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Chi sono gli Haters?

Salute e Bellezza del
di Elisa Marcheselli
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Chi sono gli Haters?

Il confine esatto fra espressioni critiche e quelle di odio vero e proprio è difficile da stabilire, non esiste una norma che definisca con precisione in cosa consista lo hate speech. L’ hate speech – espressione tradotta normalmente in italiano come “discorsi d’odio” o “espressioni d’odio” o “linguaggio d’odio” – consiste in una specifica forma di discriminazione che si estrinseca non attraverso azioni o omissioni, ma mediante deprecabili modalità di manifestazione del pensiero. Diffuse e reiterate attraverso Internet, tali forme espressive hanno l’effetto di alimentare i pregiudizi, consolidare gli stereotipi e rafforzare l’ostilità di taluni gruppi di persone, solitamente in maggioranza o in posizione di dominanza in un determinato contesto sociale, nei confronti di altri gruppi con diverse caratteristiche, in genere minoritari.Tuttavia, non è sempre facile discriminare tra le espressioni di odio e intolleranza da quelle di cattivo gusto, offensive e disturbanti.

Per comprendere il fenomeno dell’hate speech bisogna conoscere gli attori di queste azioni: gli haters. Si tratta di uomini e donne di ogni estrazione sociale e con i lavori più disparati che formano un a sub cultura all’interno di una cultura e che stanno trasformando i social network in un luogo di odio più che libero scambio delle idee.

L'universo degli haters, dei troll, delle shitstorm e del cyberbullismo cresce in maniera esponenziale la grane diffusione degli haters ha anche una motivazione economica. Coi loro commenti negativi diventano degli influencer in grado di dirottare il mercato da una parte all’altra. Dal punto di vista del marketing, l'hater genera engagement, ovvero coinvolgimento da parte dell'utente. Creare dibattito genera i ranking ovvero i tassi di visibilità e influenza dei differenti personaggi e a fronte di tot numero di haters di solito rispondono altrettanti sostenitori che contribuiscono al dibattito generando comunque successo.Regolamentare il fenomeno punendo i responsabili dell'odio social non è facile.

In Italia ancora scarseggiano leggi specifiche pur essendoci dei riferimenti importanti come: l’art. 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu); nell’ambito del Consiglio d’Europa, il Protocollo addizionale alla Convenzione di Budapest sulla criminalità informatica firmato a Strasburgo il 28 gennaio 2003, relativo all’incriminazione di atti di natura razzista e xenofobica commessi a mezzo di sistemi informatici, obbliga gli Stati aderenti ad adottare sanzioni penali per punire la diffusione di materiale razzista e xenofobo attraverso i sistemi informatici, le minacce e gli insulti razzisti e xenofobi, la negazione, la minimizzazione, l’approvazione o la giustificazione di crimini di genocidio o contro l’umanità.

Quello che serve è una cultura della civiltà online insegnando a scuola il rispetto per il prossimo e la dignità delle persone che vivono dall'altra parte della tastiera.

Dott.ssa Elisa Marcheselli

www.elisamarcheselli.it

#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.