Fototerapia: Quando uno scatto diventa cura medica.

Arte del 03-03-2017
di Carlo Tommaso Bisaccioni

Fototerapia: Quando uno scatto diventa cura medica.

“Se conservi la mia fotografia, vuol dire che mi tieni ancora nel cuore”, esordisce Judy Weiser, psicologa, arte-terapeuta e direttrice del PhotoTherapy Centre di Vancouver in Canada, nel suo “Fototerapia. Tecniche e strumenti per la clinica e interventi sul campo”, un libro che spiega il potere terapeutico delle fotografie.

Si, perché le fotografie possono fare miracoli là dove non arriva la parola. Le immagini scatenano un universo di emozioni e sensazioni. Un aiuto non da poco, dunque, per psicoterapeuti, analisti, psicologici e per coloro che vogliono conoscere un po’ meglio se stessi, andando oltre l’indagine verbale perche, a volte, il dialogo si ferma tra ricordi dimenticati e rimossi. “Quando decisi di cominciare ad usare gli scatti fotografici dei pazienti e i loro album fotografici di famiglia come stimoli - spiega la Weiser nel suo libro - scoprii ben presto che rispondendo alle mie domande sulle fotografie potevano realizzare connessioni con memorie, pensieri e sentimenti sepolti profondamente nel loro inconscio che le mie sole interviste verbali erano incapaci di portare alla luce”.

“Le immagini diventano quindi il veicolo per raccontarsi, per dire quello che non riusciremmo a comunicare mai a parole e per superare traumi e momenti di difficoltà” . A partire dal motivo per cui le si è scattate, scelte, collezionate e archiviate. Si avvia una conversazione unica che parte dall’inconscio. Un mezzo straordinario, adatto a chiunque: dagli adulti agli adolescenti, da soggetti con problemi psicologici di varia entità”. Inoltre “il modo in cui una persona guarda le fotografie" illustra nel suo libro la Weiser, "riflette il modo in cui si pone di fronte al mondo e alle persone”.

Come e perché le fotografie personali possono essere utili in ambito psicologico?

“La fotografia permette di rivivere il fascino della propria presenza attraverso la traccia segnata sulla carta fotografica: espressioni colorate di una rinnovata percezione di se. Le foto personali e familiari, se guardate in una dimensione dove sono stati attivati i processi auto conoscitivi e auto curativi (l’analisi o la psicoterapia), hanno una grande influenza sul proprio processo di crescita psicologia e affettiva. La fotografia come luogo in cui convergono elementi della memoria individuale può evocare catene associative e processi proiettivi di notevole importanza. Sonda il mondo interno del paziente fino al momento in cui riesce a centrare se stesso”.

Lo psicoterapeuta può utilizzare 5 tecniche di Fototerapia, ognuna delle quali viene abbinata ai seguenti 5 tipi di fotografie che poi vengono spesso utilizzate in varie combinazioni l’una con l’altra. Esse sono:

  • Foto scattate o create dal paziente: quelle in cui il paziente scatta (crea) l’immagine utilizzando una macchina fotografica, o quelle in cui il paziente prende immagini create da altri, raccogliendole da riviste, cartoline, internet, etc.
  • Foto scattate al paziente da altre persone: sia quelle per cui ha posato volutamente che quelle catturate spontaneamente a sua insaputa Autoritratti: qualsiasi foto che i pazienti fanno a se stessi, sia letteralmente che metaforicamente (in ogni caso, queste sono foto in cui i pazienti esercitano un controllo totale su tutti gli aspetti della creazione dell’immagine)
  •  Album di famiglia o altre collezioni di foto biografiche: sia quelle della famiglia biologica che quelle della famiglia di adozione; sia che le foto siano state raccolte formalmente in un album o semplicemente tenute sparse, appiccicate sul muro o sulla porta del frigorifero, dentro il portafoglio, incorniciate sulla scrivania, sullo schermo del monitor o nei siti web familiari, etc.
  • “Foto-proiezioni", la tecnica utilizza il meccanismo secondo cui il significato di qualsiasi foto è in primo luogo creato dall’osservatore durante il processo di percezione dell’immagine. L’atto di guardare qualsiasi immagine fotografica produce delle percezioni e reazioni che vengono proiettate dal mondo interiore della persona sulla realtà e che determina così il senso che viene dato a ciò che si vede. Perciò questa tecnica non si basa su un tipo specifico di foto ma piuttosto sull’interfaccia meno tangibile tra una foto e il suo osservatore o creatore, lo "spazio" in cui ogni persona forma le proprie originali risposte a ciò che vede.

Oltre a queste tecniche principali ve ne sono poi altre utilizzate nei vari approcci psicoterapeutici, uno di questi è il genogramma fotografico. Si tratta di un sistema terapeutico che prende forma dall’integrazione del genogramma classico di Murray Bowen. Nell’utilizzo di questo approccio risulta fondamentale inserire l’individuo innanzitutto in un contesto specifico ovvero quello della sua famiglia originaria e che la persona venga intesa come il risultato dei vissuti delle generazioni precedenti facendo riferimento soprattutto al punto di vista affettivo. L’utilizzo di album fotografici si inserisce allora in questo tipo di approccio fornendo l’occasione di osservare i rapporti familiari, di ricostruire un senso storico-cronologico tale da consentire al paziente di dotarsi di un adeguato vocabolario espressivo grazie all’individuazione di prospettive di significato esistenziali.

Un’altra tecnica che permette di usare e trattare le immagini come vero e proprio strumento di riflessione terapeutica è il fotoromanzo. Il fotoromanzo è un tipo di racconto costituito da fotografie scattate su un set simile a quello cinematografico. Ciò che interessa al terapeuta, in questa modalità d’intervento, è che la produzione d’immagine spetta al paziente. La persona coinvolta nel lavoro può svolgere vari ruoli all’interno del lavoro stesso, come nello psicodramma. Può essere il regista, oppure il fotografo; a volte può essere regista e allo stesso tempo stare sulla scena; o, ancora, può mettere in scena se stesso facendosi rappresentare da qualcun altro. Ciò dipende dalla distanza che la persona, o il terapeuta, sente giusta mantenere rispetto ai vissuti emozionali attivati nel lavoro svolto, e l’aspetto che riveste maggiore importanza, in questo tipo d’intervento, è la costellazione che le foto scattate dalla persona vanno a rappresentare.

Le tecniche della fototerapia, che si stanno man mano affiancando alle tecniche tradizionali, stanno stravolgendo il significato moderno di fotografia: non è un’arte esclusivamente oggettiva e non è sinonimo di superficie. E' pur vero che si fotografano le persone, i paesaggi, le strade e si possono guardare i soggetti delle foto così come sono, oggettivamente. Tuttavia, spesso si dimentica che alle spalle dell’obiettivo si trova un uomo, con le sue idee, timori, pensieri; ed è proprio quell’uomo a decidere il soggetto di una foto. Su un’altro versante, all’idea delle fotografie come espressione del presente – è l’idea che collega i maggiori social – la fototerapia contrappone l’idea di una foto non fine a se stessa, per puro piacere estetico, ma carica di storicità, profondità e valori che possono curare l’anima.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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