The Alternativity - La Natività ai tempi di Banksy

Comunicazione del 30-12-2017
di Nicola Casucci
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The Alternativity - La Natività ai tempi di Banksy

Natale è passato da pochi giorni. I ricordi più vividi sono: la terza portata di arrosto che ha compromesso l’attività psicomotoria di zio Edmondo; il completo intimo ricevuto in regalo da zia Evelina, il sesto in sei anni.

C’è altro da ricordare, del Natale? La storia ufficiale dice che è il giorno in cui è nato Gesù, in una grotta, a Betlemme. Circa 2000 anni fa. Pensa: e se nascesse oggi? Cioè, se la Natività fosse un evento che succede, per la prima volta, nel terzo millennio?

Betlemme non è la stessa di un tempo: si trova in territorio palestinese, ma non tutti sono d’accordo. Dista appena 10km da Gerusalemme, ma c’è un muro lungo 700km e alto fino a 8 metri a separare le due città. Il muro è puntellato da torri di controllo che vigilano 24/7 su chiunque si avvicini al confine, e gli unici varchi sono checkpoint che lasciano passare chi possiede un passaporto con la copertina “giusta”. (*) Cari Giuseppe e Maria: benvenuti nel mondo moderno!

È in questo contesto che lo street artist Banksy ha deciso di inscenare uno spettacolo di Natale. Uno spettacolo sulla Natività, trasposta nel presente; una Natività altra e alternativa. Da qui, il nome: The Alternativity.

Questo contesto non è nuovo a Banksy, che negli ultimi tempi è stato un visitatore assiduo dello Stato di Palestina. Proprio a Betlemme, nel marzo scorso, ha aperto addirittura un hotel, il Walled Off Hotel (letteralmente: “albergo fuori dal muro”), che vanta quella che autodefinisce “la peggior vista al mondo”. Le camere contengono graffiti e varie installazioni d’arte composti da Banksy in persona, ma le finestre affacciano a poca distanza dal muro che divide Israele dai territori palestinesi, impossibile da ignorare e con il quale si è obbligati a fare i conti.

Il parcheggio del Walled Off Hotel è stata la location scelta da Banksy per la rappresentazione della Natività, un’operazione che ha visto il coinvolgimento di altri soggetti ad alta risonanza mediatica: in primis, il regista britannico Danny Boyle, famoso per aver diretto (tra i molti altri) Trainspotting e The Millionaire, nonché la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra del 2012. Poi, il network radiotelevisivo britannico BBC, che ha seguito le varie fasi della realizzazione del progetto e ne ha prodotto un documentario.

Il documentario, di un’ora circa, mostra l’incontro tra le visioni degli artisti britannici e la realtà mediorientale: fin dai primi minuti, il muro, le torri di controllo ed i checkpoint reclamano con forza un ruolo da protagonisti in questa storia. Le figure del regista e dello street artist fungono da traghettatrici verso un mondo regolato da equilibri precari.

Il primo incontro di Danny Boyle è con Wisam Salsaa, manager del Walled Off Hotel e vero e proprio tuttofare del progetto. Quest’ultimo introduce al regista britannico Riham Isaac, regista teatrale, attrice e performer locale, che diventa figura fondamentale e co-direttrice delle operazioni.

Da qui, il documentario procede su due strade parallele. Da un lato mostra l’entusiasmo e la partecipazione dei protagonisti locali: si vede Riham Isaac alle prese con simil-audizioni di giovani palestinesi per l’assegnazione delle parti nello spettacolo; si vedono gli stessi giovani presentare le proprie famiglie ed i propri sogni alle telecamere della BBC, come veri e propri attori in erba; si vede Wisam Salsaa alla ricerca del giusto asino per la rappresentazione, fino a trovarlo in un camion per strada; infine si vede lo sforzo per assecondare le richieste degli artisti britannici, come ad esempio quella di far nevicare. L’altro lato, al contrario, mostra tutta la paura e la difficoltà che ostacolano il progetto: ci sono immagini di persone che quotidianamente devono attraversare checkpoint per recarsi al lavoro, insieme ad altre che non sono più autorizzate a farlo; si vede Danny Boyle dover proseguire da solo ad un posto di blocco, perché le sue guide non hanno il passaporto con la copertina “giusta”; si vede Riham Isaac perplessa sul Walled Off Hotel, che rischia di divenire un’attrazione turistica e di normalizzare la presenza del muro; si vede Wisam Salsaa dubbioso sulla riuscita del progetto, ché molti genitori non hanno mai raccontato ai loro figli della presenza del muro, e chi mai vorrebbe partecipare ad una recita per bambini in una zona militarizzata, che apre a mille domande sul presente e sul futuro?

Le due strade parallele, contro ogni regola matematica, finiscono per incontrarsi: il 3 dicembre lo spettacolo della Natività alternativa, The Alternativity, ha avuto luogo nel parcheggio del Walled Off Hotel, a pochi passi dal muro. I bambini sono stati bravissimi, ed il pubblico, numeroso, ha applaudito e si è commosso. E alla fine ha pure nevicato. Anche Banksy è tornato, nel suo anonimato, a lasciare il segno, a modo suo, pochi giorni prima dell’evento con due nuovi graffiti a Betlemme.

Nessun lieto fine, però. Il muro è ancora lì. E il 6 dicembre, appena 3 giorni dopo lo spettacolo, il signor Donald J. Trump ha complicato ulteriormente le cose con un’uscita delle sue, tra il dissennato e l’irresponsabile, dichiarando che gli Stati Uniti riconoscono Gerusalemme come capitale dello stato d’Israele.

 

Il documentario per intero è stato trasmesso dalla BBC poco prima di Natale, e puoi vederlo qui sotto. È in lingua inglese e dura un’ora. E merita il tuo tempo.

(*) Ahimè questa ricostruzione è semplicistica ai limiti della bestemmia: la “barriera di separazione” costruita dallo stato d’Israele necessita di discorsi ben più articolati. Inizia da questo articolo di Amnesty International, e non stancarti di proseguire oltre.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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