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Casa Vasari, uno studio in rosso

Mete del
di Agnese Nocenti
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Casa Vasari, uno studio in rosso

Se «il factotum della città» è Figaro, il factotum dell’Arte è Giorgio Vasari.

Ad occhio non si direbbe, entrando in casa sua, al 55 di via XX Settembre: linee pulite, colori tenui, stanze raccolte… Sembra più il buen retiro di qualche scrittore proustiano che la dimora di uno che, in 63 anni di vita, è stato pittore, architetto, storiografo.
Non lo si direbbe nemmeno guardando il suo Autoritratto: la fisionomia è quella di un mite professore, del tipo adagiato e un po’ miope.
E invece no.
Pensare che gli indizi sono proprio sotto gli occhi: nell’Autoritratto, i solchi sulla fronte sono il segno di chi ha l’abitudine di corrugarla parecchio, e la medaglia che fa capolino tra le vesti nere è quella dell’Ordine dello Speron d’Oro e di San Pietro; nella Sala del Trionfo della Virtù di Casa Vasari, c’è un camino dall’architrave imponente, su un lato vi si legge: Non ferirai il fuoco con la spada, e sull’altro è inciso: L’uomo è fumo, mentre nella parete di fronte, quasi invisibile tra dei e capitelli, è affrescata una figurina china su di un libro, con gli occhiali posati accanto, alla tenue luce di una finestra. Da uno come Vasari, Sir Arthur Conan Doyle avrebbe ricavato un degno soggetto di studio per il suo Sherlock Holmes: del resto, «le piccole cose sono di gran lunga le più importanti».
E il nostro Giorgio lo sapeva bene, quando dipinse il motto Cerca trova in una bandiera dei fuoriusciti fiorentini, quasi indistinguibile nel mare umano del grandioso affresco della Battaglia di Scannagallo, nel Salone dei Cinquecento. O quando decise di utilizzare il dorico tuscanico, ideato dagli etruschi e poi caduto in disuso fino ad allora, per le colonne degli Uffizi. O quando scrisse “Le Vite”: un’opera monumentale, considerata la bibbia della critica artistica, che racchiude una miriade di informazioni e aneddoti (talvolta errati o esagerati) su «vecchi e moderni architetti, scultori e pittori, insieme con infinite bellissime opere loro, [...] per mantenergli più lungamente che sia possibile nelle memorie dei vivi». Buffo che la fama di scrittore che ne è conseguita abbia oscurato la sua genialità come architetto e la sua “maniera” come pittore.
Se ne sarà a malapena accorto il nostro Giorgio, preso com’era dai viaggi: prima a Camaldoli a dipingere una Natività, poi a Bologna e a Napoli ad affrescare il refettorio degli Olivetani, poi a Venezia a curare la scenografia della Talanta di Pietro Aretino, poi al galoppo a Roma ad assistere alla scoprimento del Giudizio Universale di Michelangelo, poi a Firenze a costruire il Corridoio, poi a Monte San Savino a progettare la villa con giardino del cardinale Giovanni Maria del Monte (futuro papa Giulio III), poi ad Arezzo ad iniziare il Palazzo delle Logge…
Quasi me lo immagino, seduto sul letto della Sala di Abramo al 55 di via XX Settembre, mentre si toglie gli stivali dai piedi stanchi, che dice alla moglie:
«Niccolosa mia, tutti mi chiedono, tutti mi vogliono». 

 

Per info: http://www.museistataliarezzo.it/museo-casa-vasari

 

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