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Storia del cinema: la preistoria

Cinema del
di Luca Amodio
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Storia del cinema: la preistoria

28 dicembre 1895, Grand Café sul Boulevard des Capucines: dinanzi a soli 33 spettatori il cinematografo fa la sua comparsa in pubblico. Louis Lumière da i natali alla settima arte. Un’invenzione mastodontica, eroica nonché il traguardo di secoli di innovazioni tecniche e scientifiche. Nell'epoca del “Precinema”- nella quale entro certi limiti verrà anticipato lo spettacolo che il cinema offrirà-sono tre sono i rami essenziali sui quali i fratelli francesi baseranno i loro studi.

Il primo, la proiezione di immagini su uno schermo, rappresenta, a suo volta, il risultato di  tre ambiti distinti: il teatro d’ombra, la lanterna magica e le fantasmagorie di Robertson. La prima, prassi nelle civiltà antiche soprattutto orientali, consiste nella proiezione di ombre e di figure su una parete bianca. Il teatro d’ombra, garantendo un’intensa drammaticità e una certa suspance, si diffonde capillarmente in tutta Europa, attirando un pubblico ben distinto rispetto quello teatrale. La lanterna magica, invece, consentirà di ottenere il movimento dell’immagine mediante la sovrapposizione di due pezzi di vetro azionati da una cordella. In seno a questo strumento, si vanno polarizzando, a cavallo tra Settecento e Seicento, le prime proiezioni di storie popolari di stampo religioso o, qualvolta, di cronaca o politica. Ciononostante la lanterna magica rimane una tecnica ancorata alla staticità e alla successione di immagini per stacco. A tal proposito, venne spodestata dal fantascopio che, seppur inizialmente relegato a scopi ludici per fanciulli, consentirà nuove forme espressive. Brevettato sul finire del Settecento, il dispositivo di Robertson rappresenterà il primo mezzo basato sulla successione di immagini parzialmente dinamiche nonché capace di ottenere suoni e rumori. Gli spettacoli, le fantasmagorie appunto, erano realizzati grazie ad una complessa attrezzatura, leve e carrucole, capace di far apparire e scomparire immagini creando effetti suggestivi. Tuttavia l’ideazione sopracitata, essendo strettamente vincolata dalla presenza di tecnici adibiti ad azionarla, non vedrà grandi margini di miglioramento.

In secondo luogo, le immagini in movimento, seppur partorite quale gioco di società, troveranno un settore di interesse nei primi decenni del XIX grazie all’invenzione del fenachistoscopio. L’arnese permetterà infatti la veloce successione di immagini statiche, cioè, la divisione del movimento in fasi primarie. Nei fatti, ruotando lo strumento, costituito da un cerchio rotante ivi sono disegnate le figure nelle loro distinte fasi, è possibile vedere il soggetto muoversi mediante apposite finestrelle. A metà secolo, ripercorrendo la via solcata dal fenachistoscopio, Raynaud inventa il prassinoscopio, una versione ottimizzata rispetto la precedente, che permetterà la realizzazione di autentiche storie grazie alla sua capienza di centinaia di unità. L’incarico, conferitogli dal Musée Grévin di Parigi, di organizzare spettacoli ordinari permetterà a Reynaud di dare luce a cinque pantomime passando quindi allo spettacolo popolare di massa. Seppur fondamentale, l’innovazione del francese implica grandi difficoltà tecniche: le pellicole si deteriorano con il tempo e le immagini necessitano di essere pazientemente disegnate una per una sulla pellicola. A causa di queste complicazioni si arriva al tramonto della leggendaria idea di Raynaud che, tuttavia, sarà l’unico autentico poeta antecedente al cinematografo.

Infine, contemporaneamente alle ricerche menzionate, si svolgono importanti studi sulla registrazione fotografica. Il prologo dell’epopea inizia nel primo Ottocento quando si ottiene la prima immagine impressa su una lastra sensibile alla luce. Successivamente, grazie all’analisi scientifica volta ad indagare sulla locomozione animale, la fotografia si svilupperà vistosamente. A fine del secolo sarà infatti possibile riprendere fino a docici immagini al secondo e fissare le diverse fasi del movimento di un soggetto su sfondo nero. I risultati sono notevoli ma le invenzioni rimangono circoscritte entro le pareti del laboratorio di fisica. Thomas Edison, fiutando il potenziale business che si cela nella riproduzione del movimento nell’ambito dello spettacolo, decide di intraprendere anche questa via imprenditoriale. Incarica quindi William Dickson, fotografo ufficiale della compagnia Edison, di mettere a punto, basandosi sul  proprio progetto, un’attrezzatura volta sia alla ripresa su pellicola della realtà in movimento, sia la sua presentazione al pubblico.Dickson non delude le aspettative. L’inglese riesce ad eseguire microspettacoli che il pubblico guarda, individualmente, attraverso un oculare posto sulla grossa scatola che conteneva la pellicola. L’invenzione, tra l’entusiasmo generale del pubblico, si diffonde velocemente in Europa ed America. Per la prima volta, viene riprodotta la “verità”: non si parla più di figure disegnate bensì uomini e donne in “carne ed ossa”.

Il teorema di Dickson pare vincente: inizia l’ingaggio degli artisti di fama e nasce il "Black Maria", il primo studio cinematografico. Tuttavia il successo definitivo rimane un'utopia, manca un ingrediente inderogabile: il pubblico. Non sfruttando la possibilità di trasformare la visione binoculare in una visione schermica, ergo per numerosi spettatori, le capacità espressive dello strumento si esauriranno in breve tempo. Intanto in Europa inizia la corsa verso la soluzione perfetta anche se, come anticipato, il podio vedrà solo un nome, anzi un cognome: Lumiere.