L'anatema dei Clippers

Sportivamente del 06-05-2017
di Andrea Iacobelli

L'anatema dei Clippers

Come ogni anno inizia la stagone Nba. Come ogni anni loro sono lì, fra le favorite, accompagnati dalle solite domande, ormai retoriche. E se fosse davvero l'anno buono dei Clippers? E se riuscissero a sostenere una stagione in cui i big three non si infortunassero? In fondo i Mavericks campioni del 2011 avevano adottato la politica della continuità, riuscendo nella clamorosa impresa di vincere il titolo partendo settimi a Ovest.

L'inizio della stagione 2016/2017 aveva fatto ben sperare: fino a Novembre, infatti, i losangelini avevano ottenuto più vittorie perfino dei Warriors, attestandosi come capiclassifica dell'intera lega. E invece succede che i Clippers sono pur sempre i Clippers, e il dna fallimentare non si cancella con un buon inizio di stagione. Il solito infortunio di Cris Paul, seguito, puntualissimo, da quello di Griffin, i periodi opachi di Jordan e JJ Reddick ed eccoci invischiati nella lotta per il quarto posto con Utah e Oklahoma, posizione raggunta sì, ma solo nelle ultime giornate, dopo un'estenuante rincorsa dietro ai Jazz.

Si va ai Playoff, proprio contro Utah. Alla fine, almeno per il primo turno, il quarto posto è un buon risultato perché permette di avere il fattore campo. E tutti noi amanti del basket già ci pregustiamo una doppia semifinale a Ovest Clippers-Warriors e Rockets-Spurs da leccarci i baffi. Ah già, c'è prima da giocarlo quel primo turno playoff, ma i Jazz sono una mera formalità per gente dal talento di Paul e Griffin. Gara-1 a Los Angeles: vincono i Jazz. Non bastano i 51 punti di Blake e Chris. Tre giorni dopo, pronto riscatto dei ragazzi di Doc Rivers che pareggiano la serie, si va nello Utah. I Clippers si portano in vantaggio nel confronto in gara 3, ma, nel loro perfetto stile, il vantaggio dura come un ghiacciolo in Gabon. Perché? La spiegazione è semplice. La Dea bendata, che dovrebbe essere cieca, con i Clippers ci vede benissimo e ci prova gusto nel rovinarli sul più bello, portandogli in dono una (non) novità: rottura dell'alluce per Blake Griffin e stagione finita.

Chris Paul da buon generale si carica la squadra sulle spalle con i 27 punti di gara 4, i 28 di gara 5 e i 29 di gara 6, trascinando così la serie alla settima decisiva partita. A Los Angeles. Fin dalle prima battute i Clippers vengono messi sotto dai Jazz e, nonostante un sontuoso Jordan, è Chris Paul a deludere le attese, probabilmente stanco per gli sforzi delle partite precedenti. In fondo il Basket non è uno sport per solisti, e ne sa qualcosa Wesbrook, demolito da Houston nella postseason. Paul, persa la sua bocca da fuoco principale, ha dovuto trasformarsi in solista, fallendo, nuovamente, la stagione dell'anello.

È triste vedere come un gruppo sulla carta perfetto, nella pratica non riesca a trovare l'alchimia giusta. Un centro dominante come Jordan, un tiratore che sfiora il 50% come Reddick, un giocatore a tutto tondo come Griffin, il talento cristallino di Paul, forse il play più completo della lega, una panchina che può annoverare Crawford il sesto uomo dell'anno 2015 e 2016 e una quasi leggenda come Pierce, senza dimenticare l'allenatore Doc Rivers, già campione nel 2008 coi Celtics. Eppure ogni anni succede qualcosa d'imprevisto. Come il calo mentale impressionate del 2015, che di fatto regalò la finale di conference al Barba e a Houston; i due infortuni inverosimili contro Portland dello scorso anno di Paul e di Griffin. Per certi aspetti i Clippers assomigliano all'Inter prima di Calciopoli: una squadra che ogni anno avrebbe dovuto dominare, ma che poi dimostrava pecche imbarazzanti. Solo che l'Inter aveva un passato glorioso, i losangelini non hanno la vittoria neanche nel dna.

Che cosa ne sarà di questo gruppo così bello e così perdente? A Los Angeles vorrebbero rivoluzionare, non per fondare una squadra giovane, ma per creare subito una compagine vincete, che possa almeno superare i primi due turni di playoff. I giocatori più rappresentativi, Paul e Griffin, prossimi alla free agency, glissano, strizzando l'occhio a Boston e ai cugini dei Lakers, due mete senza dubbio più appetibili, almeno per blasone. Senza contare che anche Reddick sarà freeagent e per tenerlo sarà necessario sborsare almeno 15 milioni di dollari. Bisognerà aspettare per capire il futuro dei Clippers, quel pacchiano paio di scarpe marroni che non si potrebbe mai abbinare ad uno smoking chiamato Mondo. Parola del loro fan numero uno Billy Cristal.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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