Ritorno al mondo vegetale: l’equinozio d’autunno è vicino, ricette e libagioni

di Francesca Antonielli

Ritorno al mondo vegetale: l’equinozio d’autunno è vicino, ricette e libagioni

L’equinozio d’autunno è, all’atto pratico, la penultima porta dell’anno agricolo, la chiusura della stagione  in cui si raccolgono i frutti e si attende l’imminente avvicinarsi della stagione del riposo del terreno, l’Inverno. A sancire l’inizio dell’autunno è proprio l’equinozio, momento astrologico che si situa tra il 21 e il 23 di settembre, quando il Sole entra nella costellazione della bilancia. Così si celebra la fine del raccolto e la festa del secondo raccolto (dell’ultima frutta e degli ortaggi e in particolare dell’uva). Il giorno e la notte sono in perfetto equilibrio, come all’equinozio di primavera, ma presto le notti cresceranno fino ad essere più lunghe dei giorni, e l’inverno sarà di nuovo tra di noi.Nel calendario agricolo contadino, purtroppo, poco o nulla è rimasto delle ritualità festive autunnali e bisogna aspettare la fine di ottobre con Ognissanti per trovare ancora gli antichi riti di passaggio rurali e pagani, quel momento che i Celti chiamavano Samhain, festa che pagana che per molti secoli ha lasciato la sua influenza sulle tradizione agricole di celebrazione della terra, nei suoi vari passaggi e trasformazioni. Ma nella memoria di queste antiche popolazioni l’equinozio autunnale veniva festeggiato col nome di Mabon, giovane dio della vegetazione e dei raccolti e figlio di Modron, la Dea Madre: rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Re Artù e dai suoi compagni.
Il suo rapimento è l’equivalente celtico del rapimento greco di Persefone: un simbolo evidente dei frutti della terra, immagazzinati in luoghi sicuri e poi sacrificati per dare la vita agli uomini. Nell’antica Grecia si celebravano in suo onore i Grandi Misteri Eleusini, riti che rievocavano appunto il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra, che regola i cicli vitali della terra,(la romana Proserpina per intenderci) condotta negli inferi dal dio Ade per farla sua sposa.
La leggenda racconta che Demetra, in segno di lutto, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle piante e sterile la terra fin quando non riebbe sua figlia. In entrambi i miti, quello di Mabon e quello di Proserpina, viene ciclicamente rivissuto ad ogni autunno il sacrificio del dio/dea che, dopo le gioie della primavera e dell’estate, è costretto/a a declinare nel buio della Terra, intesa come Ventre, Utero, Tomba, Infero.

Per onorare questi momenti di passaggio e cambiamento era uso fare offerte alle divinità e godere di ciò che la terra aveva dato, gioire del proprio raccolto dopo tanta fatica e prima del riposo. Numerose sono le preparazioni povere da cui attingere per ricreare banchetti simili ai gusti del passato, basta sfruttare sempre ciò che è di stagione.
E ora è il momento della frutta secca, delle ultime mele, dell’uva, dei gustosi tuberi che più che mai riportano al contatto con la terra, come ventre che le gesta per renderle nutrienti e saporite. Quindi ho scelto nuovamente tre ricette ispirate al passato un dolce elisir di succo d’uva aromatizzato alle mandorle, un ricco piatto di tuberi, e una dolcissima torta di mele che da sempre celebra al meglio questo frutto tanto importante per l’equinozio ( e a cui ho dedicato non a caso la rubrica precedente).

Partiamo dal dolce nettare fatto di uva e mandorle, ricetta laboriosa ma che vi riporterà al passato e vi farà davvero sentire la magia rituale delle preparazione dei cibi dal potere sacro. Innanzitutto prendete due abbondanti grappoli d’uva da cui estraete il frutto tramite centrifuga o passa pomodoro; una volta ottenuto il succo ponetelo in un tegame e portatelo a ebollizione e poi spegnete immediatamente, giusto per evitare che il succo di uva fermenti e crei problemi con l’associazione delle mandorle. Ora prendete 100 grammi di mandorle precedentemente pelate e dategli una veloce frullata per sminuzzarle, versatele in mezzo litro d’acqua e portate nuovamente a ebollizione, se volete con l’aggiunta di un pizzico di cannella e di scorza di agrumi. Aspettate due o tre minuti e poi spegnete e lasciate riposare per almeno dieci minuti. A questo punto filtrate il liquido di mandorle cosi ottenuto(tenete da parte la granella di mandorle che rimarrà da filtraggio la useremo per la torta di mele) e miscelatelo al succo di uva. Servite tiepido per assaporarne meglio l’aroma e lasciarvi inebriare da questi aromi autunnali.

Ora possiamo passare alla portata principale del nostro banchetto celebrativo. Tutti i tuberi sono i benvenuti, tutti quelli che avete, che più vi piacciono, che avete coltivato o che i vostri contadini vendono al mercato. Io quest’anno ho coltivato un po’ di patate miste, gialle, rosse e viola, profumatissime carote e barbabietole di queste mi servirò per creare un mix davvero colorato e saporito. Potete tranquillamente lasciare la buccia alle patate e dovrete tagliare tutte le vostre verdure in sottili scaglie con l’aiuto di un’apposita grattugia o mandolina. Una volta ottenute sottilissime fette dei vostri tuberi ( io aggiungo sempre anche qualche scaglia di mela) disponetele su una teglia condite con un filo di olio, sale, pepe, timo e rosmarino, e se volete una grattata di aglio per insaporirle. Infornatele in forno preriscaldato a 120°C e essiccatele per circa 45 minuti. Sfornatele non appena i bordi saranno scuriti e ben croccanti e avrete un ottimo accompagnamento per un aperitivo per un piatto principale o per una occasione speciale come l’equinozio per ringraziare la terra cosi generosa.

Ed eccoci al gran finale con una succosa e gustosa torta di mele, che mai passerà di moda. Ingredienti per la pastafrolla: -190g di farina integrale di farro -190g di farina di orzo-8 farina di mandorle -1/2 cucchiaino di bicarbonato -4 cucchiai di zucchero integrale di canna  -100 g di olio di semi di girasole – ½ bicchiere di acqua per il ripieno: -6 mele di piccole dimensioni -80 g di granella di nocciole -4 cucchiai di uvetta sultanina  – 6 cucchiai di zucchero integrale   - 2 cucchiai di farina di semi di carrube -1 pizzico di agar agar – cannella a piacere Preriscaldate il forno a 180°C.Per la pastafrolla, unite le farine e il bicarbonato e amalgamatele e poi aggiungete prima lo zucchero e poi l’olio mentre impastate e poi a filo l’acqua, fino a che tutti gli ingredienti non si saranno amalgamati bene a formare una palla; dividetela in due parti e iniziate a spianare la base della crostata che stenderete in una teglia di 22 cm di diametro rivestita con carta da forno, e preparate il secondo disco che successivamente andrà a coprire il ripieno della torta. Per il ripieno pelate e tagliate le mele a spicchi o dadini e disponetele all’interno di una casseruola con tutti gli altri ingredienti, coprite con acqua e lasciate che le mele si cuociano per almeno 15 minuti, senza che consumino l’acqua fino alla fine, ma che ne rimanga la giusta quantità a formare un po di crema grazie alla carruba. Una volta cotte,  aggiungete la granella di nocciole, l’uvetta e ponete il tutto dentro alla tortiera rivestita di pastafrolla e poi coprite col secondo disco. Pizzicate i bordi della crostata per chiudere e sigillare il ripieno e praticate dei tagli in superficie per permettere la fuoriuscita di vapore in cottura e spennellate a piacere di sciroppo d’agave. Infornate per 35 minuti e la vostra torta di mele  sarà pronta!
Ottima servita ancora tiepida accompagnata da una pallina di gelato o crema.

Buon equinozio a tutti!

Fotografie di Francesca Antonielli.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.             




POTREBBERO INTERESSARTI