la fama, e chi scrive per necessità personale, c’è chi fa ballare gli altri e chi prova a far contento sé stesso.

EGO punta da sempre ai soldi e alla fama, penso che questo sia risaputo, anche perché, parliamoci chiaro, passati i trent’anni la situazione si fa ardua, soprattutto a livello economico. Scherzi a parte (ma non troppo): il sogno di arrivare alla fine del mese con la musica, dopo anni e anni di gavetta e sacrifici, è sempre lì nel cassetto, ovviamente non basta e non deve essere mai il motivo principale, mi rivolgo soprattutto ai più giovani che iniziano oggi. Ci vuole amore, passione, tanta voglia di fare, cadere, rialzarsi. Ancora oggi credo che cantare di se stessi davanti ad un pubblico, trasmettere qualcosa a chi ti ascolta, far muovere i corpi, far nascere sorrisi, far scendere lacrime, far riflettere con la propria musica sia il vero motore che muove tutto. Davvero tutto.

Quali sono i vostri idoli sia del mondo rap che esterni ad esso? E suonando come EGO, la collaborazione dei vostri sogni con chi la fareste?

Domanda non facile a cui rispondere...diciamo che non abbiamo dei veri e propri idoli, magari dei punti di riferimento a livello stilistico e musicale, quello si. Per quanto mi riguarda ho un grandissimo rispetto per tutti i pionieri dell’hiphop italiano, per chi credeva in questa storia senza sapere come sarebbe andata a finire; d’altro canto, avendo militato per 10 anni in una band “alternative pop” come i Soul Killa Beatz, provo un grande amore anche per tutti i pionieri dell’indie italiano: potrei partire dai Marlene Kuntz passando dagli Amari fino a toccare alcuni protagonisti del momento come Frah Quintale o Willie Peyote. La collaborazione dei nostri sogni? Filippo sognando direbbe Beck e sul concreto Salmo o Liberato, io sognando ti direi A Tribe Called Quest o Lucio Dalla (esistesse una macchina del tempo) e sul concreto Bassi Maestro o Egreen...sai che scontro sonoro?

Come si distinguono le parole e i suoni giusti negli EGO, quando nasce l’idea per una canzone e come si cerca la chiave per concretizzarla?

Diciamo che lavoriamo molto di cuore in fase iniziale e più un’idea ci convince e più facciamo entrare in azione la testa. Il più delle volte è Filippo a dare il via alle danze, magari con un giro di piano, magari con una strumentale “demo”; altre volte sono io che gli faccio sentire delle idee di testo e magari capiamo insieme che vestito cucirgli addosso. Quando siamo entrambi soddisfatti si procede con il lavoro in studio per poi arrivare a concretizzare il brano. Chiaramente non c’è una tempistica vera e propria, molti pezzi possono rimanere a riposo anche dei mesi, altri vengono concretizzati più rapidamente. Teniamo molto di conto anche delle idee e dei suggerimenti che provengono dai musicisti/amici che ci affiancano in questo percorso.

La periferia e la provincia sono sempre state muse ispiratrici di testi musicali, come vedete l’ambiente musicale della città di Arezzo? Quali i punti di forza e quali le difficoltà?

Un nostro piccolo manifesto sulla situazione attuale lo si può ritrovare sicuramente ne “Il Meglio Di Te”, il primo singolo ufficiale, dove per l’appunto invitiamo l’ascoltatore a cercare il meglio anche in mezzo alla situazione più provinciale, quella fatta dalle solite piazze, le solite persone, i soliti discorsi. Se invece indossiamo i panni da organizzatori di eventi possiamo riscontrare, come punto di forza, una grande volontà da parte di musicisti, associazioni culturali, music club, piccoli locali, centri giovani e festival musicali di non arrendersi, nonostante tutte le difficoltà che una città come Arezzo può avere, ad esempio quella di non essere una città universitaria. Nel dopo Arezzo Wave c’è stato un bel periodo di crisi per la musica dal vivo, fortunatamente sono nate realtà come Karemaski e Mengo Fest che a loro volta hanno dato nuova linfa vitale a piccoli festival o rassegne che nel tempo sono cresciute. Servirebbe uno sforzo maggiore da parte dell’attuale amministrazione comunale, una pacca in più sulla spalla e sicuramente un pizzico in più di curiosità e partecipazione da parte del pubblico aretino, perché a conti fatti la voglia di fare non manca e molte realtà lo stanno dimostrando egregiamente: Meliciano Sound Party, Centro Onda D’Urto, Rooftop Studio, Circolo Aurora, la comunity ArezzoCheSpacca e tutte quelle piccole realtà che quotidianamente si prendono cura del nostro intrattenimento tra piccoli live e dj set.  Le band aretine oltretutto non mancano, tra quelle storiche ed emergenti siamo davvero tanti e l’unione in questo caso potrebbe fare davvero la forza.

A proposito di "Arezzo che spacca" merita di essere segnalato come il progetto si sia evoluto ed adesso sia una playlist di Spotify ma anche una pagina Facebook. La finalità di questo progetto è quello di raccogliere e promuovere la vitalità musicale della città! Ringrazio EGO per essersi sottoposti alle mie domande e li ringrazio anche della grande vitalità che hanno da sempre messo nel far suonare e ballare questa città.

La foto della copertina dell'articolo è di gabriele Spadini. 

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