Via Bicchieraia

Curiosità del 30-10-2017
di Lucia Cini

Via Bicchieraia

C’è un luogo dove il diritto di memoria viene fatto vivere, ogni giorno tutti i giorni, a scapito della noncuranza che dimentica, che accantona. Che mette in soffitta. Perché oramai si è abituati solo alla storia del presente e al racconto ipotetico del futuro che verrà, sbrigativamente condotti, sin da piccoli, al qui ed ora. La storia la si legge sui manuali, finché si è sui banchi di scuola e senza arrivare a conoscerne gli strascichi più recenti che sono anche i più importanti. E poi non sappiamo nulla dell’altra Storia: quella che non troveremo mai sui libri di testo. La storia delle persone, dei nonni e bisnonni, della gente contadina, degli operai, dei disoccupati, dei malati e di tutti gli italiani qualunque che come noi hanno abitato, abitano, questo Paese. C’è un luogo che si prende cura di questa Storia e di queste e altre migliaia di vite, che difende la memoria combattendo per il diritto di memoria. L’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano è come una camera segreta del cuore che vorresti avere a casa tutta per te. Ogni giorno. Una camera alla cui risonanza emotiva è difficile sottrarsi.

Uno scrigno che si trasforma in piazza a cielo aperto nei giorni del Premio Pieve Saverio Tutino. Una piazza grande ed affollata ma che mai disperde la propria essenza, la propria viva e calda intimità. Specie nella giornata finale, quest’anno caduta domenica 17 settembre. Francesco De Gregori, amico particolare dell’Archivio, in sottofondo. La presentazione, l’omaggio alla nostra Carta Costituzionale a pochi mesi dall’anniversario della sua entrata in vigore. E poi ecco gli otto diari finalisti.

Giuseppina Porri è l’unica donna diarista fisicamente presente. Accanto a lei un altro finalista, Pietro Poponcini. Entrambi del territorio: lei nata a Cortona, lui a Civitella in Val di Chiana. Giuseppina, classe 1923, non fa in tempo a prendere la parola che la platea intera le si raccoglie attorno, come in una grande camera di una casa dove in inverno si accende il focolare smarrendo ogni cognizione temporale. Occhi che sorridono e riflettono dinanzi al suo racconto di bambina. Era piccola quando il babbo lavorava come fornaio in Via Bicchieraia - centro storico di Arezzo - producendo “un pane che non somiglia neppure da lontano a quello che fanno oggi”. Una bottega dove il babbo Angiolo si destreggiava abilmente, circondato da una clientela di fedelissimi, ed anche incalliti perditempo, che nei pomeriggi abitavano la mescita di vini e bevande annessa al forno. Una Via Bicchieraia piena di vita e rumori e profumi. Bambini, giovani, coppiette, sacerdoti, spazzini, piccoli commercianti. La scuola a pochi passi e la rosetta di pane che tutte le mattine la piccola Giuseppina tirava fuori con orgoglio. La storia, quella dei manuali, entra di strapiombo di scena, cambiando tutto. Un signore, un cliente, non paga da diverso tempo, Angiolo non può non sollecitare il dovuto pagamento.  Quel debitore però non è un signore qualunque e vuole che Angiolo lo riceva in “Federazione”, alla Casa del Fascio per intenderci. Il papà di Giuseppina ne esce col volto tumefatto e gli abiti insanguinati, è lei stessa ad aiutarlo con le braccia per ricondurlo dentro la bottega. Le vendite iniziano a crollare, quel forno comincia ad esser evitato perché ritenuto sospetto, i servizi segreti del regime mettono sotto serrato controllo Angiolo e la sua attività. Ogni sabato portato in carcere in quanto persona pericolosa. L’emarginazione, la crisi degli affari, un cuore che si ammala. Babbo Angiolo muore nel sonno nel 1940, mentre l’Italia è in guerra. Con lui a spengersi c’è anche il forno di Via Bicchieraia. Giuseppina, confessa, non ha mai smesso di pensare che siano state le percosse, la rabbia e l’umiliazione a portarsi via il cuore del suo babbo. Il suo povero babbo, come ama dire. La sua storia non la troviamo in nessun libro di testo, eppure andrebbe raccontata ad ogni classe, ad ogni alunno. Perché di questo Giuseppina ne è convinta, “solo la scuola può ancora fare qualcosa”.

http://www.archiviodiari.org/

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



POTREBBERO INTERESSARTI