Il potere politico della fotografia

Arte del 01-02-2017
di Carlo Tommaso Bisaccioni

Il potere politico della fotografia

“Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà.” Henri Cartier-Bresson. 

Secondo Roland Barthes (saggista, critico letterario, linguista e semiologo, fra i maggiori esponenti della nuova critica francese di orientamento strutturalista) nella fotografia sono distinguibili essenzialmente due elementi: lo studium ovvero l’architettura, la fotografia come prodotto del lavoro del fotografo e il puntum ciò che stupisce e sorprende inaspettatamente, che si tratti di un punto particolare che richiama l’occhio o semplicemente dell’effetto d’insieme. 

La fotografia documenta, non si limita a riportare staticamente un accaduto, lo racconta. Permette di rimanere in una stasi temporale bloccando l’evento, ma nonostante la sua istantaneità introduce una dimensione temporale fondamentale: la distanza come passato. Quando si parla di impatto politico della fotografia e dell’immagina cosa si intende? 

L’impatto dell’immagine sulla fotografia è strettamente connesso alla conoscenza del contesto, una foto diventa simbolo universale solo se ne viene colto il contesto. Attraverso la fotografia io testimonio e insieme faccio propaganda: proprio per questo negli eventi istituzionali la funzione ricoperta dalla comunicazione è essenziale e così anche un atto politico è privo di senso se scisso dalla comunicazione. Media e politica non sono separati, ma hanno numerosi elementi di convergenza. L’immagine diventa strumento di informazione, documentazione e propaganda. 

La fotografia ha una rapidità di diffusione in continuo aumento anche grazie all’evoluzione delle tecnologie e alla sua capacità di arrivare prima del discorso narrativo vero e proprio, diventando lei stessa embrione di narrazione. La foto grazie a social media diventa sempre più disponibile assumendo una spaventosa capacità di diffusione istantanea. Il nostro immaginario diventa così saturo e ogni foto confligge con le altre.

Un chiaro esempio della necessarietà della fotografia è quello che è avvenuto in occasione delle elezioni politiche in Italia nel 2008, che hanno rappresentato, per vari motivi, un momento di rottura rispetto al passato. Con l’arrivo sulla scena di nuovi partiti, infatti, apparvero davanti ai nostri occhi anche nuovi cartelli elettorali e con loro la possibilità di adattare, in modo completamente innovativo, la fotografia all’ambiente politico. Inoltre, riducendo il numero dei partiti, ma aumentando al contempo quello dei candidati premier, furono aumentate le possibilità di autonoma espressione di ogni singolo leader che approfittò largamente dell’effetto benefico dello scatto fotografico. 

Ecco alcuni esempi  dei manifesti elettorali dei principali partiti coinvolti nelle elezioni 2008: Il Popolo della Libertà, Lega Nord, La Destra, Partito Democratico, Partito Socialista.

. Partito Democratico, si articolò su due tipologie principali di manifesti: la prima serie era incentrata sull’immagine di Walter Veltroni, la seconda sulle issue del programma elettorale. Tutti i manifesti avevano lo stesso impianto grafico: una parte era occupata dalla foto del candidato premier, l’altra era riservata al messaggio elettorale composto dagli elementi standard quali headline, pay-off, simbolo con nome e indirizzo web. L’immagine di Veltroni era molto rassicurante; egli fu rappresentato in primo piano con lo sguardo sorridente rivolto verso lo spettatore. La sua espressione, serena e amichevole, suscitava in chi lo guarda fiducia e coraggio. Nel contempo il messaggio espresso nel testo su sfondo verde assumeva credibilità di futura realizzazione. 

. Partito Socialista, vennero invece ritratti in primo piano alcune persone che rappresentassero il proprio gruppo sociale di appartenenza (donne, omosessuali, studenti, pensionati, precari) e i loro problemi. Dopo una prima fase di manifesti molto aggressivi la campagna elettorale cambiò però strategia passando alla promozione del volto del proprio personaggio politico. In questi ultimi manifesti l’elemento dominante era la fotografia di Enrico Boselli. Il poster seguiva la struttura visiva classica che prevedeva la raffigurazione del volto amico della politica personificata dal leader.  

. Il Popolo della Libertà (Pdl), invece, all’interno dei manifesti scelse di non usare quella che per noi tutti può essere considerata la fotografia classica, ma un tipo diverso che potremmo definire fotografia grafica. Infatti nei cartelloni fu illustrato l’atto del voto, il momento in cui l’elettore dà la propria preferenza, riproducendo il logo della coalizione sopra il quale la matita pone la convenzionale croce del voto.

. Lega Nord scelse entrambe le possibilità: da una parte la fotografia tradizionale con l’immagine del candidato e dall’altra invece la fotografia grafica caratterizzata da disegni. Nel primo caso, la foto di Umberto Bossi rappresentato con il pugno destro alzato verso lo spettatore e il suo abbigliamento formale, dovevano comunicare forza e incitamento a non mollare. Nel secondo caso, invece, fu scelto di creare una rappresentazione grafica di un comizio politico dove l’oratore, Bossi, parlava alla folla. 

. La Destra, lanciò la campagna affissioni puntando sull’immagine della candidata premier. I manifesti elettorali del partito di Francesco Storace proponevano la fotografia di Daniela Santanchè. La donna non era ritratta in una posa convenzionale, ella fu colta invece in una posizione spontanea ma elegante che esaltava la sua femminilità, differenziandosi in questo modo dai soliti primi piani cui i politici maschi ricorrono quasi sempre. La candidata fu raffigurata con lo sguardo rivolto verso l’headline del poster elettorale “Io credo”. La strategia comunicativa della Destra dava molto peso all’immagine della candidata anche in termini di qualità della fotografia, di coerenza della posa rispetto al testo. L’immagine ricordava una pubblicità commerciale piuttosto che un manifesto elettorale. La figura elegante di Daniela Santanchè sembrava ritagliata da una rivista di moda, la scelta del bianco e nero rese il poster raffinato ma poco incisivo. La foto era decisamente fuori dagli schemi tradizionali. L’immagine nel complesso ebbe un impatto freddo. La scelta del bianco e nero aveva lo scopo di accentuare il pathos e la drammaticità della bella foto della candidata. 

Tornando quindi a ciò che sosteneva Roland Barthes, forse oggi viene da chiedersi se lo studium non sia molto più importante del puntum. Sicuramente, come appare evidente dagli esempi sopra, la fotografia in politica viene deturbata del tutto dal suo essere naturale e spontanea. Ogni minimo dettaglio è studiato e pensato e, là dove l’occhio umano non arriva, ci pensa la tecnologia. Questo perché oggi l’unica e sola cosa importante è la comunicazione, soprattutto quella visiva. Non importa se il fotografo dovrà ritoccare la foto, basta che diventi perfetta perché l’importate oggi è che “bene o male, basta che se ne parli”. Non è la realtà ad essere importante, ma solo una parte di essa. 

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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