Hip Hop: veicolo di cultura o semplice evento ludico?

Arte del 27-10-2017
di Emanuele Trovato

Hip Hop: veicolo di cultura o semplice evento ludico?

Il rap unisce l'Italia come l'università.

Quanti studenti fuori sede e quanti rapper italiani in giro per l'Italia e per l'Europa ultimamente?

La cultura, si sà, ha sempre unito ciò che la politica e i luoghi comuni hanno diviso. Per la cultura esiste l'appartenenza e, in egual modo, il rispetto dei valori altrui. Non esiste la diversità, se non in termini estetici, esistono invece paesi e città fatti di uomini uguali tra loro. Esiste poi il viaggio che racchiude la cultura stessa, poiché anche il viaggio è conoscenza.

Negli ultimi due anni stiamo assistendo a un vero boom di concerti, serate e manifestazioni che richiamano il genere HipHop. Queste serate spesso uniscono persone diverse tra loro e con gusti musicali anche molto differenti tra loro. Uomini e donne indistintamente saltano a ritmo di HipHop, si sfidano a colpi di breakdance, a colpi di pennello nel live painting e svolgono altre attività al chiuso e all'aperto.

Le persone che ruotano attorno a questo mondo crescono ogni giorno sempre di più e sempre di più si trovano a collaborare e a lavorare insieme con un fine unico, ovvero di far conoscere ciò che creano nel tempo libero. Il più delle volte il loro fine diventa un obiettivo di vita e impiegano giornate intere di lavoro. Ci sono anche alcuni rapper aretini, quali Idroll, Caso, Mr Mee Roy, Korekane, Backo, Mr Ceks e tanti altri che si muovono da Arezzo verso le più svariate mete per dare libero sfogo alla loro passione. Alcuni collaborano a Firenze presso importanti studi musicali, altri invece in Emilia Romagna e Lombardia con Live, uno dei quali è avvenuto quest'estate presso un noto locale a Milano in collaborazione dei DeQuantiside, Brain, Long John e altri artisti di Milano e Bologna.

Gli eventi e spettacoli, che dovrebbero coinvolgere attivamente le persone che parlano, ballano e si scambiano pensieri, dovrebbero anche intrattenere sempre di più il pubblico delle varie città. Le persone, da semplici spettatatrici e consumatrici delle varie fiere e rievocazioni storiche, dovrebbero comprendere maggiormente che anche questi eventi ludici e artistici lasciano un qualcosa nel bagaglio culturale di ognuno di noi.

Purtroppo ad Arezzo l'arte musicale, come anche gli ultimi eventi di cronaca in merito ai murales e alla loro conservazione, sono sempre messi da parte, o meglio all'ultimo posto. Di conseguenza la città non da spazio a coloro che vogliono emergere artisticamente ed è quindi colpita dall'espatrio dei propri ragazzi.

Gli ultimi dati del Corriere della Sera dimostrano che i giovani che hanno lasciato Arezzo sono in linea e poco superiori alla media nazionale. In Italia i giovani che decidono di espatriare sono sempre di più (+15% in un anno), soprattutto del Nord Italia e sempre più istruiti (+12% di laureati). Il pensiero di chi rimane è apprezzabile, e il pensiero di chi se ne va è comprensibile."

Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi", disse Tancredi nel "Gattopardo". Arezzo sta cambiando e lo vedo ogni volta che vi ritorno. Cambia l'estetica della città, ma resta la stessa nel modo di agire e pensare. Vi è appunto qualche rotonda o negozio in più, ma lo spirito della città non subisce mutamenti.Arezzo resta appunto la città di sempre, che lascia il fiato in sospeso solo quando ci si perde tra le sue incantevoli colline, l'unica cosa che "forse" nessuno toglierà mai alla terra aretina.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




POTREBBERO INTERESSARTI